Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 20 Sabato calendario

Opposizione, vicinanza e distinguo

Solidarietà sì ma con sfumature, eccezioni e diversi pubblici rimproveri che venano il sostegno alla destinataria del dileggio. I leader dell’opposizione, tutti, da Carlo Calenda, che invia il messaggio più netto, fino a Roberto Vannacci, che lo declina in senso patriottico – «Non si deride l’Italia» —, passando per Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che non risparmiano alla premier l’immancabile richiesta di dimissioni, si sollevano contro l’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni. «Il governo dell’Italia si rispetta» il fil rouge dei commenti. Cui seguono molti «però...».
La segretaria del Pd Elly Schlein, che peraltro dice la sua solo 8 ore dopo l’intemerata del presidente americano trasmessa da L’aria che tira su La7, lo pronuncia così. «Gli attacchi di Trump alla presidente Meloni sono inaccettabili e da respingere con forza, non accettiamo insulti rivolti al governo del nostro Paese e difendiamo le istituzioni italiane. Ci aspettiamo però che cominci a farlo di più la destra di questo Paese e capisca quanto è stato sbagliato l’atteggiamento remissivo nei confronti di Trump: non ha portato risultati e ha danneggiato l’interesse nazionale». Tratto ruvido, con Meloni, anche dai riformisti dem Graziano Delrio e Filippo Sensi: «Il ponte con gli Usa millantato dalla destra non esiste». Si distingue Andrea Orlando: «Chi schiaffeggia i nostri rappresentanti schiaffeggia l’Italia, non possiamo lasciarlo fare».
Molto più rapido di Schlein è Giuseppe Conte che sul tema del giorno interviene meno di un’ora dopo la messa in onda delle parole di Trump. Solidale sì, ma con ampia riserva. «Meloni prende schiaffi da Trump dopo avergli concesso di tutto. Dobbiamo essere uniti nel respingere attacchi del genere, tanto più da un alleato, ma se tu rincorri Trump, lo assecondi e lo proponi come Nobel per la pace, il risultato è questo». Poi il presidente del M5S ripropone il parallelo con sé stesso, di quando cioè sedeva a Palazzo Chigi, per mostrare a Meloni dove avrebbe sbagliato. «Ai vertici internazionali non ho mai cercato di richiamare l’attenzione di Trump facendo le faccette, come Meloni. Se ti umilia, ignorandoti, fai l’hombre vertical, come Sánchez». Usa un registro simile l’altro ex premier dell’opposizione, Matteo Renzi. Che più che solidarizzare, indirizza a Meloni un sarcastico «Ben svegliata». Scrive sui social il leader di Italia viva: «Le frasi di Trump sono orripilanti. Finalmente se n’è accorta anche la premier. Allearsi con quella gente significa essere contro l’Italia. Basta ponti con Trump, basta cappellini Maga. Facciamoci rispettare». Spostano ancora più in là il punto di arrivo della solidarietà con riserva, i co-leader di Avs. «Verrebbe voglia di esprimerle solidarietà di fronte ad attacchi volgari e arroganti – concede Fratoianni – se non fossero il risultato della subalternità di Meloni a Trump». Per Bonelli, dall’incidente è la premier a dover trarre estreme conseguenze: «Salvaguardi la dignità degli italiani facendosi da parte». Sfumatura più tenue quella di Riccardo Magi di +Europa: «Trump fa il bullo, ma Meloni faccia mea culpa». Con la premier resta schierato saldamente Calenda, l’unico che accoglie la smentita «impeccabile» di Meloni: «Trump è un mentitore seriale, un bullo da operetta. Non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché».