Corriere della Sera, 20 giugno 2026
Trump e Meloni, è scontro: «Mi implorava». «Inventa»
Lo scontro totale scoppia tra Washington e Bruxelles alle 11.08 italiane. Quando le agenzie di stampa battono le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump rilasciate a L’aria che tira su La7: «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato, non ero obbligato a parlarle. Mi ha implorato di fare una foto con lei, la voleva così tanto. Avrei anche potuto non farla, ma alla fine mi ha fatto pena». Il tycoon si riferisce alle immagini diffuse al termine del G7, che si è concluso mercoledì a Évian-les-Bains. Trump vuole parlare di Meloni. Ed è lui a introdurre l’argomento con il giornalista.
La premier si trova al Consiglio europeo a Bruxelles. Con un giro di chat e telefonate decide di contrattaccare. Il primo a uscire, dopo aver coordinato i big del partito e del governo, è Giovambattista Fazzolari. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dice che questi «deliri sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei: Trump sta rovinando i rapporti con la Ue e indebolendo gli Usa». Dopo un’ora e otto minuti ecco la risposta della premier con un video di trenta secondi sui social, girato in una stanza dell’Europe Building dove è riunita con i capi di Stato e di governo. Premessa: «Certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate. Sono francamente allibita». Poi la presidente del Consiglio affonda: «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporta così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente». Conclude Meloni: «Una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai».
Il governo è in trincea e pronto a reagire. Alle 12.26 Antonio Tajani annuncia su X che ha deciso di annullare la visita a Miami. Il vicepremier avrebbe dovuto partecipare da domani al Business forum Usa-Italia con il segretario di Stato Marco Rubio. Ma «le gravi e offensive parole del presidente Trump nei confronti della premier offendono tutta l’Italia». Anche la missione negli Usa del presidente della Lombardia, Attilio Fontana, è annullata. Intanto si scatena la batteria di dichiarazioni. Nel mirino c’è l’inquilino della Casa Bianca. Il ministro della Difesa Guido Crosetto parla di «caduta di stile». Quello della Cultura Alessandro Giuli dice che «nessuno può pensare di offendere impunemente l’Italia». Tommaso Foti, titolare degli Affari europei: «Nessuno fa piegare la testa all’Italia di Meloni». «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi», scrive l’altro vicepremier Matteo Salvini.
Alle 13.46 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella telefona a Giorgia Meloni per esprimerle solidarietà e sostegno. Le agenzie si riempiono di dichiarazioni. È la notizia del giorno. A Bruxelles, durante i lavori del Consiglio, in molti manifestano vicinanza alla leader italiana. C’è chi le propone – come la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e la prima ministra della Danimarca Mette Frederiksen, da mesi in tensione con Trump per la Groenlandia – di scattarsi un «selfie solidale» per mandare un messaggio politico di unità oltreoceano. Molti colleghi si avvicinano a Meloni per chiederle notizie, aprono le braccia, scuotono la testa. In conferenza stampa il premier spagnolo Pedro Sánchez commenta: «Questo attacco non è politico né personale. In realtà non so nemmeno come definirlo». E il presidente francese Emmanuel Macron: «Sono rimasto sorpreso dall’attacco di Trump a Meloni, ne parlerò con lei».
Poco prima delle 16 la premier lascia Bruxelles per tornare a Roma. E il presidente Usa torna ad attaccarla: «Era una grande fan», dice alla Nbc. «Ma non la voglio come fan perché non c’era, così come il gruppo Nato, quando si è trattato dello Stretto di Hormuz». Per il New York Post «Meloni asfalta Trump». In generale i media internazionali parlano di «dramma transatlantico». In vista del 2 luglio, quando si celebra la festa dell’Indipendenza a Villa Taverna, il governo è orientato a non partecipare all’evento dell’ambasciata.