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 2026  giugno 19 Venerdì calendario

Autonomia, muro opposizioni «Il governo aggira la Consulta e spacca la Protezione civile»

«Smembrano la Protezione civile e indeboliscono la sanità pubblica per un baratto interno alla maggioranza». Il grido di battaglia parte dai capigruppo d’opposizione in Senato. Sul piede di guerra contro la «forzatura» in corso in commissione affari costituzionali, dove si stanno esaminando le pre-intese approvate dal governo per concedere l’autonomia differenziata alle quattro regioni ordinarie del Nord che ne hanno fatto richiesta: Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto (tutte a guida centrodestra). È la riforma cara alla Lega e in particolare al ministro degli Affari regionali Calderoli. E il centrosinistra non ha dubbi: vogliono portare a dama le intese e di corsa per un patto di potere tutto interno alla maggioranza. Il Carroccio, in calo nei sondaggi e preoccupato per l’ascesa di Vannacci, ha bisogno di sventolare la bandiera dell’autonomia in vista della prossima campagna elettorale, attaccano da Pd, M5S, Avs e Iv. «Per Calderoli è diventata la battaglia della vita», raccontano. E i meloniani affondano i capigruppo di centrosinistra lasciano fare, temendo ritorsioni sul fronte della legge elettorale.
Ieri la goccia che ha fatto traboccare il vaso e imbufalire i progressisti: il no del governo alla richiesta delle opposizioni di convocare in audizione i ministri Schillaci e Musumeci per chiarire gli effetti che i maggiori margini di manovra delle quattro regioni potrebbero avere su sanità e protezione civile. «Scelta grave e inaccettabile», sferzano Francesco Boccia, Luca Pirondini, Peppe De Cristofaro e Raffaella Paita, che nei giorni scorsi avevano anche vergato una lettera di protesta spedita al presidente del Senato Ignazio La Russa. «Siamo di fronte a un disegno che rischia di smantellare pezzi fondamentali della funzione unitaria dello Stato, di indebolire il Servizio sanitario nazionale e frammentare la protezione civile». Oltre ad «aggirare» la sentenza della Consulta, che aveva piantato diversi paletti stabilendo che il decentramento dovesse riguardare funzioni specifiche (e non intere materie) e che andasse adeguatamente motivato. Così non è stato. E poi «perché solo quattro regioni?», chiede il centrosinistra. «Se davvero queste misure producessero benefici per i cittadini, perché non dovrebbero valere per tutte quante?».
Polemiche che da FdI provano a smontare. Sulle intese, ribatte il meloniano Andrea De Priamo, è stato già svolto «un ampio ciclo di audizioni, compresa la ragioneria e l’Upb come chiesto dalle opposizioni». Mentre la richiesta di ascoltare anche i due ministri è «strumentale», poiché «la posizione del governo, approvata da tutto il cdm, è quella illustrata dal ministro Calderoli che è competente per la materia». Risposta che però non basta alle opposizioni: «Devono venire Schillaci e Musumeci incalzano a spiegarci cosa succede alla sanità se smontano il Fondo nazionale solo per garantire competenze nuove a un pugno di regioni di centrodestra».