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 2026  giugno 19 Venerdì calendario

Nuovo scontro sul bilancio Ue: rigoristi e contributori netti contro gli “Amici della coesione”

Il fronte della “coesione” serra i ranghi, quello dei Paesi frugali si irrigidisce. Al Consiglio europeo di Bruxelles ha preso forma lo scontro politico sul bilancio Ue 2028-2034: da una parte Italia, Spagna e altri quindici Paesi difendono fondi regionali e per l’agricoltura, dall’altra i rigoristi chiedono che il budget sia più piccolo possibile, respingono senza appello nuovo debito comune e spingono per destinare più risorse a nuove priorità come difesa e competitività. Nelle conclusioni finali i leader auspicano di ricomporre il puzzle entro il 2026, ma la strada è in salita e anche all’interno dei due blocchi non mancano le divisioni. Se Giorgia Meloni e Pedro Sanchez guidano insieme il fronte degli “Amici della coesione”, i due leader si sono scontrati sul tema delle politiche migratorie.
La seconda giornata del vertice è stata dedicata in larga parte al primo confronto sulla proposta della Commissione europea per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, il bilancio settennale dell’Unione. La presidenza cipriota ha nel frattempo proposto un quadro da circa 1.947 miliardi di euro contro i quasi 2.000 miliardi indicati dalla Commissione che è stato cestinato sia dai frugali che puntano a tagli più netti, sia dal fronte che chiede che le nuove esigenze strategiche non vengano finanziate a scapito delle politiche tradizionali previste dai Trattati. Ora la palla passa all’Irlanda, la cui presidenza di turno inizia l’1 luglio: i 27 le hanno dato mandato di presentare entro ottobre una proposta sulle nuove risorse proprie, cioè le entrate che alimentano direttamente il bilancio comunitario, che andranno ad affiancare quelle già esistenti come i dazi doganali e una quota di Iva.
Per il premier spagnolo Sanchez il bilancio deve essere “molto più ambizioso” di quanto previsto dalla proposta lanciata dalla presidenza di turno cipriota e serve nuovo debito comune per finanziare i beni pubblici europei, non solo sicurezza e difesa ma anche politiche per far fronte al cambiamento climatico e alla transizione digitale. Con Madrid è schierata Roma insieme ad altri quindici Stati membri: Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia e Ungheria. I leader hanno ribadito la posizione comune già emersa nei mesi scorsi: il prossimo bilancio europeo deve consentire all’Unione di affrontare le nuove sfide strategiche senza penalizzare politica di coesione, Politica agricola comune e Politica comune della pesca. Che secondo il gruppo continuano a svolgere un ruolo centrale nel rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione, oltre che della sicurezza alimentare e della competitività.
Già nei giorni scorsi Meloni e Sanchez avevano concordato la necessità di una linea comune, condividendo la richiesta di finanziare le nuove priorità senza ridurre le risorse destinate alla coesione e all’agricoltura. In compenso nel corso del Consiglio europeo i due si sono scontrati sul tema delle migrazioni dopo un intervento della premier danese Mette Frederiksen a sostegno del nuovo regolamento europeo sui rimpatri, recentemente approvato dal Parlamento europeo.
Sul fronte opposto il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito “chiaramente troppo elevata” la proposta sul tavolo, sostenendo che “le cifre devono essere ridotte” e “possiamo spendere solo quanto abbiamo effettivamente a disposizione”. Tradotto; Berlino continuerà a opporsi a nuovi prestiti dell’Unione. Pur riconoscendo che i Paesi contrari al debito comune non rappresentano una maggioranza, il cancelliere ha ricordato che sul bilancio pluriennale serve comunque l’unanimità dei Ventisette. Sulla stessa linea il premier olandese Rob Jetten. Per il capo del governo dell’Aia il futuro dell’Europa non può essere costruito con “il bilancio degli anni Novanta”. Secondo Jetten il prossimo quadro finanziario dovrà essere modellato attorno alle nuove esigenze di sicurezza e competitività, concentrando le risorse sulle priorità strategiche piuttosto che sulla conservazione degli attuali equilibri di spesa.