il Fatto Quotidiano, 19 giugno 2026
Tiger, protesta dei lavoratori: “Precarietà e paghe basse”
Tiger è una catena di negozi in cui si trova un po’ di tutto: oggetti simpatici, non proprio indispensabili. Tra queste cianfrusaglie, però, sembrano mancare i diritti dei lavoratori, dicono alcuni addetti dei punti vendita del marchio danese. Varie testimonianze, raccolte dal collettivo “Tigri di Tiger”, parlano di un ricorso sistematico a contratti precari, a chiamata, part time imposti, e un’organizzazione con continui cambi turno a strettissimo preavviso. Il monte ore troppo basso non permette uno stipendio sufficiente e l’estrema flessibilità a favore dell’azienda rende impossibile conciliare il lavoro con un secondo impiego o con le esigenze personali, specialmente per le madri. Ecco perché “Tigri di Tiger” ritiene incoerente il sostegno che l’azienda offre a iniziative sull’inclusività, come il Pride; negli scorsi anni Tiger ha supportato il carro del Gay Center. Il gruppo di lavoratori mobilitati parla di rainbow washing, una trovata pubblicitaria per apparire inclusivi e nascondere i lati oscuri legati al trattamento dei lavoratori. Per il Pride 2026, in programma domani a Roma, non ci sarà la collaborazione tra Gay Center e Tiger, già saltata per altri motivi organizzativi. L’associazione ha chiesto spiegazioni e Tiger ha risposto che non ci sono azioni sindacali formali. In realtà, spiega Angelo Junior Avelli, rsa Filcams Cgil, “dopo un anno di tentativi, abbiamo deciso di procedere con una diffida sulle pulizie (mansione che i commessi sono costretti a svolgere, ndr), mentre sul mancato collocamento orario e sul part time involontario stiamo per depositare una vertenza pilota”. Il Gay Center attende di chiarire la situazione per tornare a collaborare con la catena. Il Fatto ha chiesto a Tiger una dichiarazione, senza ricevere risposta. Tigri di Tiger spiega anche che la catena offre ai lavoratori alcune sedute di psicoterapia gratuite presso la piattaforma online UnoBravo. Per gli addetti, è un’implicita ammissione del rischio di disagi psicologici che si corre lavorando con quei ritmi.