repubblica.it, 19 giugno 2026
Giappone, la sindaca va in maternità e diventa un’icona
Quando la sindaca di Yawata Shoko Kawata ha annunciato che avrebbe usufruito del congedo di maternità, sapeva che la notizia avrebbe acceso il dibattito in Giappone. Non immaginava però che avrebbe scatenato una simile ondata di critiche e polemiche. Kawata non ha fatto marcia indietro e, determinata a dimostrare che maternità e incarichi pubblici non sono incompatibili, è diventata la prima sindaca nella storia del Paese a prendersi una pausa per la nascita di un figlio.
“In Giappone è ancora molto radicata l’idea che le persone debbano sacrificare la vita privata per dedicarsi alla carriera”, ha spiegato ai media locali. “Voglio contribuire a costruire una società in cui le donne non siano costrette a scegliere tra lavoro e famiglia”. Non è la prima volta che il suo nome conquista le prime pagine dei giornali. Tre anni fa, a soli 33 anni, Kawata è diventata la più giovane sindaca eletta del Giappone, assumendo la guida della città nella prefettura di Kyoto. E anche questa volta la sua scelta ha monopolizzato il dibattito pubblico, tra articoli di giornale, sondaggi e accese discussioni sui social.
“Nel Giappone di oggi, il congedo di maternità di un sindaco non dovrebbe essere una cosa insolita”, ha scritto il quotidiano nazionale Mainichi in un editoriale a sostegno della sindaca. Eppure, nonostante il Paese sia alle prese da anni con una profonda crisi demografica, non esiste ancora un quadro normativo che garantisca il congedo di maternità agli amministratori eletti. La legislazione tutela i dipendenti pubblici, ma non i funzionari scelti classificati come “lavoratori di servizi speciali”.
Kawata, la prima a muoversi in questo vuoto normativo, sta definendo un piano che segua comunque gli standard nazionali: prenderà un congedo di 16 settimane, otto prima e otto dopo il parto, delegando le funzioni operative a un vice. Continuerà comunque a monitorare la posta elettronica e a mantenere contatti regolari con l’amministrazione comunale mentre si occuperà del neonato. Per molti, però, il progetto equivale a un abbandono delle proprie responsabilità e a uno spreco di denaro pubblico. “Si dimetta” e “Non sta forse rinunciando ai suoi doveri?” sono alcuni dei commenti comparsi sui social.
Molti altri cittadini, sottolinea la sindaca, le hanno invece espresso sostegno, incoraggiandola a portare avanti la sua decisione. Nel difenderla, il Mainichi ha ricordato come l’assenza di modelli simili rischi di scoraggiare le donne nei ruoli di leadership. “Se le donne sono costrette a scegliere tra maternità e responsabilità professionali, il loro accesso alle posizioni di vertice ne risente inevitabilmente”, scrive il quotidiano, citando tra gli esempi internazionali l’ex premier neozelandese Jacinda Ardern, che durante il suo mandato ha usufruito di sei settimane di congedo di maternità durante il suo mandato.
Secondo Kawata, il cambiamento procede lentamente perché molti luoghi di lavoro e le stesse istituzioni pubbliche continuano a essere modellati sulle esigenze degli uomini. Secondo i dati di Ipu Parline, database pubblico che tiene traccia dei parlamenti nazionali, le donne occupano meno del 15% dei seggi nella Camera dei rappresentanti giapponese. Mentre partecipa alla forza lavoro circa il 56% delle donne, contro il 72% degli uomini, si legge nei dati della Banca mondiale.
“Credo che molte donne faticano a conciliare il peso fisico della gravidanza e del parto con la continuità della propria carriera”, spiega la sindaca. “Il tasso di natalità estremamente basso e l’invecchiamento della popolazione gettano un’ombra oscura sulla vita dei cittadini: una delle chiavi di svolta risiede nelle scelte della generazione che si prende cura dei figli”. Il Giappone si trova ad affrontare una delle più gravi crisi demografiche della sua storia. Nel 2025 nel Paese sono nati 671.236 bambini, il dato più basso mai registrato e il decimo anno consecutivo di calo delle nascite. Gli esperti attribuiscono il fenomeno non solo all’aumento del costo della vita, ma anche alla cultura del superlavoro e alla persistente disparità di genere.
“Siamo ancora davanti a una scelta impossibile”, osserva Kawata. “Se vogliamo avere un figlio, dobbiamo rinunciare alla carriera; se vogliamo fare carriera, dobbiamo rinunciare ad avere figli. Non dovrebbe essere così”. La sindaca di Yawata spera che il suo sia solo un primo passo per costruire un sistema che renda finalmente compatibili maternità, lavoro e partecipazione alla vita pubblica.