repubblica.it, 19 giugno 2026
Inghilterra, Burnham stravince a Makerfield e sfida Starmer
Ora sono guai per il primo ministro Keir Starmer. Perché il sindaco di Manchester, Andy Burnham, ha stravinto l’elezione suppletiva di Makerfield, nel nord-ovest inglese, ottenuto un seggio a Westminster e così potrà lanciare la sfida finale al leader per spodestarlo da Downing Street e diventare premier, oltre che leader del partito laburista. Un assalto cui sarà molto complicato resistere per Starmer. Burnham ha vinto a Makerfield con il 54,8% dei voti (24.927 preferenze in totale), battendo nettamente Rob Kenyon, un idraulico locale, candidato per Reform UK – il partito di Nigel Farage – fermatosi a 15.696 voti, ossia al 34,5%.
Non solo. La candidata del partito di estrema destra Restore Britain – una formazione ancora più radicale di Reform fondata dal fuoriuscito Rupert Lowe – non è andata oltre il 6,84% (3.111 voti). Ciò vuole dire che Burnham ha preso decisamente più voti di Reform e Restore messi insieme, con una maggioranza complessiva di oltre 9mila voti sul secondo, fornendo dunque un argomento decisivo alla sua campagna elettorale, sin dall’inizio: ossia di essere la persona giusta per diventare primo ministro, guidare il Labour alle prossime elezioni e battere Farage. Non solo a Makerfield, una circoscrizione al 97% di bianchi dove circa il 70% votò Brexit al referendum nel 2016, ma anche a livello nazionale, tenendolo così lontano da Downing Street.
“Questa potrebbe essere davvero una svolta, ora vado a farmi una pinta”, ha detto Burnham, in un breve discorso post vittoria con la moglie Marie-France Van Heel e la figlia Rosie, “non avremo una seconda occasione per portare il cambiamento che davvero serve a questo Paese. Ma il risultato di questa sera ci offre l’occasione di costruire una nuova politica fondata sull’unità e sulla speranza, allontanandoci dalla strada che conduce a una politica divisiva e cupa, come quella che vediamo negli Stati Uniti”.
"Dobbiamo ora imboccare questo percorso, riportare il Paese sulla giusta strada, riunire le persone e far tornare a funzionare le cose come dovrebbero”, continua Burnham, “questo risultato contribuirà a costruire un Paese che funzioni in modo equo per tutti e in ogni territorio. Le persone qui hanno votato per il cambiamento. Hanno votato per dare più potere al Nord e a tutte quelle comunità che Westminster ha dimenticato. Hanno votato per la speranza. Adesso restituiamola loro”.
Da domani, dunque, Burnham avrà un seggio a Westminster, condizione necessaria per lanciare la sfida a Starmer. Il quale a questo punto traballa sempre di più, visto il successo indiscutibile del “re del Nord”, come viene soprannominato il dimissionario sindaco di Manchester, 56 anni. Burnham cercherà di convincere Sir Keir, a picco nei sondaggi, a dimettersi o perlomeno a delineare una tabella di marcia per il passaggio di testimone, visto che l’ex sindaco ha un grande seguito soprattutto tra i parlamentari di sinistra del Labour e quelli delle circoscrizioni ex operaie e bianche del Nord, il cosiddetto “red Wall” (“muro rosso”). Il risultato di Burnham di oggi ha ancora più valore se si pensa che a Makerfield, alle elezioni amministrative di qualche settimana fa, Farage e Reform avevano ottenuto il 51% dei voti totali, contro il 24% del Labour.
Cosa farà ora Starmer? Lui sinora ha detto ai suoi, e anche pubblicamente, di non voler mollare, di avere un chiaro mandato dopo il trionfo alle elezioni di nemmeno due anni fa e che se Burnham vuole davvero detronizzarlo, allora dovrà sfidarlo ufficialmente, innescando una battaglia interna e le primarie del Labour. Ma la netta affermazione del Re del Nord (citazione storpiata da Game of Thrones) potrebbe convincere anche ministri pesanti del premier a chiedergli di fare un passo indietro ed evitare un’inutile lotta fratricida nel partito. Per quello che sarebbe il quinto primo ministro negli ultimi quattro anni in una Gran Bretagna che dopo la Brexit è per molti “sempre più ingovernabile” ed esempio di enorme instabilità politica.