la Repubblica, 19 giugno 2026
Hegseth striglia la Nato: “Europei scrocconi”
Le guerre fanno litigare i Paesi occidentali, dentro la Nato e tra i membri dell’Ue. Nell’Alleanza Atlantica per le parole pronunciate dal segretario Usa alla Difesa, Pete Hegseth, e nell’Unione per l’iniziativa di dialogo con Mosca assunta dal presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa. I due scenari si sono svolti entrambi e quasi in contemporanea a Bruxelles, nel Quartier Generale dell’Organizzazione militare e nella sede del Consiglio europeo dove ieri sera si sono riuniti i 27 leader.
Tutto ha preso il via la mattina. Il trumpiano Hegseth è stato durissimo con gli alleati definiti «opportunisti» e «scrocconi». Il motivo è sempre lo stesso: ancora non è stato raggiunto l’obiettivo di spesa per la difesa del 5 per cento. «Alcune delle maggiori economie della Nato, i Paesi più ricchi, alleati che sono più felici di parlare di un ordine internazionale basato sulle regole, e potenze di medio livello – è stato l’affondo di Hegseth – sembrano ancora pensare che sia l’era dell’opportunismo. Questo non è ragionevole e non è più accettabile». Da questa premessa è passato alle vie di fatto confermando la riduzione della presenza statunitense nel Vecchio Continente: «Annuncio oggi una revisione della durata di 6 mesi, che esaminerà la disposizione delle forze americane e le basi in Europa. Chiamiamola revisione Nato 3.0». Sostanzialmente a fine anno si saprà la dimensione del “taglio” e su quali forze inciderà. Ci potrebbe essere anche una parziale riallocazione, probabilmente in Polonia e nella base di Sigonella, quella che non è stata concessa agli States per gli attacchi all’Iran. E infatti proprio su questo punto è arrivata la stilettata finale, rivolta anche all’Italia: «È stata una vergogna» non aver autorizzato l’uso delle basi americane per la guerra contro Teheran. «Questi alleati hanno messo a rischio i figli e le figlie d’America». A quel punto il vertice dei ministri della difesa della Nato ha cambiato verso, il tono di tutti gli interventi è diventato tesissimo. Uno scontro in piena regola. In particolare Germania e Italia hanno replicato sul punto. Tanto che il commento circolato nella sede dell’Alleanza è stato: «È un disco rotto». «È difficile e pericoloso per la sicurezza del territorio Nato in Europa – ha avvertito il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius – se delle capacità vengono ritirate molto rapidamente senza che sia chiaro quando potranno essere compensate».
Nel pomeriggio la lite si è spostata in un altro Palazzo, l’Europa Building. Dove si è riunito il Consiglio europeo con il presidente ucraino Zelensky. Inevitabile discutere dell’ultimo inasprimento degli ultimi attacchi a Kiev e a Mosca. Ma l’indice è rivolto in maniera più o meno esplicita contro il presidente del Consiglio europeo Costa. La sua iniziativa di aprire un canale di comunicazione con il Cremlino non è piaciuta a diversi Paesi e in particolare ai cosiddetti “E3”: Francia, Germania e Gran Bretagna. Questi tre Paesi, infatti, si erano proposti come gruppo di testa nel confronto con Mosca e non hanno per niente gradito il”sorpasso” di Costa. Tanto che durante la comunicazione data dal suo capo di gabinetto ai 27 Rappresentanti permanenti, è stata confermato l’irritazione e la sorpresa. Esplicitata dai paesi “amici” di Berlino come la Danimarca e l’Olanda. E in parte dalla Svezia che non considera maturo il tempo di trattare con Putin. Pur nella sorpresa altri partner, come l’Italia e la Polonia, hanno invece accettato la mossa con l’obiettivo opposto: non concedere al solo “E3” il mandato di discutere con la Russia.