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 2026  giugno 19 Venerdì calendario

Morte per annegamento: 600 casi negli ultimi due anni.

Nel biennio 2024-2025, in Italia, si sono registrati oltre 600 annegamenti, prevalentemente tra gli uomini e distribuiti quasi equamente tra mare e acque interne. Nel 23% dei casi si trattava di bambini e giovani fino a 24 anni. Sono questi i dati che emergono dalla relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo gli esperti, si tratta di numeri ancora molto elevati ma in larga misura evitabili.
Come ridurre i casi 
«Gli annegamenti rappresentano eventi che possono essere drasticamente ridotti attraverso la prevenzione, l’educazione e una maggiore consapevolezza dei rischi legati all’acqua, fino a ricondurre il fenomeno a pochi casi realmente accidentali – spiega Fulvio Ferrara, direttore Area comunicazione, gestione e accesso ai dati e coordinatore dell’Osservatorio nazionale prevenzione annegamenti, organo tecnico del ministero della Salute -. L’esperienza maturata negli ultimi anni dimostra che intervenire è possibile. In alcuni Paesi, l’introduzione di normative specifiche, misure tecniche di sicurezza, attività educative e campagne di sensibilizzazione nel caso delle piscine frequentate dai bambini, ha consentito di ridurre gli incidenti a poche unità all’anno. Questo conferma che è possibile agire in modo significativo sull’incidentalità».
Anche pochi centimentri possono essere fatali
Il tema assume una rilevanza ancora maggiore quando riguarda i più piccoli. «Nella fascia d’età compresa tra 0 e 4 anni l’incidenza continua a essere alta. Il bambino non ha ancora una reale percezione del pericolo rappresentato dall’acqua e non possiede le competenze necessarie per reagire in caso di caduta. Se finisce in acqua a faccia in avanti, spesso non ha l’istinto di appoggiare le mani per rialzarsi o riportare il volto fuori dall’acqua. Anche pochi centimetri possono essere sufficienti a provocare conseguenze fatali: una piccola piscina domestica, una piscinetta sul terrazzo o qualsiasi specchio d’acqua possono trasformarsi in un rischio mortale» prosegue Ferrara.
Bambini a distanza di braccio
I bambini devono essere sempre sorvegliati quando si trovano vicino all’acqua. «La supervisione deve essere costante e a distanza di braccio, perché bastano pochi istanti perché il bambino ingerisca acqua e non riesca più a reagire correttamente – sottolinea l’esperto -. Spesso, pur spaventandosi, continua a respirare sott’acqua e la situazione può precipitare molto rapidamente. È quindi fondamentale favorire fin da piccoli l’acquaticità, cioè la familiarità con l’ambiente acquatico, affinché imparino a muoversi in acqua, a girarsi immediatamente sulla schiena in caso di caduta e a proteggere le vie respiratorie. La diffusione della cultura dell’acqua rappresenta uno degli obiettivi principali dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute».
Organizzare la sorveglianza 
Un ruolo centrale nella prevenzione spetta alle famiglie. I genitori devono mantenere sempre alta l’attenzione quando i bambini sono in acqua o nelle sue vicinanze. «La presenza di un bagnino, anche in una piscina pubblica, non può sostituire la sorveglianza diretta degli adulti, perché non è detto che un intervento possa avvenire in tempo utile – evidenzia Ferrara -. La responsabilità della vigilanza resta quindi di chi accompagna il bambino. Quando sono presenti più famiglie, può essere utile organizzare una sorveglianza a turno, individuando ogni volta un adulto incaricato di controllare i bambini senza distrazioni. Questa attenzione è indispensabile in ogni contesto: al mare, nelle piscine pubbliche, nelle piscine private e anche nelle piccole piscine domestiche. L’acqua, infatti, non è un elemento sicuro per i bambini e richiede sempre una vigilanza attiva e continua».
I consigli dell’Istituto Superiore di Sanità per i genitori
Ogni anno in Italia muoiono in media 16 bambini da 0 a 14 anni per annegamento. Ecco perché al mare o in prossimità di un qualsiasi corpo idrico, non bisogna mai lasciare i bambini senza il costante controllo. Neanche per una telefonata, un caffè, una breve chiacchierata. Chi dispone di una piscina domestica o condominiale dovrebbe farla recintare in modo che i bambini non possano accedere senza essere accompagnati. Nei Paesi dove questo avviene la mortalità dei bambini è stata praticamente azzerata. È bene che i bambini imparino presto a nuotare e acquisire acquaticità, cioè mantenersi a galla, respirare, orientarsi e gestire la fatica.
Un focus sui ragazzi
I ragazzi e gli adulti non devono fare il bagno quando è issata la bandiera rossa o comunque se il mare è mosso per non mettere a repentaglio la propria vita e quella degli eventuali soccorritori. L’80% degli annegamenti riguarda i maschi: 106 maschi contro 17 femmine di età compresa tra 15 e 60 anni. Questi annegamenti sono spesso associati a comportamenti spavaldi e sottovalutazione del pericolo. Mai assumere alcol e sostanze stupefacenti perché alterano equilibrio, riflessi e giudizio, aumentando enormemente il rischio. Se ci si trova in difficoltà in mare perché spinti al largo da una corrente di ritorno, bisogna nuotare lateralmente per uscirne, mai contro e segnalare la propria presenza laddove possibile. Infine mai tuffarsi senza prima conoscere il fondale, la profondità o la presenza di sporgenze. In ogni caso, i primi tuffi vanno effettuati di piedi, mai di testa. Sono tanti gli incidenti gravi dovuti ai tuffi che vanno da esiti fatali a danni non recuperabili alla colonna vertebrale.