Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 19 Venerdì calendario

Il vintage (anche di lusso) cresce più della moda tradizionale

Non è più soltanto una scelta dettata dal risparmio. Il vintage e la moda di seconda mano stanno diventando uno dei motori principali dell’industria fashion globale, al punto da crescere a ritmi nettamente superiori rispetto al mercato tradizionale del nuovo. Un cambiamento profondo nei consumi che sta spingendo i grandi marchi del lusso a ripensare strategie, modelli di business e rapporto con i clienti.
Il rapporto
Secondo un report realizzato da Boston Consulting Group e Vestiaire Collective, il mercato mondiale della moda e del lusso di seconda mano raggiungerà un valore di 360 miliardi di dollari entro il 2030, crescendo a un ritmo annuo del 10%, circa tre volte più velocemente rispetto al mercato del nuovo. Stime ancora più ottimistiche arrivano da ThredUp e GlobalData, che prevedono un giro d’affari globale di 393 miliardi di dollari entro la fine del decennio, pari a circa il 10% della spesa mondiale per l’abbigliamento.
L’usato non è più un ripiego
L’usato non è più percepito come un ripiego. Per milioni di consumatori rappresenta ormai una modalità stabile di costruzione del proprio guardaroba. Tra gli utenti di Vestiaire Collective, gli acquisti di seconda mano pesano già per il 28% degli articoli posseduti, quota che sale al 30% per l’abbigliamento e addirittura al 40% per le borse.
La convenienza
La convenienza economica resta il principale fattore di attrazione: quasi otto consumatori su dieci dichiarano di scegliere il second hand per risparmiare. Ma non è l’unica motivazione. Più della metà degli acquirenti apprezza la varietà e l’unicità dei prodotti disponibili, mentre quasi il 50% indica come elemento decisivo il piacere della ricerca del pezzo raro o introvabile. Anche la sostenibilità gioca un ruolo crescente, con circa il 40% degli intervistati che considera l’impatto ambientale una ragione determinante per acquistare capi già utilizzati.
La spinta della Generazione Z
A trainare il fenomeno sono soprattutto i più giovani. Generazione Z e Millennials saranno responsabili di oltre il 70% della crescita del mercato entro il 2030. Per i consumatori della Gen Z la rivendita è ormai un canale privilegiato per scoprire nuovi marchi e tendenze. Nei loro armadi gli articoli di seconda mano rappresentano già quasi un terzo del totale, mentre nel comparto delle borse la quota raggiunge livelli ancora più elevati.
La rivoluzione dei social network
La rivoluzione passa sempre più dai social network. Se fino a pochi anni fa il vintage si cercava prevalentemente nei mercatini o sulle piattaforme specializzate, oggi quasi la metà degli acquirenti scopre prodotti usati attraverso creator, influencer e contenuti pubblicati sui social media. La ricerca del capo desiderato diventa così parte integrante dell’esperienza digitale. 
La storia
Una storia che inquadra bene questa tendenza è quella della stylist e collezionista di moda, Elisabetta Di Maso, che ha iniziato a raccogliere capi vintage di grandi firme diversi anni fa. La passione per la moda degli anni Novanta e dei primi Duemila – dalle creazioni di Galliano per Dior a Mugler, Jean Paul Gaultier e Roberto Cavalli – si è trasformata in una ricerca internazionale di pezzi rari. Oggi viaggia in tutto il mondo alla scoperta di abiti vintage iper-ricercati e organizza showroom e pop-up esclusivi tra New York, Miami, Parigi, Londra e Los Angeles, frequentati da celebrità e influencer. Tra le visitatrici più apprezzate figurano le influencer e icone della moda Camille Charrière, Karen Brit Chick e Tanya Ravichandran.
L’impatto dell’Ai
Ma anche la tecnologia sta cambiando il settore. L’intelligenza artificiale viene utilizzata per facilitare la determinazione dei prezzi, migliorare la ricerca dei prodotti e rafforzare i processi di autenticazione, uno degli aspetti più delicati soprattutto nel lusso. In prospettiva, un ruolo chiave sarà svolto dai passaporti digitali dei prodotti, strumenti che consentiranno di certificare autenticità, provenienza e caratteristiche di ogni articolo lungo tutto il suo ciclo di vita.
I marchi del second hand un canale strategico
Per i marchi del lusso, il second hand non è più un concorrente da osservare a distanza. Sempre più aziende lo considerano un canale strategico per intercettare nuovi clienti, rafforzare il valore dei propri prodotti nel tempo e inserirsi nell’economia circolare. La sfida dei prossimi anni non sarà tanto quella di creare domanda, già molto robusta, quanto quella di garantire un’offerta sufficiente di prodotti e rendere la vendita di articoli usati semplice e immediata quanto l’acquisto di un capo nuovo.