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 2026  giugno 18 Giovedì calendario

Fabio Volo parla della paternità

Lunga intervista, concessa al podcast “Respira” di Paolo Kessisoglu, per Fabio Bonetti, in arte Fabio Volo («Cosa direi al Bonetti adolescente? Pensava di subire delle ingiusizie paurose....»). Tra episodi già raccontati altrove, come la sua iniziale allergia ai libri che sono invece poi diventati il sale della sua vita («Non ho mai capito che la scrittura fosse il mio core business, per anni sognavo di notte di essere in classe a scuola, l’ho vissuta malissimo, per fortuna mi svegliavo e andavo a lavorare....») e l’incidente che lo “obbligò” a scrivere il suo primo volume di successo («Persi la ruota dietro della Vespa sulla statale tra Riccione e Rimini, il meccanico non me l’aveva montata molto bene: mi sono spaccato una gamba, stavo tutto il giorno in albergo e misi assieme i miei appunti sui quadernoni. Così nacque il primo libro, che piacque al mio agente»), il bresciano ha raccontato la sua vita ma soprattutto il rapporto con i figli, tema comune anche al comico che ha 4 figlie femmine mentre Volo ha due maschi.
«La fame mi ha consentito di essere resiliente e mio padre era ossessivo sul lavoro, non potevo mai stare seduto neanche dopo aver infornato, era un bresciano puro – ha detto – A Milano il mio atteggiamento fece la differenza, lavoravo molto di più, avevo ritmi diversi». E che musica ascoltano ora i suoi figli? «Io faccio ascoltare loro la musica con il vinile, ma loro sono su questa trap “la mia bitch” ecc. Musicalmente come produzione non è male, sono i testi tremendi. I miei figli hanno 13 e 11 anni, conoscono queste canzoni a memoria...».
Poi l’introspezione e la disamina sul suo ruolo di padre: «Non vorrei che i miei figli fossero ossessionati come ero io da una rivalsa sociale, li vorrei solo sereni perché sono già “dall’altra parte” rispetto al me giovane. Ad esempio io tutte le mattine medito e prego, ma loro non sonio battezzati e non fanno religione: cerco di non dare ai miei figli risposte su domande che non hanno fatto. Se io parlassi di Divina commedia, per loro sarebbe un’agonia e non lo faccio. I Promessi Sposi, per dire, sono odiati da chi va a scuola: io che ho smesso prima e l’ho letto dopo, invece, lo adoro. Mio figlio mi fa domande su Dio ma solo perché mi vede pregare».
Poi il rapporto, bello, con suo padre fornaio: «Io contestavo molto mio padre, ma più vado avanti e più mi rendo conto che lui sia stato un genitore migliore di quanto lo sia io. Io sono un padre presente, ho passato più tempo con i miei figli di quanto ne abbia passato mio padre con me in tutta la sua vita. Faccio anche le vacanze con loro, con mio padre non le ho mai fatte, ma questo non significa essere migliori: secondo me un padre deve anche mantenere una distanza mentre io seguo i miei figli in tutto, non mi perdo una loro partita di calcio». Poi, la battuta che fa scoppiare Kessisoglu in una fragorosa risata: «Mio padre era talmente distante che, dopo due anni con Le Iene, mi chiese: “Come va con le Tigri?”, non aveva mai visto una puntata. Ma in questa distanza ho costruito la mia vita, i miei figli mi vedono sempre e mi chiedo se poi sia giusto».
E ancora il tema social: «Amplificano e espongono, la mia generazione è la prima che si confronta come genitore con i telefonini per i figli. I ragazzi di oggi hanno pochissime zone di costruzione, è tutto un voler essere intrattenuti. Io fumavo le canne in casa, mi sono sempre espresso con i miei genitori, mi davano fiducia. Non puoi pensare di entrare nella vita dei tuoi figli a 14 anni, dov’eri prima? Io sto cercando di fare questo, ma li lascio anche abbastanza liberi: non posso buttare la mia ansia su mio figlio. Voglio essere un uomo felice per loro, voglio che abbiano familiarità con la felicità. Io mi sono lasciato con loro madre proprio per i miei figli, i bambini sentono la tensione e i silenzi, voglio sappiano cos’è l’amore: le cose cambiano, non vale meno una separazione consensuale e serena rispetto a un matrimonio silenzioso. Non mi considero un bravo padre, ma voglio che loro sappiano che a me possono dire e “scaricare” tutto».
Ma i figli di Fabio Volo l’hanno visto in tv, a Kong? «I miei figli sanno cosa sono gli Epstein files, ma non sono interessati alla tv: avranno visto una puntata del mio ultimo programma». L’ultima analisi è ancora sul padre, venuto a mancare prima che potesse godersi i nipoti: «I miei genitori mi hanno dato amore incondizionato e io così con loro, era a 100 sempre. A mio padre ho detto tutto quello che dovevo dire fino alla morte, poi sono diventato padre io e ho capito tutta una serie di cose: avevo domande da fargli che prima non avevo, quelle le ho perse per sempre. Sono stato molto fortunato, ma non aver mai visto giocare mio padre con i miei figli è una grande perdita: io sento tanto questa cosa che mi manca».