corriere.it, 19 giugno 2026
Hegseth e la tirata contro l’Europa di cui nessuno sapeva nulla: colto di sorpresa anche il Comandante delle forze Usa
Il Segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, giovedì 18 giugno ha strigliato i colleghi degli altri 31 Paesi della Nato, suscitando stupore e irritazione.
Hegseth ha preteso che i giornalisti potessero assistere alla sua performance, perché di questo si è trattato. Non un discorso centrato sull’ordine del giorno, ma una lunga e a tratti confusa tirata, in puro stile trumpiano.
Il Segretario Usa ha annunciato una profonda «revisione» dello schieramento americano in Europa. Nei prossimi sei mesi il Pentagono deciderà quanti soldati, quanti jet da combattimento, quante navi (e forse una portaerei) ritirare nel quadrante che va dal Baltico al Mediterraneo. In aggiunta, ha accusato i governi europei di essere «deboli» sull’immigrazione e si è soffermato su altri temi, come le questioni di gender, che non c’entravano nulla con l’agenda della riunione.
Hegseth non aveva rivelato a nessuno le proprie intenzioni. Non al Segretario generale della Nato, Mark Rutte, che, visibilmente spiazzato, ha poi provato ad attenuare il trauma davanti ai giornalisti.
Ma, fatto ancora più singolare, il numero uno del Pentagono non ha avvisato neanche il Comandante supremo delle Forze armate alleate in Europa, il cosiddetto «Saceur». È una carica che, da quando è stata costituita l’Alleanza Atlantica, è occupata da un americano. L’attuale «Saceur» è il generale dell’Aeronautica statunitense, Alex Grynkewich.
Alla fine della ministeriale, il generale era spaesato e indispettito, tanto che ha fatto un breve giro tra i rappresentanti politici degli altri Paesi, quasi a scusarsi per la brutalità di Hegseth. Chiaramente Grynkewich condivide la strategia di fondo del Pentagono: gli europei dovranno occuparsi delle forze convenzionali, dai carri armati ai droni, mentre gli americani continueranno ad assicurare lo scudo atomico, oltre all’intelligence e all’efficacia della logistica. Ma è un processo da gestire con gradualità e tenendo conto delle difficoltà, anche politiche, di diversi Paesi. E l’Italia è fra questi.
Grynkewich ci stava lavorando da mesi, insieme con i vertici militari degli Stati membri. La spallata di Hegseth è l’ulteriore conferma di quanto le decisioni siano prese in un ristretto circolo dell’Amministrazione. Washington non consulta nessuno, neanche l’ufficiale più alto in grado che probabilmente meglio di tutti conosce le dinamiche militari all’interno della Nato.