corriere.it, 19 giugno 2026
Le reazioni all’attacco di Trump a Meloni. Mattarella chiama la premier. Fazzolari: «Deliri». E Tajani annulla la visita negli Stati Uniti
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiamato la premier Giorgia Meloni: una telefonata di solidarietà avvenuta dopo le parole del presidente statunitense Donald Trump.
«Deliri di Trump»: è durissimo Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma tutto il centrodestra si compatta per difendere la presidente del Consiglio. Secondo Fazzolari, «i deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Stati Uniti». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha deciso di annullare la sua visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno: lo ha annunciato lui stesso con un post sui social, spiegando che «e gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l’Italia». Per Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, quelle di Trump sono «menzogne». «Conosco Giorgia da `qualche´ anno, escludo possa mai implorare chicchessia- puntualizza Rampelli (FdI)- Dunque, questa esternazione parte a monte da una menzogna. Constato che Donald Trump ha speso parole encomiastiche nei suoi confronti finché il governo italiano non ha puntualizzato la sua indipendenza con l’indisponibilità all’uso delle basi militari come piattaforme americane per azioni di guerra». Per Mara Carfagna (Noi Moderati) «raccontare la Presidente del Consiglio italiana come una leader `che implora´ è falso, offensivo, inaccettabile per l’intero Paese».
Quella di Donald Trump su Giorgia Meloni «è una battuta sgangherata e vergognosa- commenta Elisabetta Casellati, ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa- E sembra neppure credibile francamente, conoscendo il temperamento e il carattere della premier Meloni, che abbia fatto una richiesta di questo tipo». Mentre un altro ministro, quello agli Affari europei Tommaso Foti, rileva: «Alimentare polemiche e divisioni non serve agli Usa: non indebolisce l’Europa, non fa piegare la testa all’Italia di Giorgia Meloni. Se ne faccia una ragione il Presidente Trump». E il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara nota: «L’Occidente ha una sua unità che non può essere dispersa». Per Gilberto Pichetto, ministro all’Ambiente, «è auspicabile una risposta unita e compatta da parte di tutte le forze politiche italiane». Solidarietà anche dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che commenta: «Migliaia di croci di ragazzi americani, morti per liberarci dalla dittatura nazifascista, non meritavano una lesione così dolorosa dei nostri rapporti fraterni». Il ministro della Salute Orazio Schillaci chiosa: «Da Trump attacco inaccettabile, l’Italia merita rispetto». Mentre la titolare dell’Università Anna Maria Bernini sottolinea che «in politica estera il rispetto reciproco è sostanza». Ironizza il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Conoscendola molto bene, posso scommettere di mangiare un pollo vivo piuttosto che credere che Giorgia Meloni supplichi qualcuno. Fa pena chi lo sostiene». Sono «affermazioni false e infamanti» quelle di Trump, per il ministro del Made in Italy Adolfo Urso. «In questo momento storico così complicato alzare i toni certamente non aiuta, men che meno verso un importante alleato quale è l’Italia per gli Stati Uniti, dichiara Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali. «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi», scrive in un post su Instagram il vicepremier Matteo Salvini. «L’ennesima uscita scomposta verso un Paese amico, colonna dell’Occidente», dice il ministro per la Pa Paolo Zangrillo.
Giorgio Mulé, vicepresidente della Camera e deputato di Fi, esprime la sua vicinanza e il suo rammarico: «Noi che pensavamo di aver toccato il fondo con le «ginocchiere» evocate vergognosamente nell’aula della Camera dei deputati, dobbiamo ricrederci dopo aver ascoltato le parole del presidente Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni». Per Mulé si tratta di «dichiarazioni gravi perché provenienti dal presidente di un Paese che è diventato ciò che è anche grazie a milioni di italiani». Secondo Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera, gli «insulti» di Trump sono «solo gli ultimi della serie di insulti rivolti ad altri leader europei come il Presidente Macron, il Cancelliere tedesco Merz o il premier britannico Starmer» e «contribuiscono ad alimentare una narrazione distorta dei rapporti transatlantici utile solo a chi vuole un Occidente diviso».
Ma parole di solidarietà arrivano anche dal centro sinistra. Filippo Sensi (Pd) parla di «parole inqualificabili» e sottolinea: «Nessuno può permettersi questo tono arrogante con chi guida il governo italiano. Tutto mi separa da Meloni e dalla destra, che millantava di fare da ponte. Ma nessuno può trattare l’Italia in questo modo».
Indignato anche Giuseppe Conte (M5S): «L’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata. Lo dico da cittadino italiano prima che da politico. È del tutto inaccettabile, poi, che un nostro alleato si permetta di parlare in questo modo dei nostri vertici istituzionali. Spero solo che si apra una riflessione per trarre insegnamento da quanto accaduto». Per Carlo Calenda (Azione) «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Giorgia Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione». Per Matteo Renzi (Iv) «le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne e’ accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata».
Riccardo Magi (+Europa) ritiene che Trump sia «sempre più surreale, ora bullizza anche Giorgia Meloni, l’ultima alleata che le era rimasta. Spero che la premier italiana faccia mea culpa per aver schiacciato la politica estera italiana sulle posizioni di questa amministrazione americana che sta facendo più danni delle cavallette». Solidale anche l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, che però sottolinea: «I presidenti passano e il nostro rapporto con gli Usa è destinato a rimenre forte e solido. Andiamo tutti assieme il 4 luglio all’ambasciata americana per dimostrare che siamo più forti degli insulti di Trump».
«La dichiarazione di Donald Trump è la diretta conseguenza della politica di subalternità con cui Giorgia Meloni ha costruito il rapporto col Presidente degli Stati Uniti d’America», contesta invece l’Avs Angelo Bonelli, attaccando a sua volta Meloni: «Non è più in grado di rappresentare l’Italia, viste le figuracce che fa fare agli italiani e all’Italia stessa».