Corriere della Sera, 19 giugno 2026
Chat sessista, gli ispettori del Garante nella sede di Atm
Dopo la bufera sulla chat sessista, ieri pomeriggio, in viale Monte Rosa, nella sede operativa di Atm, società di trasporti di Milano, si sono presentati gli ispettori inviati dal garante della privacy. Una visita che segue l’esposto presentato dall’azienda all’autorità per la protezione dei dati personali, oltre che alla polizia locale, dopo l’esplosione del caso sulle foto «rubate» sui mezzi pubblici, che finivano sul gruppo WhatsApp «Ticinese Staff», corredate da commenti volgari sul look e il fisico delle passeggere.
Gli ispettori hanno voluto approfondire il sistema di gestione delle immagini riprese dalle telecamere presenti a bordo dei convogli che circolano in città. Come quel tram «15» su cui sarebbe stata scattata la foto, poi diffusa sui cellulari degli iscritti al gruppo, e «intercettata» sul display del telefonino di un conducente fuori servizio dalla passeggera che ha denunciato tutto sui social. In quel caso, sembra che l’immagine sia stata ottenuta inquadrando con il cellulare i monitor di servizio presenti all’interno della cabina di guida del mezzo. Il «girato» finisce infatti immagazzinato su un hard disk nella «pancia» del tram, da cui è possibile estrapolarlo (entro sette giorni) solo dal personale autorizzato, e in casi particolari. Ad esempio, su richiesta delle forze dell’ordine.
Nel suo esposto, Atm aveva raccolto le segnalazioni su quella chat che conterrebbe «ulteriori contenuti analoghi» a quelli al centro del caso, «accompagnati da commenti a sfondo sessuale e allusioni» sull’aspetto delle donne inquadrate nei frame condivisi che «derivano da dispositivi di ripresa installati a bordo dei mezzi per finalità di sicurezza e manovra».
Proseguono intanto le indagini degli agenti della polizia locale, guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, e coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo e dai pm Grazia Colacicco e Carlo Parodi, che vedono come unico indagato proprio quell’autista 58enne, A.S., «pizzicato» a passare in rassegna sul suo cellulare le immagini in chat. È accusato di accesso abusivo a sistema informatico, e sarebbe stato l’unico a caricare gli scatti. Con lui, in quel gruppo, ci sono almeno altri sette: un altro conducente (vincitore qualche anno fa dell’«Atm Award» dopo la nomination dei suoi colleghi), un ispettore, quattro amministrativi e un pensionato. A quattro di loro, oltre che ad A.S., martedì sono stati sequestrati cellulari e device durante le perquisizioni. Ma in attesa degli sviluppi investigativi, l’azienda ha già disposto la sospensione dal servizio (e dallo stipendio) dei dipendenti identificati tra gli iscritti a «Ticinese Staff».
L’altro giorno, in uno dei depositi, con i colleghi presenti, tre di loro si sono detti «dispiaciuti» e hanno promesso «collaborazione». Nelle dichiarazioni spontanee agli inquirenti, hanno ammesso di essere nella chat, anche se ci sarebbero stati tentativi di eliminare le tracce dai propri dispositivi.