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 2026  giugno 19 Venerdì calendario

Luigi Pantisano parla di sé e del programma della Linke

Luigi Pantisano, conta il fatto di essere italiano nella sua scelta di candidarsi a capo della Linke?
«Ma tanto! È all’origine della mia scelta di fare politica».
Luigi Pantisano domani sera sarà votato capo della Linke («è una copresidenza», precisa; Ines Schwerdtner, con cui corre in tandem, è già segretaria). Il primo italiano – ha la doppia cittadinanza italo-tedesca – ad arrivare ai vertici di un partito in 80 anni di Repubblica federale. Con il 10-12%, la Linke ormai tallona la Spd.
È architetto: si presenti.
«Sono cresciuto con tre fratelli nei pressi di Stoccarda. I nostri genitori sono venuti dalla Calabria. Mia madre ha frequentato la scuola fino alla seconda elementare, mio padre fino alla quinta: poi hanno dovuto lavorare. Dividevamo una stanza tra quattro fratelli. Non siamo mai stati poveri, perché i miei lavoravano sempre: mattina, pomeriggio, sera, weekend. Ma le discriminazioni che ho visto da bambino, contro gli italiani e contro gli stranieri in generale, e contro le persone che lavorano duramente, non le dimentico: sono all’origine del mio impegno politico».
Ha cominciato presto.
«A 15 anni, nella Pds (l’antesignano della Linke, ndr)».
Perciò insiste tanto sui lavoratori?
«Voglio aprire il partito ai lavoratori, non solo parlare di loro. Voglio che si organizzino insieme a noi per combattere gli attacchi sociali del governo e contrastare l’AfD».
Una sorta di lotta di classe: riorganizzare le piazze.
«Esatto».
Suo fratello Alfonso è nella Spd. Il referente dei temi gay e queer del Senato di Berlino. Litigate mai?
«Discutiamo, ma non litighiamo. A volte ci mandiamo qualche frecciatina, però ci rispettiamo molto, ci aiutiamo. Ci siamo sostenuti fin da bambini. Sabato sarà al congresso». (Alfonso Pantisano è molto noto a Berlino: ha reso pubblica la sua malattia, molto rara, spiegando che la cura è costata 1.990.528 euro nel 2025 e facendo dei diritti dei malati una battaglia).
Tra i vostri sostenitori ci sono più critiche a Israele rispetto alla media tedesca. Un problema?
«La storia tedesca pesa. È una questione che la sinistra tedesca non può affrontare come la sinistra italiana. Però sono fiero che la Linke sia l’unico partito tedesco in cui si può discutere apertamente, ponendo domande che pochi hanno il coraggio di fare».
Ma il passo verso l’antisemitismo può essere breve.
«Nessuno ne è immune. Il nostro limite è chiaro: siamo solidali con la Palestina, ma non con Hamas. Per la stragrande maggioranza dei nostri membri, è evidente che ciò che Hamas ha fatto il 7 ottobre è un crimine di guerra. Ma ciò non giustifica i crimini di guerra commessi dal governo israeliano a Gaza, in Libano o in Cisgiordania».
Se qualcuno nella Linke facesse dichiarazioni antisemite, verrebbe espulso?
«Dipende. Se è un ragazzo di 16-18, il primo passo dovrebbe essere il dialogo: deve capire perché sbaglia. Chi ha invece queste posizioni ideologiche non dovrebbe avere ruoli di rilievo nel partito».
Siete favorevoli al riarmo della Germania?
«No. Siamo l’unico partito in Parlamento che continua a mettere al centro la pace e la diplomazia».
Siete favorevoli a sostenere militarmente l’Ucraina?
«Neppure. Siamo per sanzioni più dure contro la Russia, affinché non possa trarre vantaggio dalla guerra. Le armi che inviamo in Ucraina finiscono nelle mani di giovani che vengono mandati al fronte a morire, sia ucraini sia russi. L’obiettivo principale deve essere che non si spari più e che non muoia più nessuno».
E come si ferma Putin?
«Con la diplomazia».
Un tema che vi porta molti consensi è la casa.
«È il più grande problema sociale della Germania. Molte famiglie spendono tra un terzo e la metà del reddito per l’affitto. E poi mancano i soldi per tutto il resto».
Le vostre proposte?
«La prima è introdurre un tetto agli affitti. Vogliamo inoltre togliere la possibilità di fare profitti attraverso gli affitti. Aziende come Vonovia, e altre, possiedono migliaia di appartamenti. Sono quotate in Borsa e devono generare profitti per gli azionisti. Per questo aumentano continuamente gli affitti. Noi vogliamo cambiare questo sistema. Pensiamo che l’abitare sia un diritto umano e non una merce di mercato».
In autunno ci sono elezioni molto attese. In Sassonia-Anhalt sareste disposti a sostenere un governo Cdu-Spd-Verdi per fermare l’Afd?
«Spero che non si arrivi a una situazione del genere. Tuttavia, se fosse davvero necessario, allora esistono forme creative di sostegno parlamentare. Sono contrario a una coalizione formale con la Cdu, ma si potrebbe immaginare un appoggio esterno. Dobbiamo fare tutto il possibile per impedire che i fascisti dell’AfD arrivino al potere».
Le differenze tra voi e Sahra Wagenknecht?
«Molte. La prima è che Wagenknecht non ha problemi a entrare in coalizione con l’AfD. Questo la colloca ormai dall’altra parte dello spettro politico: ha scelto una strada profondamente sbagliata».
Ha contatti con partiti italiani?
«Per ora non si è ancora fatto vivo nessuno».