Corriere della Sera, 19 giugno 2026
Legge elettorale, muro contro muro. Tensione sui tempi
È ancora muro contro muro sulla legge elettorale, per ora blindata dal governo sia nel merito che nel metodo. La maggioranza va avanti con l’intenzione di rispettare i tempi di consegna del testo dalla commissione Affari Costituzionali all’Aula, prevista per il 26 giugno. L’opposizione si infuria: non si ha modo e tempo di discutere.
Per questo, i capigruppo dell’opposizione hanno scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana per chiedere di rinviare l’approdo in Aula di una settimana, cioè all’inizio di luglio. E questo anche perché c’è la concomitante richiesta della fiducia sul decreto legge sul piano casa, che bloccherà i lavori della commissione da oggi in tarda mattinata fino a tutto lunedì. Resterebbero quindi soltanto tre giorni per esaminare la riforma in commissione Affari costituzionali.
La maggioranza proprio per questo impone tempi contingentati per la decisione e il voto in commissione. Lo ha spiegato il presidente, Nazario Pagano, di FI: «Comunico – ha detto ieri ai colleghi – che abbiamo esaminato finora 10 proposte emendative in 10 ore e 40 minuti di seduta». E quindi, continua Pagano, «considerato che, per consentire l’invio in Aula il 26, mancano 460 emendamenti da esaminare, propongo di procedere a una organizzazione dei tempi di esame che preveda una durata massima della dichiarazione di voto pari a tre minuti per ciascun deputato». Tempi contingentati insomma, e tensione. Il Pd Federico Fornaro ha attaccato il presidente per aver insistito a terminare il dibattito su cui venivano richiesti chiarimenti al relatore. «Ma insomma – ha urlato – sto facendo delle domande, deve avere rispetto, questa è la legge elettorale!». «Stia calmo», la replica.
Insomma, sarà molto difficile arrivare ad affrontare tutti i nodi, oltre a quello delle preferenze che non è passato, che potrebbero anche tornare in Aula. Perché l’opposizione ad approvare questa legge non ci sta, proprio dal punto di vista concettuale. Ieri è stato approvato uno dei quattro emendamenti che introduce le liste circoscrizionali plurime: «Il premio di governabilità è assegnato, nelle diverse circoscrizioni, a liste circoscrizionali appositamente presentate per un totale di settanta seggi complessivi» alla Camera e «trentacinque seggi complessivi» al Senato.
Ed è questo uno dei punti più contestati. Lo dice chiaramente Matteo Richetti per Azione: «Non riteniamo congrua la soglia del premio di maggioranza al 42% e per questo motivo, con un nostro emendamento, abbiamo chiesto una modifica innalzandola al 50+1. Sarebbe stato opportuno modificare anche l’entità del premio per evitare che fosse abnorme».
Ma non si torna indietro, come per il momento sulle preferenze. Secondo il Pd la volontà di FdI di farle tornare è «un imbroglio»: «La premier sta facendo dire al fido Donzelli che ci sarà comunque un emendamento FdI per le preferenze. Messinscena: sarà presentato in aula. Dove, per salvare il patto di potere con Salvini e Tajani, verrà bocciato a scrutinio segreto col concorso decisivo dei deputati di Fdi», dice Dario Parrini.