Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 19 Venerdì calendario

Il pressing di Meloni per il mediatore Ue. Tensioni tra Crosetto e Giorgetti

Nella sessione sull’Ucraina Giorgia Meloni riprende i concetti che ha già diffuso in privato, negli ultimi giorni. Dice ai suoi colleghi del Consiglio europeo che più si continua a perdere tempo «più si fa il gioco di Mosca». Che continuare a non decidere su un mediatore unico della Ue, chiunque sia, significa indebolire Kiev. Anche perché, come dicono nel suo staff, «se fra dieci giorni o tot settimane fosse richiesta la nostra presenza a un tavolo con americani, russi e ucraini, chi mandiamo?».
La prima sessione del vertice, con la presenza del presidente ucraino, dura molto e registra le solite divisioni fra i 27. Meloni ha in mente l’identikit di un leader di un Paese medio o piccolo, ma con legami transatlantici e ottima conoscenza del dossier, ci sono tanti possibili candidati, lo stesso Antonio Costa, portoghese, presidente del Consiglio europeo, che sembra ansioso di farsi ufficialmente avanti, il finlandese Alexander Stubb, ma i nomi e le candidature sono molteplici, il problema è sgombrare il campo delle indecisioni: «Abbiamo perso fin troppo tempo», è il giudizio rivolto ai colleghi dalla premier.
Meloni ha anche un bilaterale con Pedro Sánchez, con lo spagnolo sembra che il metodo italiano sia condiviso, come del resto con polacchi e baltici, ma questo non basta ad accelerare il processo. E se con Sánchez si concorda di «avere una linea comune Italia-Spagna sul prossimo bilancio dell’Unione europea, con l’obiettivo di introdurre finanziamenti per nuove priorità strategiche (competitività, innovazione, sicurezza, autonomia strategica ed energia)», la premier presiede insieme alla Romania anche una riunione sui fondi di Coesione, riunione che coinvolge 17 Stati, dalla Bulgaria alla Spagna, dalla Slovacchia all’Ungheria, «per rafforzare il coordinamento politico sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Ue, in una fase cruciale della trattativa che definirà le priorità strategiche del futuro bilancio europeo», si legge in una nota di Palazzo Chigi.
Arrivano infine anche al Consiglio, e alle orecchie di Meloni, le ultime puntate del botta e risposta di questi giorni fra Guido Crosetto e Giancarlo Giorgetti. Mentre gli americani sferzano gli europei sulle spese Nato, il ministro della Difesa per la prima volta constata che «gli impegni Nato si rispettano o si esce dall’Alleanza, ma a quel punto difendersi costerebbe mille volte di più», e il ministro dell’Economia risponde che conosce «i tempi, le modalità. Ma lo stiamo gestendo. Non c’è polemica su questo». Non è uno scontro, ma l’ennesima puntata di un’ansia crescente nella Difesa, visto che gli aumenti promessi anche in sede internazionale dall’Italia, quindi dalla stessa Meloni, sono già saltati nella finanziaria del 2026. Bisognerà vedere se e come verranno recuperati e riprogrammati a fine anno, nella prossima legge di Bilancio. E questo a pochi giorni dal vertice Nato di Ankara.
Nella notte, dopo cena, si parla anche di Cina, e della continua erosione del sistema industriale europeo da parte di Pechino: Meloni come gli altri è d’accordo sul fatto che vanno adottate misure severe per ribilanciare i deficit commerciali degli Stati Ue verso l’economia cinese.