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 2026  giugno 19 Venerdì calendario

Grande raid su Mosca: «Se l’Ucraina brucia, brucerà la Russia»

Occhio per occhio, dente per dente: il massiccio attacco ucraino l’altra notte sulla regione di Mosca persegue volutamente la Legge del Taglione. Secondo gli stessi ufficiali del ministero della Difesa russo, oltre 500 droni hanno invaso a fitte ondate i cieli della capitale colpendo sia quartieri abitati da civili che zone industriali, centri commerciali, almeno una raffineria e depositi di carburante. Ieri sera bruciava ancora la raffineria della Gazprom-Neft a 15 chilometri dalla capitale nel distretto di Kapotnya. I social evidenziano gli effetti inquinanti delle nuvole di fumo che depositano una patina oleosa.
Sembra che le contraeree abbiano abbattuto circa 180 velivoli-kamikaze, ma gli altri si sono infranti sulla città causando gravi danni. Si registrano almeno 17 feriti civili, tra loro alcuni bambini, ma il dato è ancora provvisorio. I principali aeroporti regionali – Vnoukovo, Cheremetievo, Joukovsky e Domodedovo – sono rimasti chiusi per ore. La Tass sostiene che si tratterebbe del «più grave attacco su Mosca degli ultimi due anni». Secondo diversi osservatori sarebbe in verità il più vasto dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.
Vista da Kiev questa operazione può essere letta come una vendetta per i continui bombardamenti russi. Nelle ultime settimane i missili balistici e droni russi hanno perso di mira la grande cattedrale che adesso ospita il patriarcato ortodosso ucraino, ma anche palazzi, uffici governativi e strutture civili in tutto il Paese. Gli attacchi russi contro città e villaggi sono una costante della strategia di Mosca. Centrali elettriche, infrastrutture idriche, ponti e ferrovie sono gli obbiettivi più presi di mira.
Sino a pochi mesi fa le forze di Kiev non disponevano delle armi e delle tattiche che potessero garantire delle risposte proporzionate ai blitz russi su larga scala. E la politica del presidente Joe Biden all’inizio della guerra era stata di fornire missili e munizioni, ma a condizione che venissero usati soltanto sui campi di battaglia in Ucraina o eventualmente nelle regioni frontaliere russe. Donald Trump ha poi bloccato gli aiuti militari tagliando il problema alla radice. La novità sta adesso che Kiev si è costruita in modo autonomo (grazie agli aiuti soprattutto finanziari europei) i propri droni a lunga gittate e persino nuovi missili.
E dunque ieri Zelensky ha potuto dichiarare ai cronisti che lo intervistavano a Bruxelles che «se l’Ucraina brucia, anche Mosca brucerà». Parole che riflettono almeno tre principi fondamentali della strategia ucraina. Primo: i cittadini russi devono provare sulla loro pelle ciò che da anni soffrono gli ucraini; se la vita quotidiana è sconvolta a Kiev, lo sarà anche a Mosca. Secondo: Putin non può più fingere con la propria popolazione, sostenendo che quella contro l’Ucraina è soltanto un’«operazione militare speciale» limitata che non avrà conseguenze per la società russa. Si deve sapere che c’è una guerra in atto e tutti ne pagheranno le conseguenze. Il terzo principio è un corollario dei primi due: Zelensky spera che a un certo punto siano gli stessi dirigenti russi a cavalcare il crescente malcontento interno per defenestrare Putin, o costringerlo ad accettare la fine della guerra.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, vede nel raid su Mosca e nella nuova forza militare ucraina una «svolta sul campo» e un’opportunità per fare «pressioni» sul regime di Putin e indurlo a negoziare. «Si spera che un maggiore sostegno all’Ucraina possa spingere la Russia a partecipare finalmente a colloqui significativi», ha detto ieri alla riunione del Gruppo di Contatto per la difesa dell’Ucraina. Positiva anche Ursula von der Leyen, che al Consiglio europeo ha dichiarato che «la situazione sta chiaramente cambiando a favore dell’Ucraina». La presidente della Commissione europea ha garantito a Zelensky il pieno sostegno politico e militare.