Il Messaggero, 18 giugno 2026
La corsa digitale per salvare le lingue
Più del 45% delle settemila lingue del mondo sono a rischio di estinzione. Ogni due settimane una ne scompare.
Per sempre. I numeri che l’Unesco diffonde ogni anno fanno capire come questa sia un’emergenza culturale profonda. Ma proprio da internet e l’intelligenza artificiale può passare parte della loro sopravvivenza.
Oltre all’italiano, diverse sono le lingue già riconosciute nella penisola. Tra queste, le più parlate sono il sardo, il ladino, il friulano. Tanti altri idiomi sono a tutti gli effetti lingue regionali e al centro di una riscoperta tutta digitale. «Tutte le nuove tecnologie se ben usate rappresentano una fonte utile per conservare, documentare e diffondere i saperi umanistici e immateriali – commenta Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca e docente di linguistica all’Università Roma Tre – Una lingua per essere viva deve essere effettivamente parlata nella vita reale e va tutelata. Allo stesso tempo con l’avanzare dell’inglese e la giusta salvaguardia delle lingue di minoranza non vorrei che si penalizzassero le altre lingue nazionali, che potrebbero restare tra l’incudine e il martello». Proprio la Crusca usa molto internet per aiutare chi si vuole avvicinare all’italiano: tra iniziative sui social e consulenze sul web.
«Tutti quelli che chiamiamo dialetti, poi, sono lingue. Penso al milanese, al torinese, al fiorentino, al napoletano, al romanesco, ed è bene che anch’esse siano tutelate», aggiunge. Che gli italiani abbiano dubbi sull’uso corretto della lingua lo dimostra il numero di quanti vanno a vedere il portale dell’Accademia della Crusca, accademiadellacrusca.it, per le consulenze linguistiche. «Ogni anno sono 3,5 milioni le visite», dice il professor Marco Biffi, accademico dell’istituzione che tutela la lingua italiana e docente di linguistica all’Università di Firenze. «Molti sono quesiti lessicali o sintattici, chiedendo se si può usare una certa parola di derivazione dialettale», aggiunge.
Il dissionari piemonteis su Android permette, grazie a un sistema di inteligensa artifissial di tradurre dall’italiano al piemontese in pochi secondi. Online ci sono app dedicate per imparare veneto, piemontese, siciliano. Con Sardoo è possibile imparare la lingua sarda, giocando. La Regione Sardegna, tra l’altro, mette a disposizione diverse iniziative. Tra queste c’è Ditzionàriu in línia, il dizionario online con migliaia di vocaboli. Google permette di tradurre già ora testi in friulano, ligure, lombardo, siciliano e veneto. In versione Beta per il Lombardo e Siciliano c’è Talkpal, l’insegnante di lingue basato su un modello IA. Tanti sono i dizionari in ladino: tra questi ci sono le varianti gardenese e badiotto. Attivissimo l’Istituto ladino Micurá de Rü. Sul fronte dei dialetti, ultimo nato è Naplapp.it. Si tratta di una piattaforma digitale che permette di leggere e ascoltare il napoletano “così come si parla” tra i vicoli della città. «Il napoletano non è un dialetto, è la lingua di milioni di persone, non solo a Napoli ma in tutto il mondo – spiega Musmarra – Quando si prova classicamente a scriverlo, lo vestiamo con l’abito dell’italiano. Gli mettiamo vocali finali che non si pronunciano, gli aggiungiamo consolanti che nel parlato semplicemente non esistono. Naplapp.it nasce da una convinzione semplice: una lingua è più forte quando viene scritta come si parla, e il napoletano scritto ha diritto alla sua forza». Per mantenere in vita le piccole lingue locali, però, è anche necessario addestrare l’intelligenza artificiale. E, probabilmente, potrebbe passare dalle lingue minoritarie il futuro della formazione degli algoritmi. Un esempio che fa capire bene il problema viene dalla Nigeria. Qui è stato notato come ChatGpt riconosca solo il 20% delle frasi scritte in hausa, nonostante questa lingua sia parlata da più di 80 milioni di persone. Il ricercatore arrivato a questa conclusione è James Maisiri dell’Università di Johannesburg, chiamato a intervenire sul tema anche dall’Unesco. Il rischio è che, se non addestrate, un po’ le lingue minoritarie potrebbero perdersi. «Quando le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale marginalizzano le lingue locali, indeboliscono i quadri culturali attraverso i quali gli studenti interpretano la conoscenza», dice. E oggi i primi effetti già si vedono. Lo studioso ha chiesto a ChatGpt quante siano le stagioni. Il sistema risponde quattro. Tuttavia, in Africa occidentale, le stagioni sono principalmente due: la stagione delle piogge e la stagione secca. Ed ecco lì che si perderebbe un pezzo della declinazione, in chiave locale, dell’IA.