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 2026  giugno 18 Giovedì calendario

Putin convoca il contro-vertice

Alleato degli Stati Uniti, con cui sta rafforzando la cooperazione militare. Considerato un nemico dalla Cina, con cui si sta confrontando nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale. Nonostante l’identikit apparentemente lontano dai gusti di Mosca, il presidente Ferdinand Marcos è stato ricevuto con tutti gli onori da Vladimir Putin. È lui l’ospite principale del summit Russia-Asean, che ha visto accorrere a Kazan svariati leader del Sud-Est asiatico. Tra questi il sultano del Brunei e i premier di Vietnam, Singapore, Thailandia, Cambogia, Malesia, Laos, Timor Est. L’occasione ufficiale è la celebrazione dei 35 anni delle relazioni tra Mosca e il blocco Asean, ma l’evento è usato dal Cremlino come risposta diretta al G7, dando all’Occidente la prova che la Russia non è isolata e può anzi trovare nuovi partner in una regione chiave per gli equilibri economici globali.
Putin è arrivato ieri nella capitale del Tatarstan e ha subito avuto un bilaterale con Marcos, che da presidente di turno dell’Asean è chiamato a dirigere con lui il summit di oggi. Il colloquio si è concentrato su sicurezza alimentare ed energia: due priorità per Manila, la cui economia è stata colpita duramente dalla crisi di Hormuz. Osserva anche Pechino, che aveva provato a utilizzare la carta energetica per ottenere accordi politici con le Filippine, comprese potenziali concessioni su atolli dove negli ultimi mesi si sono intensificati incontri ravvicinati tra le navi dei due Paesi. L’improvviso riavvicinamento tra Mosca e Manila arriva subito dopo la visita di Xi Jinping in Corea del Nord, tesa a ribilanciare l’influenza russa cementata dall’alleanza militare siglata con Kim Jong-un. Una sorta di implicito botta e risposta tra due partner i cui rapporti, oltre la patina di una partnership “inscalfibile”, restano non del tutto simmetrici.
Significativa anche la presenza a Kazan del premier di Singapore, Lawrence Wong. La città-stato è l’unico Paese Asean ad avere imposto sanzioni autonome contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina e dal 2022 le relazioni bilaterali si erano drasticamente deteriorate. «Un ordine internazionale nel quale i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono è contrario alla sopravvivenza degli Stati più piccoli. Per noi è una questione esistenziale», aveva detto allora il governo di Singapore. Ora, però, si torna a dialogare.
Putin punta a sfruttare le incertezze causate dalla guerra in Medio Oriente per trovare nuovi mercati, facendo della Russia un fornitore primario del Sud-Est asiatico, regione chiave per le catene di approvvigionamento globali. In cima all’agenda, ci sono fertilizzanti ed energia. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni russe di petrolio e materie prime verso i Paesi Asean sono aumentate del 40%. Ora si mira a firmare contratti energetici di lungo periodo e la creazione di infrastrutture comuni per stoccaggio e distribuzione. Nel menù c’è anche il nucleare civile. Già ieri, Russia e Laos hanno firmato un accordo sulla cooperazione nell’uso pacifico dell’energia atomica. L’intesa consentirà l’avvio degli studi preliminari per la costruzione della prima centrale nucleare laotiana sotto la supervisione di Rosatom. Parallelamente, il colosso russo ha annunciato che sono in corso negoziati avanzati con l’Indonesia per la costruzione di una flotta di centrali nucleari galleggianti. «L’energia sarà il pilastro della nostra cooperazione», ha detto il premier vietnamita Le Minh Hung. Il leader thailandese Anutin Charnvirakul ha proposto di trasformare Bangkok nella «porta strategica» per collegare le imprese russe ai mercati Asean.
Al di là dei singoli accordi, il vertice di Kazan ha un duplice significato politico per Putin. Primo: ampliare il “portafoglio” dei partner non occidentali per fare a meno dell’Europa, rafforzando la retorica dell’ordine multipolare contro il G7. Secondo: mostrare a Xi di non essere un semplice junior partner.