D - la Repubblica, 18 giugno 2026
Jaden Smith parla di moda e del nuovo incarico in Louboutin
Negli uffici di Christian Louboutin a Parigi tutto è civettuolo, colorato come una scatola di macaron: proprio quello che ci si aspetta dal creatore di scarpe più smaccatamente femminili. Restiamo perciò un po’ spiazzati davanti al giovane vestito tutto di nero, con un enorme zaino sulle spalle, i dreadlock intrecciati di anellini d’oro e gli stivali con la punta d’acciaio che arriva puntualissimo per incontrarci. Lui è Jaden Smith, figlio di Will Smith e Jada Pinkett, attore a otto anni, musicista a dodici, icona della Generazione Z, designer e, dallo scorso settembre, direttore creativo della linea uomo del marchio. Una nomina che ha sorpreso un po’ tutti: Smith e Louboutin non sembravano avere granché in comune. Non è così, spiega sereno Smith.
Ci racconta come è arrivato fin qui?
“Mi ha chiamato Christian. Ci conoscevamo già perché bazzichiamo gli stessi ambienti, ma nient’altro. Un giorno mi dicono che vuole incontrarmi, e che c’è in ballo un bel progetto: ho capito che dovevo giocarmela bene. Ci siamo visti a Londra e ci siamo subito trovati”.
In che cosa vi siete trovati?
“Lui aveva 27 anni quando ha fondato il suo brand, la mia stessa età quando mi ha offerto questo ruolo: per me non è un caso. Ed entrambi, quando creiamo, prendiamo ispirazione dalle storie: il cinema, la mitologia”.
Sente la responsabilità del ruolo?
“E come si fa a non sentirla? L’ho detto subito a Christian: io ho tante idee e ne so di abbigliamento, ma di accessori no, zero. Lui mi ha risposto di stare tranquillo, che mi avrebbe insegnato tutto. E così siamo partiti assieme per l’Italia, per conoscere i nostri artigiani. È stato un viaggio fondamentale, in cui ho scoperto un mondo che non immaginavo”.
Questo non sembra tanto il suo ambiente.
“Invece lo è, ogni giorno di più. Christian e io abbiamo gli uffici adiacenti e divisi da una parete di vetro, così sappiamo sempre cosa sta facendo l’altro. Mi rassicura. Ho sempre sognato di avere un mentore, qualcuno a cui guardare: la sua presenza è il motivo per cui ho accettato”.
Commentando il suo lavoro ha scritto sul profilo Instagram: “I do this for us”, lo faccio per noi. A chi si riferisce?
“La mia gente, la mia cultura. L’umanità in senso ampio. Esprimere se stessi è il mezzo più potente che abbiamo: non va sottovalutato o, peggio, dimenticato. Christian me ne ha dato la possibilità, trasmettere ora al prossimo certi principi è il minimo che io possa fare. Vorrei che, guardando una mia creazione, un ragazzino dica: “Jaden ci è riuscito, posso riuscirci anche io””.
Essere da esempio per le nuove generazioni e parlare a nome di una comunità sono concetti che tornano continuamente nella conversazione: sono temi piuttosto ingombranti da affrontare ma per Smith l’urgenza è reale. Su Instagram ha quasi 20 milioni di follower, è nato e cresciuto sotto i riflettori, è abituato a dire quello che pensa e a vedere le persone reagire alla sua presenza e ai suoi gesti. Abbiamo avuto un esempio della sua influenza nel 2016, alla sfilata cruise di Louis Vuitton alla fondazione Niteroi a Rio de Janeiro. Centinaia di locali si erano riuniti fuori dallo show per protestare: i toni si erano fatti sempre più accesi e gli invitati si erano dovuti asserragliare nel museo. La tensione era alla stelle finché Jaden, allora appena 16enne, non era uscito a salutare la gente: in un attimo la rabbia si era trasformata in entusiasmo. Il suo arrivo è bastato a cambiare l’atmosfera. “Volevo salutare chi mi chiamava, non mi rendevo conto del pericolo. Il che per me è sempre stata la norma: ho imparato le regole del sistema col tempo, non le ho mai ignorate consapevolmente”.
Altra regola infranta: è stato testimonial delle collezioni donna di Louis Vuitton. Uno scandalo.
“Ripeto, è facile infrangere i limiti quando non li si conosce, io facevo quello che sentivo. Per questo penso che tanti creativi diano il meglio di sé in campi che non sono i loro: ti esprimi con più libertà se non sei condizionato da parametri prestabiliti. Ho capito solo crescendo di essere un outsider”.
Però nel suo caso ha funzionato.
“Sì, ma i preconcetti vanno in entrambi i sensi. Mi spiego: all’indomani della mia nomina qui da Louboutin, un amico mi ha scritto:“So già che farai delle sneakers da un miliardo di dollari pazzesche”. E invece, il mio primo pezzo sono stati classici mocassini. Mi piace sovvertire le aspettative e rivolgermi così a un pubblico più trasversale. La mia prima collezione è un guardaroba che dal patriarca – mio nonno – scende al figlio – mio padre – fino ai nipoti – mio fratello e io –, che racconta i lavori dell’uomo”.
Da quando è adolescente è noto per il suo stile molto peculiare. Da dove nasce la sua originalità?
“Dalla voglia di far sorridere mia sorella Willow. La mattina mi presentavo a colazione in costume da bagno, anche se dovevamo andare a scuola, o magari mi vestivo da Batman (lo ha fatto per il ballo del liceo e il matrimonio di Kim Kardashian e Kanye West, ndr). Willow mi guardava a bocca spalancata: con lei ho capito che ciò che indosso ha effetto su chi mi circonda. E, di conseguenza, su di me: con la tenuta da Batman mi veniva naturale cercare di essere più imponente, austero. Ancora adesso, quando disegno un modello “esagerato”, tipo un paio di scarpe tutte rosse, mi chiedo come la prenderà lei”.
A un Met Gala di qualche anno fa si era presentato con i dreadlock tagliati in mano.
“Mi ero appena rasato per un film. Ha presente Sansone, che aveva la forza nei capelli? Ecco, non me la sono sentita di andare lì senza averli con me”.
Che ne ha fatto dopo?
“Li ho messi in un vaso di vetro e li ho portati a casa dei miei. Ho detto che sapevo che li avrebbero voluti avere sempre con loro; mi hanno risposto che l’idea non li aveva nemmeno mai sfiorati lontamente”.
Lei ora lavora per un marchio di lusso. Cos’è per lei questo lusso?
“L’ho capito qui: è il tempo che si impiega a realizzare ciascun pezzo, la cura che ci si mette, i mesi di ricerca su ogni dettaglio”.
Farà mai un paio di sneakers da un miliardo di dollari?
“Lo adorerei! Ma con calma, al momento giusto”.
Un approccio molto saggio.
“Non sono stato sempre così, per niente. Ma ho capito che per non deludere chi mi ha dato fiducia sarei dovuto maturare in fretta, perciò mi sono dato una mossa”.