la Repubblica, 18 giugno 2026
Rappresentanza, svolta dei sindacati: accordo Cgil-Cisl-Uil contro i contratti pirata
Cgil, Cisl e Uil trovano l’accordo per un testo unitario sulla rappresentanza, i salari e il contrasto ai contratti pirata. La proposta, perfezionata nella notte, è stata inviata alle associazioni datoriali. Il confronto tra loro si aprirà oggi alle 15. Ne seguirà poi un altro finale.
L’obiettivo è arrivare a un “accordo quadro” che fissi regole comuni per tutto il settore privato: chi può firmare i contratti, come si misura la rappresentanza di sindacati e imprese, come si garantisce il recupero del potere d’acquisto, come si impedisce il dumping contrattuale.
Nel testo entrano anche due proposte molto concrete: l’adeguamento dei minimi all’Ipca-Nei anche quando il Ccnl è scaduto e non ancora rinnovato, cioè in regime di ultrattività, e un diritto alla formazione continua di almeno 40 ore l’anno in orario di lavoro.
Che cos’è l’accordo quadro
Il documento di Cgil, Cisl e Uil propone un “accordo quadro” con le associazioni datoriali dei diversi settori privati. Non è ancora l’intesa con le imprese: è la piattaforma comune dei tre sindacati confederali per aprire il negoziato.
Il testo punta a «rendere certe le procedure negoziali della contrattazione collettiva» e a riconoscere le organizzazioni comparativamente più rappresentative. Dopo l’accordo quadro dovranno arrivare accordi interconfederali specifici, capaci di adattare le regole generali alle caratteristiche dei diversi settori. L’obiettivo dichiarato è il «contrasto e superamento» del dumping contrattuale e dei «contratti pirata».
Il contratto nazionale resta il perno
Il modello resta fondato su due livelli: il Ccnl nazionale e la contrattazione decentrata. Il Ccnl firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative deve garantire salari e diritti «per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati, sul territorio nazionale». È il pavimento comune sotto il quale non si deve scendere.
Il secondo livello, aziendale, di gruppo, territoriale, di sito, filiera o distretto, deve invece allargarsi. Per i sindacati serve a legare produttività, qualità del lavoro, salute e sicurezza, formazione, stabilità dell’occupazione e aumenti retributivi aggiuntivi.
Salari e potere d’acquisto
La proposta mette al centro il recupero dei salari. Il testo dice che la crescita delle retribuzioni nazionali dovrà essere adeguata al «reale recupero e incremento del potere di acquisto». Il riferimento per aggiornare il Tem, cioè il trattamento economico minimo, resta l’Ipca-Nei calcolato dall’Istat, l’indice di inflazione al netto della componente energetica importata.
Ma l’indice non viene presentato come un tetto rigido. I Ccnl potranno modificare il valore del Tem anche tenendo conto delle trasformazioni tecnologiche, dell’innovazione organizzativa e professionale e degli andamenti specifici di settore. In sostanza: l’inflazione al netto dei beni energetici importati è il riferimento, ma il contratto può riconoscere anche il valore prodotto dai cambiamenti del lavoro.
Che cosa sono Tem e Tec
Il testo distingue tra Tem e Tec. Il Tem, trattamento economico minimo, comprende minimi tabellari, indennità di contingenza, scatti di anzianità, Edr (elemento distinto della retribuzione) e altri elementi economici fissi e continuativi definiti dai Ccnl.
Il Tec, trattamento economico complessivo, è più ampio: comprende il Tem, le mensilità aggiuntive, altre indennità previste dai contratti, riduzioni di orario e welfare a carico del datore di lavoro. Ma il welfare conta solo se è «universale, esigibile ed economicamente quantificabile». È un passaggio importante perché evita confronti generici tra contratti. Le differenze vanno verificate con una «comparazione analitica» e non con un semplice saldo finale.
Ultrattività: l’adeguamento continua anche a contratto scaduto
Il nodo più concreto riguarda i contratti scaduti. I Ccnl potranno durare tre o quattro anni, ma ogni anno a giugno dovrà esserci una verifica della parte economica per recuperare il potere d’acquisto sulla base dell’Ipca-Nei.
La novità è che questa verifica non si fermerebbe alla scadenza del contratto. Se il rinnovo tarda, il vecchio Ccnl continua ad applicarsi e con lui continua anche l’adeguamento della parte economica. È l’ultrattività. La frase chiave è questa: «In caso di ritardo nel rinnovo del Ccnl la verifica annuale e il relativo adeguamento della parte economica continueranno ad agire in regime di ultrattività».
Rappresentanza sindacale: contano iscritti e voti
Il capitolo sulla rappresentanza è il cuore politico del testo. La misurazione e certificazione viene definita «elemento essenziale» per sapere chi può negoziare, contrastare il dumping, regolare appalti pubblici e privati e riconoscere gli incentivi pubblici. Sul lato sindacale il criterio è doppio: iscritti e voti ottenuti nelle elezioni delle rappresentanze sindacali.
Il testo richiama le convenzioni con Inps e Inl (Ispettorato nazionale del lavoro) e chiede di portare a compimento gli accordi già firmati, anche con il coinvolgimento del ministero del Lavoro. I criteri dovranno essere aperti anche a sigle diverse da Cgil, Cisl e Uil, purché misurabili e trasparenti.
Deleghe, Rsu e piccole aziende
Per misurare davvero la rappresentanza servono dati certi. Per questo Cgil, Cisl e Uil propongono che le imprese comunichino nel modello Uniemens le deleghe di iscrizione alle organizzazioni sindacali. L’obbligo dovrebbe entrare nei Ccnl e passare da una procedura amministrativa vincolante dell’Inps.
In caso di comunicazione omessa o parziale, le organizzazioni sindacali dovrebbero poter verificare i dati. Il testo punta anche a estendere le elezioni delle Rsu nelle realtà di minori dimensioni, superando gli ostacoli che finora ne hanno limitato la diffusione. Le Rsu potranno essere elette anche su iniziativa dei lavoratori.
Anche le imprese devono misurarsi
La certificazione non riguarda solo i sindacati. Il testo chiede criteri di rappresentanza anche sul lato datoriale, «sulla base di dati omogenei, certi e misurabili». È un punto decisivo per combattere i contratti pirata: bisogna sapere non solo chi rappresenta davvero i lavoratori, ma anche chi rappresenta davvero le imprese.
L’accordo quadro dovrà disciplinare anche il deposito dei contratti. Tutti i Ccnl dovranno indicare il proprio campo di applicazione e la corrispondenza con i codici Ateco di riferimento. Serve a evitare sovrapposizioni, contratti costruiti su confini ambigui e trattamenti al ribasso applicati scegliendo il contratto più conveniente.
Formazione: 40 ore l’anno in orario di lavoro
Un capitolo specifico è dedicato alla formazione. Per Cgil, Cisl e Uil deve diventare una leva strategica per la competitività e la qualità del lavoro. Il testo propone una governance condivisa delle politiche formative, il rafforzamento dei fondi interprofessionali e un legame più stretto tra formazione continua, innovazione e trasformazione digitale.
Si parla anche di ingresso al lavoro, riqualificazione, ricollocazione dei disoccupati e politiche attive. La proposta più concreta è un diritto universale alla formazione, portabile tra settori diversi. Ogni lavoratore occupato deve avere diritto a «un monte ore di formazione continua in orario di lavoro non inferiore a 40 ore per anno».
Sicurezza e partecipazione
L’accordo dedica spazio anche a salute e sicurezza. La proposta prevede l’estensione dell’elezione degli Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), l’attuazione degli Rls di sito, la valorizzazione della pariteticità, degli Rlst (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale) e della formazione prevenzionale, soprattutto negli appalti e nelle filiere.
Infine c’è la partecipazione. Digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica stanno trasformando il lavoro e, secondo i sindacati, servono nuovi strumenti di «democrazia industriale» ed «economica». La contrattazione collettiva deve diventare la sede per forme di partecipazione organizzativa, gestionale, economica e consultiva, fondate sulla «codeterminazione» dei lavoratori e delle loro rappresentanze prima delle decisioni delle imprese.