la Repubblica, 18 giugno 2026
Stellantis rilancia sull’Italia
L’Italia resta uno dei baricentri produttivi e tecnologici di Stellantis. Lo ha ribadito l’ad di Stellantis, Antonio Filosa, che è stato ascoltato dalle commissioni Attività Produttive di Camera e Senato. “Abbiamo mantenuto gli impegni del Piano Italia in molti casi andremo anche oltre”, ha detto Filosa, sottolineando che il gruppo continuerà “a investire in modo significativo, in linea con quanto fatto negli anni passati”. E fa l’esempio di Atessa, dove si investirà 1 miliardo al 2030, cifra che si va ad aggiungere ai cinque miliardi in ricerca e sviluppo in Italia entro il 2030.
Italianità e ricordo di Marchionne
"Da italiano so perfettamente quanto la grandezza di questa azienda affondi le sue radici anche in questo Paese. Grazie a questo legame e al supporto che l’Italia ci ha dato, oggi Stellantis è una grande azienda globale che rappresenta il meglio dell’italianità nel mondo. E da italiano ci tengo subito a ricordare Sergio Marchionne. Oggi sarebbe stato il suo 74° compleanno.I suoi valori accompagnano ancora oggi le persone di Stellantis che – come me – hanno avuto la fortuna di lavorare con lui”, ha detto il manager italiano che, vista anche la reazione dei parlamentari, ha cancellato il ricordo, negativo, dell’audizione dell’ex ad Carlos Tavares. Segno di un clima cambiato di rapporti con il governo, la maggioranza e la politica.
Missioni produttive degli stabilimenti
Atessa, dove sarà investito 1 miliardo al 2030, sarà uno dei cardini di questa strategia. Lo stabilimento abruzzese accoglierà la prossima generazione dei modelli di grandi dimensioni. Il quadro industriale disegnato da Filosa assegna una missione a ogni stabilimento. Mirafiori, “la nostra casa italiana ed europea”, e Pomigliano saranno l’hub delle auto piccole; Melfi, Cassino, “dove siamo al lavoro anche con potenziali partner”, e Modena quello delle vetture di fascia medio-alta e lusso; Atessa resterà il polo dei veicoli commerciali. A Pomigliano arriverà entro il 2028 la prima piattaforma e-car, con almeno due nuovi modelli elettrici ad alti volumi e prezzo atteso intorno ai 15 mila euro. A Mirafiori la nuova Fiat 500 ibrida ha già fatto crescere la produzione di oltre il 100% rispetto all’anno scorso. A Melfi sono partite Jeep Compass e DS N°8, cui seguiranno Lancia Gamma, DS N°7 e una nuova Alfa Romeo entro il 2028. Modena ha riaccolto Maserati GranTurismo e GranCabrio, mentre Cassino resta legata al futuro piano Maserati.
Risultati positivi nei primi tre mesi 2026
Filosa ha rivendicato anche i primi risultati del 2026. “Nei primi cinque mesi dell’anno abbiamo registrato una crescita di quasi il 15% nelle vendite, un più 16% nella produzione e un meno 30% nel ricorso alla cassa integrazione”, ha ricordato. Numeri che, secondo il manager, testimoniano “la nostra serietà” e sono il frutto di “un dialogo costante e costruttivo con i sindacati, la filiera e i rappresentanti del governo”.
Nodo energia e costo del lavoro
Filosa ha posto con forza il tema della competitività italiana. Il primo nodo è l’energia. “Nel primo trimestre dell’anno, il costo dell’energia elettrica per Stellantis in Italia è stato in media di 205 euro al megawattora. Per la stessa quantità di energia, in Spagna abbiamo pagato 90 euro e in Francia 100”, ha detto. Una differenza che, ha avvertito, “non è sostenibile. La situazione è tale da richiedere risposte davvero straordinarie e urgenti”, ha scandito Filosa.
Il secondo fronte è il costo del lavoro. Per Stellantis servono strumenti di flessibilità “in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna, una flessibilità che “gratifichi e tuteli le persone” ma consenta anche di allineare produzione, mercato e dinamiche esterne.
Transizione all’elettrico e made in Europe
Filosa ha confermato che “l’azzeramento delle emissioni e la transizione verso l’elettrico sono obiettivi che continuiamo a condividere”, ma ha chiesto “realismo sulle regole e sui tempi”. Sul fronte europeo, Filosa ha messo al centro il made in Europe, definendolo una leva decisiva per costruire una vera politica industriale continentale. Per Stellantis, però, il principio deve tradursi in un sistema di incentivi e premialità, non in nuovi vincoli per le imprese. “Il Made in Europe rappresenta un primo importante strumento per una politica industriale europea capace di rafforzare l’industria e proteggere i tanti posti di lavoro che rappresenta”, ha spiegato Filosa dopo la lettera mandata ai parlamentari di Bruxelles insieme a Wolkswagen e Renault, chiedendo che la sua attuazione non introduca “ulteriori ostacoli od oneri per il settore”. Stellantis chiede a Bruxelles maggiore attenzione per due pilastri dell’industria automobilistica italiana: i veicoli commerciali leggeri e le auto piccole. Per i primi, Filosa contesta l’equiparazione normativa alle automobili, ricordando che “un furgone che consegna merci nelle nostre città o che permette a un artigiano di lavorare non può essere considerato come un’automobile”. Per le citycar, invece, il gruppo guarda con favore alla proposta dei super crediti, considerata una misura nella direzione giusta per valorizzare un segmento storicamente centrale per l’Italia.
Serve il contributo di tutti
"Abbiamo rispettato gli impegni presi. E, con il nostro nuovo piano, abbiamo aggiunto tasselli importanti per il futuro. Lo abbiamo fatto in un contesto difficile, consapevoli di come il nostro impegno da solo non bastasse per risolvere i problemi che il settore sta attraversando. Per continuare su questa strada, però, c’è bisogno del contributo di tutti: istituzioni nazionali ed europee, sindacati e filiera. È necessario che tutto l’ecosistema si mobiliti per il futuro dell’industria dell’auto, un settore fondamentale che, da sempre, contribuisce alla centralità dell’Italia in Europa e nel mondo. Confido che potremo portare avanti questo impegno insieme, attraverso un dialogo franco e costruttivo, consapevoli di come l’obiettivo sia comune”.