la Repubblica, 18 giugno 2026
IA, Mattarella contro le big tech
“Oggi il 99 per cento della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie: la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi. Una tendenza che va invertita. Con urgenza. L’Unione europea deve compiere un salto: passare dalle enunciazioni di principi alle decisioni concrete”.
Lo denuncia Sergio Mattarella a Venezia, al simposio Cotec, al quale partecipano il re di Spagna, Felipe VI, il presidente del Portogallo, Antonio José Seguro, e la presidente della Bce Christine Lagarde.
Cosa rischiamo? Il potere tecnologico in “pochissimi soggetti privati”, che perdipiù pretendono di “disattendere se non di travolgere ogni regole”, e di invadere le prerogative degli Stati. Con il rischio di ampliare le disuguaglianze.
Perciò il presidente della Repubblica sollecita una risposta europea che sappia imporre nuove regole nell’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sul mondo del lavoro e sulle nostre vite in generale.
Ricorda che la rivoluzione in atto “interpella in profondità le nostre democrazie”.
C’è un problema di “sicurezza della società e dei diritti dei cittadini”. Siamo dentro un fatto nuovo nella storia dell’umanità: “A differenza di precedenti rivoluzioni tecnologiche – che hanno riguardato soprattutto attività manuali e ripetitive – si tratta di sviluppi di capacità generative che intervengono direttamente su funzioni ad alto contenuto cognitivo: elaborazione di informazioni, scrittura, analisi, progettazione, consulenza, supporto decisionale”.
E infatti si domanda: “I calcolatori elettronici che fanno vivere la intelligenza artificiale da quali valori sono guidati? Per quali obiettivi sono stati programmati? In una società libera, il criterio che regola la vita di tutti è quello della responsabilità, del rendere conto”.
Questo processo va governato.
Perché rischia di favorire inesorabilmente i boss dei Big Data – e non solo loro naturalmente – fornendo loro un potere enorme: “L’Intelligenza Artificiale rappresenta, in ampia misura, un acceleratore per chi sia dotato di capitali e di risorse energetiche, di infrastrutture tecnologiche, dati e competenze avanzate. Il divario tra chi ne dispone e chi ne rimane escluso potrà ampliarsi. La concentrazione del controllo delle nuove tecnologie nelle mani di pochissimi soggetti privati – che stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali, a partire dallo spazio – ne ha fatto realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola”.
Il rischio è che “il disordine internazionale” si ampli in mano ad “attori di imponderabile legittimità”.
Il riferimento è agli Usa. A Trump. E ai suoi principali sostenitori. A cominciare da Elon Musk. “L’Intelligenza artificiale rappresenta, in ampia misura, un acceleratore per chi sia dotato di capitali e di risorge energetiche, di infrastrutture tecnologiche, dati e competenze avanzate”.
È un grido morale, quello che arriva da Venezia. L’impellenza a considerare le questioni etiche che l’Intelligenza artificiale reca con sé, nella potente trasformazione che già sta avvenendo nelle pieghe della società.
“Qualsiasi attività umana sollecita norme di comportamento e di relazione, un codice, una grammatica”, ricorda Mattarella. Questa mancanza di grammatica pone a rischio la sovranità degli Stati, la loro capacità di tutelare i diritti di ciascuno di noi: “Si presenta, quindi, un palese tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini”.
“Quilibet in domo sua dicitur rex”, cita il latino Mattarella. “Chiunque, in casa propria, va considerato sovrano”. “In casa propria non in quella altrui o negli ambiti comuni, come rischia di avvenire”, precisa. Il cambiamento non va demonizzato, sia chiaro. Mattarella ricorda che i vantaggi per la produttività, la sanità, la scuola, i tanti ambiti. Bisogna “esaltarne gli immensi effetti positivi, ricorda. Ma sapendolo sapientemente governare, con il fine ultimo di tutelare la dignità delle persone, moltiplicare la consapevolezza – dunque la libertà – dei cittadini e sapendo che il lavoro di ciascuno vi è strettamente connesso”.
La sintonia con Papa Leone è totale. Mattarella cita l’enciclica “Magnifica humanitas” nella quale ha richiamato questa esigenza: l’Intelligenza artificiale deve rispettare le capacità di ogni persona, non ridurla a elemento marginale di processi automatizzati. Perché – ha scritto – “il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto un mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità”.
Governare il fenomeno è una sfida che compete all’Europa. “Lo dobbiamo alle nuove generazioni”, premette.
Come? “Vanno messe in atto, adesso, le politiche necessarie, con il passaggio dalla, necessaria, produzione di regole alla operatività. È indispensabile che i governi membri abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune. La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa. È una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria”.
Christine Lagarde ha ricordato che non è così semplice passare dalle parole ai fatti. “C’è una profonda vulnerabilità strategica dell’Europa quando si tratta di intelligenza artificiale. È fortemente dipendente da sistemi fondamentali sviluppati da una manciata di aziende concentrate non solo in un’unica giurisdizione, ma all’interno di quella giurisdizione in un unico Stato”.