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 2026  giugno 18 Giovedì calendario

Del Vecchio, nel riassetto spuntano i fondi Apollo e Ares

Sono due le strade che si aprono davanti a Leonardo Maria Del Vecchio per accelerare il finanziamento da 11 miliardi in vista dell’acquisto del 25% di Delfin dai fratelli Paola e Luca e salire così al 37,5% della holding. Il tempo stringe perché il quarto figlio del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, vorrebbe trovare un’intesa in occasione del 27 giugno, anniversario della scomparsa del padre la cui successione non è ancora stata conclusa.
Per la squadra di banche – a trazione Unicredit e Crédit Agricole – l’impegno è rilevante per allestire un prestito di queste dimensioni. Il lavoro procede ma con la necessità di nuovi approfondimenti che richiedono tempo. Da qui la seconda opzione sul tavolo di Leonardo Maria che potrebbe aprire all’intervento di fondi di private debt. In campo non c’è solo Apollo – uno dei maggiori player mondiali che forniscono sia capitale sia finanziamenti alle aziende – ma anche la californiana Ares con i suoi 422 miliardi di dollari di asset nel business del credito.
Nel caso in cui con le banche non si riuscisse a chiude l’operazione in tempi adeguati, insomma, è pronta la seconda carta che sarebbe sostitutiva del finanziamento bancario. Ma solo per una fase. Sullo sfondo si esplorano quindi soluzioni più adatte alle specificità del momento.
Certo, la formula del private debt sarebbe ben più onerosa rispetto al tasso del 5% ipotizzato dal pool bancario e forse anche le condizioni più stringenti. Tuttavia, secondo fonti vicine a Leonardo Maria, l’intervento dei fondi avrebbe una durata di soli dodici mesi. Dopodiché il giovane imprenditore potrebbe tornare dalle banche e rifinanziare sul lungo periodo. Si tratterebbe di fare passare un anno in cui molti aspetti potrebbero essere superati. Per esempio la valorizzazione di alcune quote bancarie. Per prima il 17,5% del Monte dei Paschi sul quale Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta che porterebbe nelle casse di Delfin un premio cash di circa 400 milioni, senza contare le azioni, molto liquide, della banca guidata da Carlo Messina. Cifre che confluirebbero nella holding che a sua volta le ridistribuirebbe agli azionisti. Insomma, il perimetro potrebbe cambiare e Leonardo Maria avere in capo al suo veicolo Lmdv Fin avere più liquidità per i rimborsi. A quel punto Delfin avrebbe anche una governance più chiara con Leonardo Maria azionista di riferimento. Intanto il pool di banche è al lavoro alle prese con comitati e vigilanza e include anche Deutsche Bank, SocGen, Bbva, Bnp Paribas e Banco Bpm. I punti da superare sono la solidità delle garanzie che le banche vorrebbero oltre la quota del 25% acquistata da Luca e Paola, cosa che lo statuto Delfin non consente. E la holding non dà azioni delle partecipate a garanzia. Le banche si esercitano. Il finanziamento allo studio potrebbe contemplare anche l’ingresso nel loro stesso prestito degli stessi fondi di private debt (quindi senza la necessità di altre due diligence), attraverso una struttura con una priorità di rimborso diversa che potrebbe privilegiare le banche rispetto ai fondi. Gli istituti diminuirebbero così l’esposizione al rischio senza appesantire le condizioni.