Corriere della Sera, 18 giugno 2026
Sfida sulla caccia. Il Papa: tutelare e rispettare il Creato
È scontro sul testo che riforma la legge sulla caccia in discussione al Senato, di cui è primo firmatario il capogruppo di FdI Lucio Malan. L’opposizione sostiene che aumenti il numero di animali cacciabili e le aree di caccia consentite, e chiede che venga immediatamente ritirato. Il governo – in un dossier messo a punto dal ministero dell’Agricoltura – spiega invece che «tutte le forze politiche, le Regioni e i Comuni hanno chiesto di intervenire» e smentisce una serie di obiezioni.
Tra le associazioni ambientaliste schierate contro il disegno di legge – dal Wwf a Legambiente – la Lipu ottiene un intervento del Papa. «È una questione di grande rilevanza sociale e morale», scrive il Pontefice in una lettera pubblicata dall’associazione. «Leone XIV – scrivono i militanti che ne avevano chiesto l’intervento – pur sottolineando l’indiscutibile terzietà della Santa Sede rispetto alle “tematiche legislative degli Stati”, ha assicurato che non mancherà di promuovere “il rispetto e la tutela del creato”».
Fanno proprie le parole di Leone XIV tutti i leader dell’opposizione. La segretaria del Pd, Elly Schlein, denuncia una «resa incondizionata alla frangia venatoria più estremista, in barba alla scienza, al diritto europeo e al dovere costituzionale di tutelare l’ecosistema e la biodiversità». Schlein chiede il ritiro immediato del ddl, richiesta a cui si uniscono i leader di M5S e Avs Giuseppe Conte e Angelo Bonelli. Conte rivendica l’inserimento in Costituzione della tutela dell’ambiente, durante il suo governo, e denuncia il «passo indietro» dell’esecutivo Meloni. Furente il Verde Bonelli: «Vogliono trasformare parchi, aree protette e perfino le spiagge in luoghi dove si può sparare». Un no arriva anche dalla stessa maggioranza: è quello della deputata di Nm Michela Vittoria Brambilla, che spinge per una «abolizione totale» della caccia.
Il centrodestra, però, intende procedere con la sua proposta. «Aggiornare una legge non significa demolirla ma rimetterla in condizione di funzionare», si legge nel dossier del ministero dell’Agricoltura. Che respinge la tesi secondo cui si allargherebbero le aree di caccia: «La pianificazione del territorio resta di competenza regionale. Mappare e aggiornare non significa cancellare le tutele. Proteggere la fauna non significa lasciare che ogni popolazione cresca senza alcuna forma di controllo». Falso – stando al governo – che con la nuova legge si ridurrebbero le aree protette («Non esiste alcun obbligo generalizzato»), che si potrà cacciare nei parchi («Restano aree sottratte all’attività venatoria») e che la riforma metta a rischio le specie protette: «Sono tenuti in considerazione i dati scientifici». Smentito anche il no della Commissione europea: «Nessun atto formale di bocciatura». La maggioranza incassa il sostegno di Cia e Confcooperative: «Da anni denunciamo l’insostenibilità della pressione della fauna selvatica su territori e produzioni».