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 2026  giugno 18 Giovedì calendario

In Albania si allarga la "protesta dei fenicotteri"

Anche i fenicotteri rosa, nel loro piccolo, s’incazzano. Perché hanno capito che li sfratteranno – con le tartarughe marine, le foche monache e altre duecento specie di volatili – dal paradiso di 40 mila ettari che è (ancora per poco?) la laguna di Vjose-Narta.
L’ecosistema
La laguna è alle porte di Valona e, con la dirimpettaia isoletta di Sazan (570 ettari), disabitata perché ex base militare, «chiude» la baia valonese del promontorio del Karaburun. Ma, soprattutto, costituisce un ecosistema incontaminato, è uno dei principali corridoi degli uccelli migratori nel Mediterraneo ed è (solo formalmente, vedremo perché) l’unica area marina protetta dell’Albania (nelle altre trionfa Edilizia Selvaggia, secondo i peggiori esempi costieri italiani e spagnoli).
È accaduto in un giorno d’estate del 2021. Ospiti sullo yacht del finanziere Nathaniel Philip Victor James Rothschild, giunti in queste acque, i coniugi Ivanka Trump e Jared Kushner si sono innamorati della laguna e dell’isoletta. E mentre Ivanka subito si tuffava tra le onde verdi e blu e raggiungeva a nuoto la riva di Sazan, Jared (come lo chiama confidenzialmente anche in pubblico il primo ministro albanese, Edi Rama) già srotolava nella sua testa i grafici del megaprogetto di diecimila mini alloggi a Sazan e di un maxi resort nella laguna, sulla sabbia lunare delle spiagge di Dalan. Tutta roba extra lusso, per un investimento, «indotto» compreso, del valore stimato di 5 miliardi di dollari.
Jared veniva dal fallimento del progetto di una Trump Tower a Belgrado (500 milioni di dollari) da erigere in onore del cognato Donald Trump junior (tutto il mondo è paese di cognati), ma i magistrati serbi hanno scoperto che le carte erano false e il progetto è naufragato. Jared allora, come nelle favole, ha pensato di esaudire il desiderio di Ivanka realizzando in Albania un progetto dieci volte più costoso di quello fallito in Serbia. E mentre Ivanka curava la diplomazia pranzando riservatamente con Edi, il marito Jared e i suoi soci nel fondo «Affinity Partners», i fratelli qatarioti Moutaz e Ramez Al-Kayyat, si davano da fare per risolvere problemi e superare divieti di legge.
La nuova legge
Non ci crederete, ma il miracolo è avvenuto. Un colpo di penna come un colpo di spada (copyright, Leonardo Sciascia) e nel 2024 la legge che vietava inderogabilmente è diventata la legge che permette qualunquemente: purché si tratti di «investimenti strategici». Qualsiasi cosa voglia dire «strategico» (come «iconico», va bene su tutto), «Affinity Partners» ha presentato il suo progetto – di cui fino alla scorsa primavera nessun albanese sapeva nulla – con un tempismo perfetto, subito dopo l’aggiustamento della legge. È stato a questo punto che, nel Paese delle Aquile, ad incazzarsi sono stati i fenicotteri. La protesta, non violenta, denominata Flamingo Revolution, rivoluzione dei fenicotteri, è esplosa in tutta l’Albania. Dura ormai da tre mesi ed è diventata una protesta politica quotidiana non-stop. Ma non ha un colore di partito, poiché i «fenicotteri» – anche alla luce dell’inchiesta per corruzione nel frattempo aperta dalla Spak, la procura speciale istituita nel 2019 per ridare credibilità a una giustizia scassata – chiedono le dimissioni del governo e contestano non meno vigorosamente anche l’opposizione.
L’area protetta
«Lo stupro ambientale di Vjose-Narta e di Sazan rappresenta la svendita dell’Albania e della sua sovranità nazionale», dicono i manifestanti, non solo a Tirana e a Valona, ma anche nei sit-in che le comunità albanesi residenti in Italia stanno organizzando in diverse grandi città italiane.
Protesta apartitica
Ce l’hanno con il governo e con l’opposizione, con il socialista Edi Rama e con il democratico Sali Berisha, ex premier anche lui. Gli slogan dei cortei, in cui vengono branditi i ritratti dei due che si baciano sulla bocca, li vogliono entrambi «ne burg», in galera. Lungo il serpentone che l’altroieri attraversava le vie della capitale dirigendosi verso piazza Skanderbeg dicevano tutti la stessa cosa: «Costoro hanno tradito il popolo. Mai hanno versato una goccia di sangue per difenderlo». E il sangue, attenzione, in Albania è un fattore molto importante. Guai se un albanese si sente tradito, specialmente da chi ha il suo stesso sangue.
Non è vero, però, come sostiene Edi Rama, che «se non ci fosse stato di mezzo Jared, nessuno si sarebbe interessato a questa vicenda». Buttarla su un presunto pregiudizio antisraeliano degli albanesi a causa della cittadinanza o addirittura della religione di Kushner è una mossa piuttosto maldestra, se non disperata.
Primo, perché pochi giorni fa c’è stata un’altra protesta contro l’ennesimo mega progetto speculativo, con relativo scempio ambientale, per costruire un altro resort di lusso sulle colline di Rrjoll, vicino a Scutari. I manifestanti, espropriati dei loro terreni dalla sera alla mattina, sono insorti e sotto gli occhi dei poliziotti in tenuta antisommossa hanno divelto le recinzioni di filo spinato che erano già state installate per delimitare l’area da edificare. Secondo, perché, mentre protestano, i manifestanti rinfrescano anche la memoria a Rama, ricordandogli che l’Albania è stato l’unico Paese europeo a salvare l’intera sua popolazione ebraica durante l’occupazione nazista e che la prima grande sinagoga moderna (adibita a deposito dagli italiani durante la prima guerra mondiale e nel 1915 distrutta da un incendio) venne costruita proprio a Valona. Dove oggi – a due passi dalla moschea «Muradie», progettata dal grande architetto ottomano Sinan – vive e prospera in pace la colorata «Via degli Ebrei», con i suoi negozi, botteghe e ristoranti, e si sta ricostruendo anche il Museo ebraico albanese, su progetto di un noto studio tecnico di Tel Aviv.
I rapporti con Israele
«Mentre il governo Rama compra grossi quantitativi di armi da Israele e integra i servizi di intelligence albanesi con quelli israeliani – spiegano i “fenicotteri” —, registriamo che silenziosamente un numero abnorme di cittadini israeliani sta acquistando grandi estensioni di terra in Albania. Noi non facciamo “collegamenti”, ma che debba farli Rama, ribaltando il discorso e accusandoci di opporci allo scempio di Sazan e della laguna di Vjose-Narta perché saremmo eterodiretti da potenze straniere è troppo». In realtà, Rama e i mass media che lo appoggiano sono arrivati anche a sostenere che le immagini delle proteste «potrebbero essere frutto della intelligenza artificiale generativa». Ma Sazan, con i suoi 3.600 bunker dell’ancien régime di Enver Hoxha, esiste. È stata un’importante base militare, prima sovietica e poi cinese, e non ha smesso di esserlo anche dopo, quando l’Albania, nel 2009, è entrata nella Nato. Forse per questo Rama è così sicuro che «il progetto si farà». E può darsi che avrà ragione lui, perché, come dicevamo all’inizio, la laguna è «protetta» solo formalmente, in quanto è già stata violata con la costruzione, quasi ultimata, dell’aeroporto di Valona. Sì, proprio nel bel mezzo dell’area protetta di Vjose-Narta, in spregio a tutte le leggi nazionali e internazionali e a ogni direttiva europea e interplanetaria, sta per entrare in funzione l’aeroporto di Valona, il terzo e più grande del Paese delle Aquile. Questo, i fenicotteri rosa ancora non lo sanno, ma quando cominceranno i decolli e gli atterraggi se ne accorgeranno. E se ne andranno da qui. Ben prima che Jared, Edi e Ivanka coronino il loro sogno a cinque stelle (e strisce).