Corriere della Sera, 18 giugno 2026
Chat, «immune» chi scambia messaggi coi parlamentari
Non parlamentari immuni dalle chat quasi per contagio dell’immunità dei parlamentari: non è una proposta della politica, ma è l’effetto di come la II Corte d’Appello di Milano motiva l’assoluzione in gennaio dell’ex eurodeputata Lara Comi dal reato di corruzione, con pena scesa così da 4 anni e 2 mesi a 1 anno per una residua truffa alla Ue. «Determinanti» in primo grado sulla corruzione erano chat sui cellulari date spontaneamente dai suoi interlocutori ai pm nel 2019. All’epoca le chat erano «documenti», nel 2023 la Consulta le ritiene «corrispondenza», quindi tutelate dall’immunità dei parlamentari, inutilizzabili nei loro confronti senza richiesta dei magistrati di autorizzazione. E senza chat, su Comi «consegue il deficit probatorio» a fronte degli argomenti difensivi dei legali Antonio Bana e Gianluca Varraso. Ma la Corte spiega di aver assolto anche i non parlamentari interlocutori delle chat: «Sarebbe decisamente anomalo introdurre una sorta di “doppio binario” ricostruttivo che ritenga» le chat «inutilizzabili» verso il parlamentare «in quanto lesive di diritti fondamentali costituzionalmente tutelati», e però «impieghi il medesimo materiale a fini di prova nei confronti dei concorrenti del parlamentare», perché così si finirebbe per «esprimere pur sempre, implicitamente e surrettiziamente, un giudizio di responsabilità del parlamentare per aver posto in essere un tassello insostituibile del mosaico accusatorio, pur in assenza di condanna». In più la Corte, aderendo all’interpretazione per cui il pm non è quell’organo amministrativo indipendente richiesto dalla Corte Ue per il sequestro delle chat, giunge ad additarvi non una «nullità intermedia» (eccepibile entro il primo grado), ma l’ «insanabile inutilizzabilità patologica in ogni stato e grado».