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 2026  giugno 18 Giovedì calendario

Milano, il capo dei pm replica a Sala: in Procura ci muoviamo in sintonia

La «buona fede» dei costruttori colpisce ancora un’inchiesta della Procura di Milano sull’urbanistica cittadina. Nel senso che questo argomento, cioè il legittimo (almeno sino al 2023) affidamento riposto dagli operatori immobiliari nelle prassi consolidate del Comune di Milano e nella passata giurisprudenza amministrativa di Tar e Consiglio di Stato, «buona fede» posta l’altro ieri dalla VII sezione del Tribunale di Milano alla base dell’assoluzione di tutti gli 8 imputati di lottizzazione abusiva del grattacielo di 84 metri «Torre Milano» nel primo dei processi sull’urbanistica cittadina a essere andato a sentenza, viene valorizzato anche dal Tribunale del Riesame nelle depositate motivazioni dell’annullamento lo scorso 24 gennaio del sequestro del cantiere «Unico Brera» in via Anfiteatro, a seguito del ricorso di proprio uno degli imputati assolti martedì, il costruttore Stefano Rusconi.
Prima i giudici Galli-Amicone-Nosenzo spendono 41 pagine su 45 per spiegare (anche discostandosi consapevolmente da decisioni di Tar e Consiglio di Stato) perché l’intervento non potesse essere qualificato «ristrutturazione edilizia» autorizzata tramite una semplice autocertificata «Scia», ma sotto questa etichetta fosse divenuto «la realizzazione di un organismo edilizio profondamente diverso per consistenza, sviluppo verticale, numero delle entità e incidenza sul contesto urbano»: e cioè non più il risanamento di 9 alloggi di edilizia popolare immaginato nel 1998 su 3 demoliti piani, ma 27 appartamenti in 11 piani alti 34 metri (più 3 interrati e un esercizio commerciale al piano terra). Poi, però, le ultime 4 pagine rimarcano che «la provenienza del progetto dalla stessa Amministrazione comunale, la regolarità ritenuta dai competenti uffici, e l’esito favorevole dei due gradi di giudizio amministrativo sulla legittimità del titolo, depongono nel senso di un affidamento maturato», che «non può essere svalutato nella ricostruzione dell’atteggiamento psicologico» del costruttore.
In questo quadro, dopo aver assistito l’altro ieri all’affondo del sindaco Beppe Sala (dettosi «molto amareggiato» dalla «violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse»), e dopo aver ascoltato il rilancio ieri mattina a Radio24 della vicesindaco Anna Scavuzzo («la Procura ha appesantito il clima sicuramente», «l’azione anche di indagini è legittima, autonoma, indipendente, non bisogna però inquinare il clima e impedire che ci sia uno svolgimento corretto e quotidiano di un’attività libera e innocente fino a prova contraria»), il procuratore Marcello Viola ritiene di intervenire con accanto Paolo Ielo, il procuratore aggiunto subentrato alla collega Tiziana Siciliano in pensione da dicembre 2025.
«Non abbiamo alcuna volontà né voglia di interferire con attività delle autorità amministrative – dice Viola —, come ufficio mi sento di dare un segnale di rasserenamento. Si lasci lavorare con tranquillità chi deve lavorare. Poi, certo, le indagini determinano degli effetti. E le sentenze non si commentano prima di averne lette le motivazioni, poi valuteremo il da farsi». E al sindaco, che martedì dopo l’assoluzione degli imputati di «Torre Milano» aveva polemicamente aggiunto di essere «a questo punto anche un po’ curioso di capire il dottor Viola, che stimo, che giudizio dà dell’operato del suo team», Viola risponde asettico che «la Procura è una, e si muove in sintonia».