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 2026  giugno 18 Giovedì calendario

Lite in maggioranza sulle preferenze

L’obiettivo di far deflagrare lo scontro interno alla maggioranza sulle preferenze, i deputati di opposizione l’avevano lasciato trapelare da un po’. Ieri, prima ancora che si arrivasse a un voto nel merito, il dissidio si è manifestato. Il segretario di Forza Italia e vicepremier, Antonio Tajani, ha infatti detto chiaro e tondo il suo no: «L’accordo complessivo sulla legge elettorale non prevede le preferenze». Pd e Avs chiedono lo stop alla discussione: «Fermiamo i lavori della commissione. Se decide tutto Palazzo Chigi, la discussione in Parlamento è finta».
La posizione dei forzisti dunque è da ieri ufficialmente la stessa della Lega: contraria. Come da testo, in discussione in commissione Affari costituzionali, che prevede che le liste restino bloccate. Invece Fratelli d’Italia ha da tempo garantito che proporrà la reintroduzione delle preferenze. E ieri, dopo le parole di Tajani, Giovanni Donzelli lo ha confermato: «Noi presenteremo l’emendamento. Auspichiamo di trovare il consenso di tutto il centrodestra». In commissione gli emendamenti presentati da alcune forze di opposizione (Futuro Nazionale, Azione e il partito liberal democratico di Marattin) sulle preferenze sono stati cassati. E Roberto Vannacci insiste, anche contro Tajani: «Futuro nazionale non ha sottoscritto alcun patto per il no alle preferenze. Evidentemente è stato costruito un “lodo anti-Vannacci”». La pressione, dal lato della minoranza, continua. Matteo Renzi annuncia una petizione popolare per tornare a chiederle. Il Pd punge Forza Italia: «Tajani getta la maschera – dice Simona Bonafè – la maggioranza vuole le liste bloccate per scegliere al posto degli italiani».
Se le opposizioni soffiano sul fuoco è appunto il partito della premier che deve provare a fare argine alla presa di posizione degli alleati. E lo fa evocando una soluzione creativa. «Noi abbiamo sempre detto di volere le preferenze – commenta Donzelli – la Lega è contraria e FI per ora non le ha chieste. Vedremo. Non mi precludo la possibilità di trovare una formula, magari con un po’ di fantasia, che dia all’elettore la possibilità di scegliere e ai partiti di garantire comunque una parte della classe dirigente». Stessa posizione di Maurizio Lupi di Noi moderati: «Sì alle preferenze per restituire agli elettori il potere di scelta». Facile per Filiberto Zaratti di Avs ironizzare infilandosi nella polemica degli avversari: «Parlatevi, scrivetevi, decidete e poi ci chiamate. Intanto fermate i lavori della commissione». Per il M5S «l’unica cosa su cui la maggioranza concorda è mantenere il potere passando sulle teste dei cittadini», dice Gubitosa. Tajani prova a smorzare i toni, riconoscendo: «L’Aula è sovrana, vedremo quello che succede. Non mi fanno certo paura le preferenze. Ma mi pare che la direzione imboccata sia quella giusta». Più morbido il vicesegretario di FI Stefano Benigni, tra gli sherpa che hanno scritto il testo: «Discutiamo senza preclusioni».
Anche ammettendo che il dialogo possa riservare sorprese, la polemica sulle preferenze pone un ulteriore ostacolo sul cammino della riforma. Giuseppe Conte tratteggia un nuovo scenario: «Il fenomeno Vannacci si è incuneato nelle contraddizioni evidenti del centrodestra – dice il leader del M5S a Adntalks —. La legge elettorale, congegnata per avvantaggiarsi, potrebbe subire una battuta d’arresto». Dal primo partito respingono i sospetti di una possibile retromarcia: «Lasciare che si voti con la legge attuale ci converrebbe – dice un dirigente meloniano – ma non converrebbe all’Italia. Non consentiremo di portare il Paese nel pantano. La legge si approverà».