Corriere della Sera, 18 giugno 2026
Iran, l’ira dei falchi Maga per l’intesa: troppi soldi e concessioni a Teheran
Il memorandum di intesa con l’Iran di Trump ha aperto un nuovo fronte nella guerra interna al movimento «Maga» tra «falchi» e anti-interventisti. All’inizio del conflitto, figure come i commentatori Tucker Carlson e Megyn Kelly o i deputati repubblicani Marjorie Taylor Greene e Thomas Massie sono state duramente criticate dai «falchi» (e anche dal presidente) per aver suggerito che Trump avesse abbandonato i principi «America First» attaccando l’Iran per conto di Israele. Adesso invece sono i «falchi» che avevano incitato Trump alla guerra a essere molto preoccupati, poiché vedono le concessioni all’Iran nel memorandum come un tradimento di Israele e un rafforzamento del regime di Teheran.
Ai falchi repubblicani convinti che l’unico modo per porre fine al terrorismo del regime iraniano sia rovesciarlo, anche gli elogi fatti da Trump ai nuovi leader di Teheran non piacciono affatto. «Abbiamo a che fare con persone che penso siano molto razionali» ha detto il presidente americano al G7, «non sono radicalizzati» e cercano di «aiutare il loro Paese». Trump afferma che il cambio di regime, pur non essendo il suo obiettivo, è in qualche modo avvenuto. I «falchi» non sono d’accordo. Il presidente ha anche detto ieri che, se altri Paesi del Golfo hanno dei missili (un tema alla fine non affrontato nel memorandum), sarebbe «un po’ ingiusto» vietarlo all’Iran. La dissidente Masih Alinejad, sulla tv di destra Fox, obietta: «L’Iran non è un Paese normale».
I soldi sono uno dei temi più controversi: il memorandum consente all’Iran di iniziare immediatamente a vendere il petrolio; poi, se ci sarà un accordo finale e se l’Iran rispetta i suoi obblighi, saranno previsti anche la rimozione di sanzioni, lo scongelamento dei fondi iraniani bloccati all’estero e anche la creazione di un fondo per la ricostruzione da almeno 300 miliardi di dollari. La Casa Bianca insiste che i soldi per la ricostruzione verrebbero soprattutto dal Golfo e da privati. «Non dobbiamo pagare un centesimo agli iraniani come parte di questo fondo per la ricostruzione – ha detto ieri ai giornalisti un alto funzionario —. Tutto quello che dice il memorandum è che, se arriviamo a un accordo finale e se gli iraniani si comportano bene, permetteremo la rimozione delle sanzioni per consentire per esempio agli Emirati di costruire una centrale elettrica in Iran... E se cambiano il loro comportamento come Paese, questo sarebbe grandioso per tutti». Ma i falchi non credono che il regime possa cambiare. Il commentatore di Fox News Marc Thiessen ha definito la prospettiva di dare quei soldi all’Iran come «un disastro»: come offrire alla Germania un Piano Marshall «mentre i nazisti erano ancora al potere».
L’altro tema riguarda Israele: non è firmatario ma deve cessare gli attacchi in Libano. Il commentatore Mark Levin di Fox definisce inaccettabile questa intesa con l’Hezbollah.
Una terza preoccupazione dei falchi è che l’accordo finale, al quale vengono rimandati tutti i dettagli del programma nucleare iraniano, possa essere molto difficile da ottenere. Anche il capo della Cia John Ratcliffe avrebbe detto a Trump che, secondo l’intelligence Usa, difficilmente il regime si piegherà nei prossimi 60 giorni a concessioni sul programma nucleare. Ciò significa che la rimozione del blocco navale americano darà al regime la possibilità di riempire le casse e riarmarsi nel prossimo mese e mezzo.
Quel fondo per la ricostruzione da 300 miliardi, idea del Qatar, rivela però qualcos’altro: è chiaro che lo «scudo americano» non basta più come garanzia agli alleati del Golfo, che quindi pensano a investire in Iran per gestire le gestioni bilaterali in futuro.
Mentre la sinistra descrive l’accordo come una resa totale, i critici repubblicani stanno attenti a non attaccare Trump. Il senatore della South Carolina Lindsey Graham vuole che «l’architetto dell’accordo, il vicepresidente Vance», lo illustri al Congresso. Isolazionista e aspirante successore di Trump alla Casa Bianca, potrebbe essere Vance il capro espiatorio per i falchi se le cose vanno male. Lui spera di trarne vantaggio tra i non interventisti. Nel programma tv di Megyn Kelly, Vance ha detto che i falchi vogliono «un conflitto infinito», ma li ha invitati a restare nella coalizione trumpiana. La Casa Bianca conta che nel lungo periodo, col ritorno della benzina a 3 dollari, l’americano medio non si preoccuperà dei missili iraniani.