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 2026  giugno 18 Giovedì calendario

Usa e Iran firmano l’intesa. Trump rilancia le minacce

L’Europa e il Canada approvano l’intesa firmata dall’America con l’Iran e daranno una mano nello Stretto di Hormuz; in cambio l’America si riallinea agli europei nel «sostegno indefettibile» all’Ucraina contro l’invasore russo. Questo sembra essere l’affare concluso al G7, «obiettivamente un successo», ha detto entusiasta il presidente Emmanuel Macron nella conferenza stampa finale, giudizio condiviso anche dai meno inclini a subire il fascino della grandeur francese, come la premier Giorgia Meloni.
Il summit di Evian è andato bene, meglio delle previsioni. Nel corso della sua appendice a Versailles, a tarda sera, Donald Trump ha firmato il memorandum di intesa, e lo stesso ha fatto a distanza il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. L’accordo, che già era stato siglato in via digitale domenica, è ormai in vigore. I 14 punti – diffusi ieri dalla Casa Bianca – sono però solo un quadro di massima, che andrà riempito di elementi concreti nei prossimi 60 giorni, in particolare per quanto riguarda la rinuncia da parte di Teheran all’uranio arricchito che potrebbe servire per la bomba atomica. Gli obiettivi dichiarati dell’attacco israelo-americano all’Iran sono cambiati più volte, ma ieri Trump ha ripetuto che si è sempre solo trattato di impedire all’Iran di acquisire la capacità nucleare e «spazzare via Israele».
Questo oggi, secondo Trump, è il cuore della questione e «se gli iraniani non faranno i bravi siamo pronti a bombardarli di nuovo, per una settimana, due settimane, due mesi, due anni, quel che serve, possiamo farlo, non mi costa niente, abbiamo l’esercito più potente del mondo».
In attesa di vedere se l’intesa sul Medio Oriente reggerà, in questi tre giorni i leader del G7 hanno dato il loro meglio, ciascuno secondo le proprie possibilità: il cancelliere Merz ha regalato una maglia da calcio con scritto «Trump» a Trump, il presidente americano si è presentato con un’ora di ritardo al tavolo dove tutti lo aspettavano dicendo: «Sono il boss» (scherzava, forse), e l’ospite d’onore, il presidente ucraino Zelensky, ha concesso a Reuters un’intervista a tratti commovente: «Le manca essere un attore? Mi manca essere un buon padre. Quando ha pianto l’ultima volta? Mi capita spesso, soprattutto quando mi tocca dare medaglie a madri e padri che hanno perso i loro figli. Chi sono i suoi eroi? I miei figli e il mio popolo. La mia nazione è assolutamente eroica». Eroica nel resistere a una guerra che non vuole, e che smetterebbe di combattere all’istante, se solo anche Putin lo volesse. Alla vigilia di Evian, le fonti diplomatiche dell’Eliseo spiegavano che non ci sarebbe stato un comunicato congiunto, ma tante dichiarazioni su temi specifici, e ogni Paese avrebbe firmato solo quelle che approvava. È finita che sono state redatte nove dichiarazioni, dalla geopolitica alla lotta ai trafficanti di droga, dall’intelligenza artificiale ai migranti, e i sette Paesi le hanno firmate tutte, all’unanimità. Accanto alla ritrovata intesa sull’Ucraina – missili balistici potrebbero presto essere costruiti in Ucraina su licenza americana e europea – il G7 segna un’importante convergenza sul Medio Oriente. Il sì europeo sull’Iran non è stato certo difficile, anzi: gli europei hanno sempre criticato l’attacco di Israele e Stati Uniti, e nel momento in cui gli Stati Uniti si accordano per la riapertura dello Stretto, gli altri Paesi del G7 applaudono.
Quel che gli europei ci mettono in più è, come al solito, la retorica sui meriti di Trump. «È un ottimo accordo – ha detto Macron – e ringraziamo il presidente Trump per averlo ottenuto». Secondo molti si tratta di una specie di capitolazione americana, ma non importa: in questo caso, contento Trump, contenti tutti.