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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Kaufmann può essere giudicato

Sono da poco passate le 19 di ieri, le porte di Regina Coeli si aprono di nuovo per Rexal Ford, alias Charles Francis Kaufmann, quelle di piazzale Clodio lo attendono a partire dal prossimo 6 luglio. Finisce così, con l’ordinanza emessa ieri dalla prima Corte d’assise di Roma, dopo una nuova valutazione degli esperti, la “battaglia” tra periti e consulenti che aveva visto il 46enne californiano, imputato per il duplice omicidio di Villa Pamphilj, lasciare la sua cella di isolamento per trascorrere un mese nel reparto di psichiatria del Santo Spirito. Nel nosocomio romano Kaufmann, accusato di aver ucciso la compagna 28enne, Anastasia Trofimova, e la figlia di 11 mesi, Andromeda, era finito dopo la perizia degli specialisti nominati dalla prima Corte d’assise, lo psichiatra Giovanni De Girolamo e la psicologa Sara Pezzuolo, che gli avevano diagnosticato un disturbo psicotico acuto e transitorio guaribile con un mese di cure. Lui le cure non le ha prese, però, scrivono i periti nella nuova valutazione: «Ford presenta una significativa remissione del disturbo precedentemente diagnosticato» e «la situazione clinica attuale è compatibile con la capacità di Ford di partecipare al processo». Di qui la decisione della Corte che ha revocato sia il ricovero che la sospensione del processo.
Per i consulenti delle parti però Kaufmann è sempre stato in grado di affrontare il processo. Il professore Stefano Ferracuti, nominato dal pm Antonio Verdi, aveva detto in aula: nonostante «la mente dell’imputato presenti dei gradi di alterazione, mantiene una capacità cognitiva minima che lo rende capace processualmente». Per la psicologa Roberta Bruzzone e lo psichiatra Alberto Caputo, nominati dall’avvocato Emilio Malaspina, difensore di parte civile “Per Marta e per tutte”, durante i colloqui con i consulenti dello scorso marzo avrebbe «simulato», mettendo in atto una «bizzarra messa in scena perché sa che la sua ultima carta è quella della presunta follia». Anche i medici del Santo Spirito, nella loro relazione del 3 giugno – a poco meno di un mese dall’entrata in ospedale di Kaufmann – lo avevano definito «con una tendenza alla manipolazione e alla prevaricazione». Ma i periti della Corte, anche nella nuova valutazione sono stati netti: «Una condotta simulatoria presuppone un’intenzionalità consapevole e una rappresentazione volontaria dei sintomi; in tale prospettiva, ci si poteva attendere una persistenza e coerenza della fenomenologia precedentemente esibita. Il miglioramento osservato, invece, appare compatibile con una reale modificazione del quadro psicopatologico nel tempo».
Infatti Kaufmann, proseguono i periti De Girolamo e Pezzuolo, ora appare «vigile, con stato di coscienza conservato e adeguato contatto con l’esaminatore», mostra «un marcato miglioramento del quadro psicopatologico generale, con riduzione dell’eccitamento, dell’irritabilità e degli atteggiamenti oppositivi od ostili precedentemente osservati». Inoltre è «molto più tranquillo, contenuto e collaborativo» e «mostra una maggiore disponibilità al colloquio e una migliore capacità di aderire al contesto della valutazione». Di qui la decisione dei giudici. Si legge nell’ordinanza depositata ieri: «Il quadro rassegnato dai sanitari e dai periti appare analitico e compiuto nella parte valutativa e del tutto convincente» e «sono venute meno le ragioni che hanno determinato l’applicazione del ricovero provvisorio». Quindi Kaufmann torna in carcere «salva la necessità di apprestare un adeguato monitoraggio clinico da parte dei responsabili della competente unità di salute mentale della casa circondariale Regina Coeli» e il processo può riprendere.