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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Intercettazioni, inammissibile il ricorso di Scarpinato

Il paradosso del caso di Roberto Scarpinato è racchiuso nell’ordinanza della Corte costituzionale che ieri ha dichiarato inammissibile il suo ricorso contro la Commissione parlamentare antimafia, che ha depositato intercettazioni tra l’ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato, e il senatore M5S, ex Pg di Palermo, non indagato, trasmesse dalla Procura di Caltanissetta anche se segrete e irrilevanti penalmente. La Consulta ha dichiarato il conflitto inammissibile perché, ha spiegato, spettava a Palazzo Madama sollevarlo. Ma poiché il centrodestra in Senato ha fatto muro e ha negato il conflitto, Scarpinato l’ha sollevato come singolo parlamentare. Invece, e qui sta il paradosso, l’ex ministra e senatrice, Daniela Santanchè, indagata, ha ottenuto dal Senato, a maggioranza, il via libera al conflitto contro la Procura di Milano perché ritiene, come la difesa dell’esponente di FdI, che i pm avrebbero dovuto chiedere l’autorizzazione preventiva per acquisire chat, mail e registrazioni di dipendenti dell’ex ministra, accusata di truffa aggravata ai danni dell’Inps.
Ma Scarpinato, che non è né indagato, né ha fatto affari con persone condannate, non ha avuto l’appoggio della maggioranza in Parlamento perché metteva in discussione anche il comportamento della presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo. Nell’ordinanza della Corte, che non entra nel merito, si spiega che il ricorso è “inammissibile perché non viene censurata la decisione del Senato di non sollevare conflitto contro la Procura o contro la Commissione parlamentare di inchiesta” ma, invece, è censurata direttamente “la condotta della Commissione parlamentare di inchiesta, del suo presidente e del suo Ufficio di presidenza, per avere utilizzato alcune intercettazioni senza l’autorizzazione del Senato” e, quindi, conclude la Corte, “è esclusivamente l’Assemblea che può promuovere il conflitto”. Relatore della “pratica” Francesco Saverio Marini, nominato su indicazione di Fratelli d’Italia. Scarpinato nel ricorso lamentava che le telefonate con Natoli furono “offerte in visione ai componenti” dell’Antimafia “in assenza d’autorizzazione del Senato”. Quelle conversazioni, pubblicate dai giornali, sono state usate dal centrodestra per presentare un ddl in modo da escludere Scarpinato dall’Antimafia per un presunto conflitto d’interessi sui lavori in merito alle stragi. Ieri la maggioranza ha ribadito che deve astenersi se si parla di stragi e ha parlato di “cronaca di una figuraccia colossale. Un magistrato che scrive un ricorso inammissibile”. Scarpinato ha ribattuto: “Ai solerti esponenti del centrodestra in Antimafia che esultano dandomi dell’ignorante, ricordo che la Corte non è entrata nel merito e ha ritenuto astrattamente configurabile la lesione delle mie prerogative di parlamentare: quindi è fondato ritenere che l’utilizzazione arbitraria di intercettazioni penalmente irrilevanti di un senatore non indagato sia un fatto che colpisce i suoi diritti e, prima ancora, quelli della stessa Camera di appartenenza”. Poi ha accusato la maggioranza di aver detto no al conflitto “per colpire politicamente un membro scomodo della minoranza”.