Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

La governatrice della banca centrale russa è sparita e l’economia è in rovina

Sessantacinque miliardi di rubli al giorno. È il costo dell’invasione dell’Ucraina per i russi: 774 milioni di euro circa, tutti i giorni, l’equivalente del bilancio annuale di una regione russa di medio calibro come quella di Novgorod, per esempio. Il contatore continua a girare, al ritmo di 2,7 miliardi di rubli l’ora, 32 milioni di euro, mezzo milione al minuto. Numeri enormi che, però, probabilmente dovranno essere rivisti al rialzo.
La spesa militare russa continua a subire una impennata vertiginosa: soltanto nei primi sei mesi del 2026 i soldi per i carri armati, i soldati e le bombe hanno costituito il 46 per cento della spesa pubblica russa. Un aumento di sei punti rispetto alle stime di inizio anno, e un traguardo senza precedenti: praticamente un rublo su due viene speso dal Cremlino per la sua guerra, costata in quattro anni e mezzo l’astronomica somma di 53 trilioni di rubli, più di 630 miliardi di euro.
Numeri che promettono escalation e spiegano cosa farà Vladimir Putin nei prossimi mesi: come un giocatore incallito, dal 2022, il dittatore russo ha continuato ad alzare la posta, scommettendo somme sempre più elevate sullo stesso obiettivo.
Secondo le statistiche del governo russo, analizzate dal ricercatore dell’Istituto per i problemi della sicurezza internazionale Janis Kluge, il budget militare del Cremlino è aumentato del 30 per cento soltanto rispetto all’anno scorso.
Il confronto con gli anni precedenti è ancora più catastrofico: le spese militari sono salite del 69% rispetto al 2024, il 129% in più dal 2023 e 4,6 volte dal 2022. Putin aveva promesso l’anno scorso una riduzione delle spese belliche per calmare i suoi industriali, ma i numeri testimoniano una tendenza inversa: invece di scendere da 7,8 al 6,2% del Pil come annunciato, le voci legate alla difesa sono già passate al 12% del Pil russo, e anche se Kluge non esclude un aggiustamento, è convinto che non scenderanno sotto il 9-10%.
Numeri che spiegano anche alcuni misteri degli ultimi giorni, come la sparizione della governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina.
Non è apparsa né al recente Forum economico di Pietroburgo, la vetrina dell’economia russa, né alla riunione del presidente con parte del suo governo, dove oltretutto non era presente nessun dirigente della Banca centrale.
Voci moscovite hanno addirittura parlato di arresti domiciliari, che sarebbero stati inflitti a Nabiullina dopo che avrebbe comunicato a Putin che non poteva più permettersi la guerra. Ufficialmente la governatrice è assente per malattia, come confermato anche dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Ma la sua diagnosi potrebbe anche essere definita da un altro numero: 6 trilioni di rubli, più di 71 miliardi di euro, le dimensioni del “buco” nel bilancio russo nei primi cinque mesi del 2026.
Un deficit quasi doppio di quello previsto per l’intero anno
, e che non accenna a diminuire, rendendo la missione di una Banca centrale – mantenere stabile la moneta nazionale e combattere l’inflazione – praticamente impossibile.
Indiscrezioni raccolte dal Moscow Times sostengono infatti che l’inflessibile governatrice sia tornata a chiedere a Putin di esonerarla dall’incarico. Una teoria popolare a Mosca sostiene che ci avesse già provato all’inizio dell’invasione dell’Ucraina e che, alla fine, fosse stata costretta o convinta a rimanere in nome della salvezza dell’economia. In effetti, se la Russia non è ancora collassata nell’iperinflazione è merito in parte del rigore di Nabiullina, e Forbes Russia nota come dopo il 2022 la governatrice vesta quasi sempre di nero, rinunciando anche alle sue famose spille che un tempo facevano da commento ironico alle sue politiche monetarie. Che d’ora in poi saranno difficilmente praticabili: una settimana fa la Duma ha approvato, in tutta fretta, in tre letture nello stesso giorno, un emendamento legislativo che permette al governo di aumentare le spese e il debito oltre i limiti previsti dalla finanziaria, senza consultare il parlamento.
In altre parole, il bilancio russo sarà d’ora in poi carta straccia. È la risposta del Cremlino alla diagnosi che Nabiullina e i ministri responsabili per l’economia avrebbero osato rivelare a Putin qualche giorno fa: la Russia vive ben sopra i mezzi e non può più permettersi bombardamenti di Kyiv che costano un paio di miliardi di euro a notte, meno che mai ora che lo sblocco di Hormuz promette di far scendere il prezzo del petrolio. Il risultato è stato che il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ha annunciato, come rivelato dal Financial Times, tagli di bilancio per 180 miliardi di euro nei prossimi due anni e mezzo, lasciando però invariate tutte le voci di spesa militare.
La governatrice è assente per malattia, il governo ha tolto i vincoli di bilancio, e i cremlinologi fanno il toto premier, dando per morto l’attuale capo dell’esecutivo Mikhail Mishustin, un “tecnico” arrivato dall’Agenzia delle entrate ed estremamente pedante rispetto alla disciplina di bilancio. Potrebbe venire sostituito da Denis Manturov, suo vice con delega all’industria militare, cioè la principale consumatrice, assieme all’esercito, dei trilioni di spesa in esubero.