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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Bruxelles accusa la Cina "Addestra i soldati russi in Ucraina"

Si inaspriscono i rapporti tra Europa e Cina. Nella settimana in cui il G7 prima (oggi) e il Consiglio europeo poi (domani) affronteranno il tema degli squilibri commerciali con Pechino e della concorrenza sleale – con la richiesta sempre più pressante di adottare misure difensive –, il sostegno cinese alla Russia torna a essere un elemento di scontro. Al centro della questione non c’è solo il supporto politico ed economico a Vladimir Putin, ma anche il presunto appoggio militare individuato dai servizi di intelligence europei: la Cina avrebbe addestrato sul suo territorio gli uomini dell’esercito russo per combattere in Ucraina.
Secondo l’Alta Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, la notizia trapelata nelle scorse settimane «è stata confermata» e per questo l’Ue «sta valutando attentamente le implicazioni». Kallas ha lanciato pubblicamente l’accusa lunedì al termine della riunione del Consiglio Affari Esteri in Lussemburgo e ieri è subito arrivata la risposta di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha definito le accuse «prive di qualsiasi fondamento fattuale» e le ha bollate come «pura diffamazione e denigrazione».
I contenuti del rapporto al quale ha fatto riferimento Kallas erano stati pubblicati per la prima volta dall’agenzia di stampa Reuters circa un mese fa, in occasione della visita di Putin in Cina. Secondo il documento, Pechino avrebbe addestrato sul suo territorio circa 200 militari russi. Si tratterebbe principalmente di istruttori, poi tornati al fronte ucraino per trasmettere agli altri soldati le competenze acquisite nel programma, soprattutto per quanto riguarda l’uso di droni. La cooperazione sarebbe frutto di un accordo “segreto” firmato il 2 luglio dello scorso anno, secondo il quale anche alcuni militari cinesi avrebbero poi seguito un addestramento in Russia. Uno schema che comporterebbe un coinvolgimento militare diretto della Cina nella guerra d’aggressione all’Ucraina.
Le indiscrezioni erano state subito smentite da Pechino, che aveva rivendicato il suo ruolo “neutrale” e sottolineato gli sforzi per arrivare a una pace. Ma ora c’è un’accusa ufficiale da parte della responsabile della diplomazia europea e la questione non potrà essere ignorata dai leader Ue che,proprio in questi giorni, stanno definendo la linea da tenere nei confronti della Cina.
La questione degli squilibri commerciali sarà in agenda oggi al G7 di Evian e domani sera sarà il piatto forte della discussione durante la cena del Consiglio europeo di Bruxelles. Ufficialmente si parlerà della «dimensione esterna della competitività» e degli «squilibri globali», ma è chiaro che l’elefante nella stanza sarà la Cina. Perché, come ha spiegato Ursula von der Leyen a margine del G7, «gli attuali squilibri non sono più sostenibili».
La presidente della Commissione ha ricordato che nel 2025 l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale con Pechino di 360 miliardi di euro, «il più ampio di sempre». E per la prima volta, nel 2025 tutti i 27 Stati membri hanno dovuto fare i conti con un deficit commerciale con la Cina: nel 2024 Irlanda e Lussemburgo erano ancora in attivo, ma l’anno scorso non più. Una situazione che rafforza le ragioni di chi sostiene la necessità di adottare misure di difesa commerciale, anche per rispondere ai sussidi statali che distorcono il mercato, al quasi monopolio nel settore delle materie prime e alla sottovalutazione del renminbi, la valuta ufficiale della Repubblica Popolare, che sta sbilanciando ulteriormente la relazione tra le due potenze economiche.