repubblica.it, 17 giugno 2026
Ue, autorizzati gli NGT in agricoltura
Via libera del Parlamento europeo all’uso delle nuove tecniche genomiche in agricoltura. Chi è favorevole alla loro adozione, tra cui anche le principali organizzazioni agricole, usa la sigla ufficiale, Ngt, in italiano Tea. Chi è contrario, tra cui ambientalisti, Verdi e agricoltori biologici, invece parla di “nuovi Ogm”. Uno scontro destinato a continuare anche adesso che il regolamento è pronto a entrare definitivamente in vigore, dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea e un periodo di due anni per l’adeguamento graduale delle norme e della produzione.
Il testo, concordato da Eurocamera e Consiglio europeo a fine 2025, è stato adottato senza votazione finale, secondo la prassi, dato che gli eurodeputati hanno respinto tutti gli emendamenti.
Due categorie di tecniche genomiche
In base alle nuove norme, le piante ottenute tramite le nuove tecniche genomiche sono suddivise in due categorie. Le piante con un numero e un tipo limitati di modifiche genetiche, che avrebbero potuto verificarsi anche attraverso metodi di selezione convenzionale, saranno classificate come Ngt-1 e trattate come piante convenzionali. Tutte le altre rientreranno nella categoria Ngt-2 e continueranno a essere soggette alle attuali norme sugli Ogm, che includono la valutazione del rischio, obbligo di autorizzazione, etichettatura ad hoc, tracciabilità e possibilità per i governi di vietarne la coltivazione sul proprio territorio.
Chi è favorevole
A differenza degli Ogm “tradizionali”, le Tea sono apprezzate dalla maggioranza delle organizzazioni agricole, che da tempo ne chiede con forza l’adozione. A fronte dell’aumento degli eventi climatici negativi, infatti, hanno il vantaggio di rendere il sistema alimentare più sostenibile e resiliente, promuovendo l’innovazione in agricoltura attraverso lo sviluppo e l’accesso a varietà vegetali migliorate mediante modifiche genomiche, più resistenti al clima e ai parassiti, più produttive e meno dipendenti da fertilizzanti e pesticidi.
Coldiretti in un comunicato parla di “svolta epocale”. «Non sono assolutamente assimilabili agli Ogm, gli organismi geneticamente modificati ottenuti inserendo nel Dna delle piante genomi provenienti da altre specie, una sorta di Frankestein. – afferma Luigi Scordamaglia, responsabile mercati, internazionalizzazione e politiche comunitarie di Coldiretti – Mentre con gli Ogm si realizza qualcosa che in natura non sarebbe mai successo, attraverso le Tea si realizza o si accelera un cambiamento che sarebbe potuto avvenire senza alcun intervento, e infatti il risultato è indistinguibile da una mutazione naturale».
«Si tratta di una decisione che guarda al futuro dell’agricoltura – ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Le nuove tecniche genomiche rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la capacità delle imprese agricole di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e delle fitopatie, che già oggi determinano variazioni delle rese comprese tra il 20% e il 49%».
Confagricoltura, pur soddisfatta del via libera, stigmatizza però il fatto che «permangono tuttavia alcuni elementi contestati durante il negoziato. In particolare, il regolamento mantiene la possibilità per gli Stati membri di vietare sul proprio territorio la coltivazione delle piante NGT-2 (cosiddetto opt-out nazionale), una scelta che rischia di frammentare il mercato interno e di limitare l’accesso uniforme all’innovazione all’interno dell’Unione europea».
E chi è contrario
Contrari gli ambientalisti: stamane a Strasburgo una rappresentanza di oltre 60 organizzazioni europee mobilitate a difesa dell’etichettatura obbligatoria dei nuovi Ogm ha incontrato online i giornalisti da tutta Europa per illustrare i rischi della proposta di deregolamentazione delle nuove tecniche genomiche. E ieri si è tenuta una manifestazione organizzata da una vasta coalizione di agricoltori, selezionatori, trasformatori, apicoltori, organizzazioni ambientaliste e cittadini davanti al Parlamento Europeo per chiedere che oggi lo stesso Parlamento fermi la deregulation sugli alimenti geneticamente modificati nei nostri piatti e nei nostri campi. La mobilitazione contro la deregolamentazione ha già raccolto un ampio sostegno: oltre 600.000 cittadini europei hanno firmato petizioni a favore dell’etichettatura obbligatoria degli Ngt, e più di 208.000 email sono state inviate ai membri del Parlamento europeo tramite la piattaforma della campagna, chiedendo la salvaguardia delle garanzie esistenti in materia di trasparenza, tracciabilità e valutazione del rischio.
«Il testo uscito dal trilogo e blindato dai relatori del Ppe e della destra è una fotocopia delle richieste delle lobby dell’agrochimica. – denuncia l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda – Il Parlamento europeo ha svenduto i suoi stessi mandati storici: sono spariti l’obbligo di etichettatura lungo tutta la filiera per i prodotti di categoria 1 e, soprattutto, il divieto assoluto di brevettabilità. Ci troviamo davanti a un paradosso giuridico e scientifico intollerabile: si pretende che queste piante siano ’equivalenti’ a quelle tradizionali per evitare controlli sanitari e ambientali, ma poi si permette alle multinazionali di brevettarle come invenzioni industriali. Senza l’obbligo di fornire metodi di tracciabilità e rilevamento, i coltivatori tradizionali e biologici non avranno modo di difendersi».
La questione dei brevetti
Parzialmente soddisfatti i socialisti, che avrebbero voluto che venissero vietati i brevetti sulle nuove tecniche genomiche, per non danneggiare gli agricoltori. Pur definendo il via libera di oggi «un’opportunità storica per gli agricoltori europei e italiani» l’eurodeputato Dario Nardella (Pd) precisa infatti che «l’unico punto sul quale l’accordo non è ottimale riguarda la disciplina dei brevetti, che rischia di concentrare in poche mani di alcuni grandi il controllo del mercato delle nuove sementi geneticamente trattate, a scapito dei piccoli agricoltori», ha puntualizzato. Su questo tema il gruppo S&D ha lavorato «con proposte concrete di modifica, per garantire maggiore equilibrio tra la legittima tutela dei diritti di proprietà intellettuale e il diritto degli agricoltori ad accedere a prodotti innovativi a costi abbordabili. Nonostante l’impegno e le proposte presentate, non siamo riusciti a ottenere le modifiche necessarie in questa fase».