repubblica.it, 17 giugno 2026
Irene Pivetti rischia un nuovo processo per mascherine irregolari vendute durante il Covid
Irene Pivetti rischia un nuovo processo, dopo la condanna per evasione fiscale e autoriciclaggio. La procura di Milano ha notificato all’ex presidente della Camera – e ad altri otto indagati – l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per una serie di reati che vanno dalla frode alla bancarotta, dal falso ideologico alle fatture per operazioni inesistenti.
Vendute milioni di mascherine
Al centro dell’inchiesta la società di Pivetti, Only Italia Logistics, e la fornitura di milioni di mascherine a istituzioni pubbliche e società private in piena epoca Covid. Come si legge, ad esempio, in uno dei 67 capi d’imputazione a carico dei diversi indagati, nel 2020 Pivetti, legale rappresentante dell’azienda, assieme alla figlia e “stretta collaboratrice” Ludovica e al genero Camil Grimaldi, consegna 1.780 mascherine di provenienza cinese, in teoria super protettive (le famose Ffp2) ma in realtà “del tutto diverse da quelle oggetto del contratto”. E poi, altre 91mila mascherine “vendute come commerciabili pur non essendolo”.
Dispositivi consegnati pure alla Croce Rossa
Solo la punta dell’iceberg. Sono decine gli episodi e i contratti che ricostruiscono la stessa dinamica: mascherine “non commerciabili” provenienti dalla Cina, non filtranti, senza documenti in regola, non approvate dall’Inail e in parte, nel tempo, sequestrate dalla guardia di finanza. Una partita di diecimila dispositivi viene consegnata, all’epoca, pure alla Croce rossa di Pisa. Anche in questo caso, “apparentemente riconducibili allo standard europeo FFP2”, ma in realtà di “qualità diversa”.
L’accusa di frode
I pm titolari dell’inchiesta, Roberta Amadeo e Giovanni Tarzia, contestano a Pivetti l’inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Perché la Only Italia di Pivetti firma con la Protezione Civile un contratto per la fornitura di dieci milioni di mascherine al prezzo di 23 milioni di euro. Ne viene consegnata solo “una minima parte” – tre milioni – e anche in questo caso con standard ben diversi dalle FFP2. I magistrati contestano un’aggravante: che le forniture erano “destinate ad ovviare ad un pericolo comune”, la pandemia Covid. Da qui anche l’accusa di frode. Tra l’altro, per aver presentato un presunto “certificato” privo di alcun valore a corredo della merce, e l’aver consegnato prodotti “con un falso marchio CE” e l’aver esibito “un test report ideologicamente falso, apparentemente proveniente da un laboratorio cinese non accreditato a svolgere analisi tecniche” sui dispositivi di protezione individuale.
“Omesso il pagamento di debiti tributari”
Non solo la Protezione civile. Pure la Regione Toscana aveva sborsato mezzo milione di euro per assicurarsi un carico, in quei mesi terribili durante i quali le “facciali” sembravano introvabili. Altri enti pubblici si erano fidati, dall’Asl di Napoli all’azienda pubblica di trasporti di Genova. Pure i reati fiscali vengono contestati all’ex presidente della Camera: “Ometteva sistematicamente il pagamento dei debiti tributari, consentendo l’espansione del debito fiscale, cresciuto nel corso del 2020 fino alla somma 955 mila euro”, anche mediante “la commissione di reati tributari”. E “mediante le condotte di contrabbando determinava l’insorgenza di ulteriori rilevanti debiti verso l’Erario per Iva e dazi doganali, oltre sanzioni e interessi” per oltre un milione di euro.
Il bonifico sbagliato di 12 milioni della Protezione civile
Nel febbraio 2022 la Only Italia viene dichiarata fallita dal tribunale di Roma. Pivetti viene accusata anche di bancarotta perché “operando in palese conflitto di interessi distraeva e dissimulava il patrimonio sociale” della società: nelle carte viene ricostruita una lunga serie di bonifici bancari verso conti esteri. Ma si parla anche di un episodio surreale: le viene contestato di essersi appropriata “indebitamente” di un maxi bonifico ricevuto per errore dal Dipartimento della Protezione civile proprio per una fornitura di 5 milioni di mascherine chirurgiche: i funzionari dovevano fare un bonifico d’acconto di 1 milione e 320mila euro, ma in realtà hanno digitato la cifra di 13 milioni e 200mila. Una differenza enorme. Nonostante le richieste, la somma non viene restituita e viene “trattenuta senza titolo”. Di quel denaro si perde ogni traccia.
Tra le persone offese, decine di ditte che si erano rivolte a Pivetti per le mascherine nonché gli enti pubblici che avevano firmato contratti.