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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Cisgiordania, coloni israeliani incendiano due moschee a nord di Ramallah

Coloni israeliani hanno dato fuoco all’ingresso della Grande moschea del villaggio palestinese di Jaljilya, a nord di Ramallah, in Cisgiordania, e hanno imbrattato i muri con slogan razzisti e incitanti all’odio. Nei filmati li si vede appiccare il fuoco alla moschea durante la notte. Sulla facciata sono state lasciate scritte in ebraico con parole ed espressioni come “Vendetta”, “Sveglia, ragazzi”, “La notte delle moschee”, “Per i detenuti” (un riferimento ai coloni arrestati).
I video da Jaljilya
Secondo le testimonianze rese all’agenzia palestinese Wafa, i residenti hanno provato invano a fermare i coloni. In seguito sono intervenute le forze israeliane, che hanno lanciato lacrimogeni e granate stordenti causando feriti. I video, diffusi intorno alle 2:30 ora locale, mostrano anche un camion dei vigili del fuoco che arriva sul posto prima che l’incendio venga spento.
L’altro attacco
In un incidente simile, riporta Wafa, i coloni hanno dato fuoco alla moschea al-Farouq di Mazra’a al-Nubani, sempre a nord di Ramallah.
Negli ultimi tre anni, la violenza contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata è aumentata e le forze israeliane non riescono a fermarla – o non vogliono, secondo i critici.
I precedenti
Già domenica notte i coloni avevano cercato di incendiare una moschea, nel villaggio di Burqa, mentre i fedeli pregavano all’interno. Poco prima avevano dato fuoco a due veicoli e a del terreno agricolo a Deir Dibwan.
Nel frattempo, sta diventando sempre più frequente che coloni armati in uniforme militare – anche quando non sono in servizio – compiano questi attacchi. Questa mattina presto, coloni provenienti dall’insediamento illegale di Yitzhar hanno lanciato pietre contro un’abitazione palestinese nel villaggio di Burin, a sud di Nablus. Il 13 maggio, un palestinese di 16 anni è stato ucciso in un attacco coordinato tra milizie di coloni e soldati israeliani proprio vicino al villaggio di Jaljilya, durante il quale sono stati rubati anche centinaia di capi di bestiame e trattori agli agricoltori palestinesi.
Un problema per il governo
Il mese scorso l’Idf ha informato il premier Benjamin Netanyahu – nel cui governo siedono esponenti vicini al movimento dei coloni, come il ministro delle Finanze e leader di Sionismo Religioso Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza Nazionale e leader di Potere Ebraico Itamar Ben-Gvir – che l’80 per cento degli incidenti registrati nella Cisgiordania sono attacchi ebraici contro i palestinesi. L’Idf ha fatto notare al premier che la necessità di destinare risorse al “terrorismo” ebraico li ha costretti a deviarle da quello palestinese: “Ogni giorno falliamo nel mantenere l’ordine pubblico e non abbiamo gli strumenti necessari – ha dichiarato un altro agente rivolgendosi a Netanyahu, secondo quanto riportato dall’emittente Kan – Abbiamo evacuato decine di volte degli avamposti, ma poi ritornano. Ci sono attivisti che incitano i giovani alla violenza e che non vengono allontanati. Se vengono arrestati, vengono rilasciati e ritornano dopo due giorni”.