repubblica.it, 17 giugno 2026
Cecchini a Sarajevo: sequestrati un silenziatore e una foto con attrezzatura tecnica a un indagato
Una fotografia che lo ritrae con attrezzatura tecnica, ritenuta “significativa”, e un silenziatore sono stati sequestrati stamani a uno dei quattro indagati per omicidio nell’inchiesta sui presunti cecchini del weekend a Sarajevo negli anni ‘90.
Sono gli esiti “positivi” di una perquisizione effettuata stamane dai carabinieri del Ros su delega del pm di Milano, Alessandro Gobbis, e del procuratore Marcello Viola, nell’abitazione di uno degli indagati, un 64enne residente nell’Alessandrino.
L’uomo, ex dipendente comunale a Genova, è accusato, come gli altri tre indagati, di omicidio volontario aggravato dai motivi abietti per aver ucciso civili inermi tra cui “donne, anziani e bambini”, sparando “con fucili di precisione dalle colline situate” attorno a Sarajevo, durante l’assedio alla città da parte dei serbo-bosniaci. Durante l’interrogatorio di qualche tempo fa non aveva risposto alle domande, anche se la sua avvocata aveva chiarito la linea difensiva: “Si è inventato tutto”. La perquisizione di oggi si fonda sulle testimonianze della ex moglie e della ex compagna.
“Mi spiegò di aver avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni ‘90 – ha messo a verbale quest’ultima – Mi disse che partiva da Milano con l’aereo e che con lui c’erano delle persone che facevano il weekend (....) per fare il cecchino per sparare ai musulmani”.
La donna ha raccontato che l’uomo le aveva riferito di avere un “silenziatore per armi” e che “possedesse, conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, ovvero una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali”. Sul retro di questa foto, si legge ancora nel decreto che riporta passaggi della testimonianza dell’ex compagna del 64enne, “c’era una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra”. E ancora: “Su questa foto c’erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti (...) erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta”.
“Non sono io ma è il ritaglio di giornale di una foto di un alpino nella neve in Norvegia” ha riferito ai carabinieri del Ros l’indagato, che rispetto al silenziatore ha detto di averlo “comprato vent’anni fa in Francia” e di averlo “portato qui in Italia quando si poteva, colpa mia che non l’ho denunciato”.
La foto trovata durante la perquisizione, in particolare, permetterebbe agli inquirenti e agli investigatori di ricostruire il periodo storico in cui sarebbe stata scattata. E lo stesso vale per il silenziatore. I militari hanno inoltre trovato altro materiale, che però non è stato sequestrato in quanto meno significativo per la ricostruzione, come un taglierino con una svastica e un tesserino e una coppa che danno atto che l’uomo si esercitasse al poligono di tiro.
Nelle indagini milanesi al momento gli indagati sono quattro: oltre al 64enne perquisito oggi, ci sono un ex camionista 80enne friulano, un imprenditore 64enne che vive in Brianza e un toscano. I primi tre sono già stati convocati in Procura per gli interrogatori nelle scorse settimane e si sono difesi dalle accuse, basate su testimonianze di racconti ascoltati, o rispondendo alle domande o con memorie.