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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Leonardo Fioravanti parla di surf

Addomesticare le onde, imparare a surfarle. Essere Leonardo Fioravanti. Primo italiano a gareggiare nel surf alle Olimpiadi (Tokyo 2020 e Parigi 2024), il ventottenne romano è diventato a El Salvador anche uno dei primi europei a vincere una tappa di World Surf League, il massimo circuito mondiale della tavola.
Lei che è cresciuto a Marina di Cerveteri ora doma l’Oceano: quanto è grande la differenza?
«Tutto è nell’atteggiamento mentale. Il fatto di essere cresciuto nel Mediterraneo, di aver surfato onde che non sai mai quando ci saranno, ti aiuta ad adottare una mentalità sempre positiva. Ora sono un surfista del mondo, un cittadino del mondo, però quell’impostazione resta».
Come si allena il surf?
«Sto in acqua dalle 3 alle 5 ore, quasi tutti i giorni. Nel mondo del surf negli ultimi 10 anni la parte fisica è diventata fondamentale. Un tempo i surfisti erano molto più rock and roll, pensavano solo fare festa, l’ambiente era molto diverso. Oggi il livello è altissimo, ogni dettaglio conta. Ho anche capito che la parte psicologica è molto molto importante».
Come lavora sulla mente?
«Fino al 2021 pensavo solo al surf e non avevo mai veramente conosciuto e capito me stesso. Grazie a Stefano Massari, che ha lavorato anche con Matteo Berrettini, abbiamo fatto un grandissimo lavoro per cominciare a capire la direzione che voglio prendere. Ho anche iniziato a meditare negli ultimi anni ed è una cosa che mi aiuta tantissimo a dare una regolarità alle emozioni in generale. Un lavoro a ciclo continuo, perché sul lavoro mentale non ci sono studi specifici, è tutto molto empirico ancora. L’obiettivo è sempre e solo uno: ascoltarsi, imparare a farlo».
L’Italia che vince nel tennis, nella Formula Uno e in mille altri sport ora inizia a vincere anche nel surf.
«È veramente bello vedere gli azzurri al top in tanti sport. Quando vedo Sinner e Antonelli, mi sento orgoglioso. Adesso ci sono anch’io: nella classifica mondiale sono dietro solo a quattro brasiliani, in mezzo ai migliori al mondo».
Il suo primo pensiero a chi è andato?
«A mia nonna Anna. a Cerveteri, guarda tutte le mie gare, ha sempre creduto in me, non smette mai di chiamarmi e dirmi: “Ma io ti voglio bene. Sii felice”».

Che ricordi ha di Parigi 2024, delle gare a Tahiti?
«Credevo nella medaglia, non ce l’ho fatta per diversi motivi, ma l’onda di Tahiti era perfetta per me. Ora però sono più forte e spero che nel 2028 a Los Angeles lo sarò ancora di più».
Lei si è sposato con Sofia. Il matrimonio l’ha aiutata a crescere come persona, oltre che come atleta?
«Al 100%. Sofia è la mia fan numero uno. Vede il lavoro, le ore che spendo nel mio sport, non solo in acqua ma anche fuori. Se a 18 anni mi avessero chiesto: “Vuoi vincere una tappa del circuito mondiale o sposarti?”, avrei risposto vincere. Oggi che le ho fatte tutte e due, dico sposarmi».

Quanti messaggi ha ricevuto?
«Una marea, da Alex Del Piero a Valentino Rossi: ho il 46 come numero di gara in onore di Vale. Mi ha scritto un messaggio su WhatsApp bellissimo. Mi ha contattato anche l’attore Alessandro Borghi, un mio grande amico».
Lei ha avuto anche momenti difficili nella sua carriera, come il post Parigi 2024. Cosa l’ha spinta a restare concentrato e a continuare a combattere contro le onde?
«La passione. Se non ne avessi avuta una così grande, non sarei rimasto attaccato alla tavola. Non è mai stata una questione di soldi, di sponsor e cose così. Io amo questo sport, totalmente».