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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Tutto sul Cinema ritrovato di Bologna

Da metà giugno, e da 40 anni, a Bologna migliaia di persone fanno la fila per vedere film girati anche più di 100 anni fa: corti, lunghi, italiani, internazionali. È il Cinema Ritrovato, la più importante rassegna europea dedicata alle pellicole restaurate, e quest’anno celebra la 40ª edizione. I numeri sono da record: nel 2025 ha contato 140 mila presenze, 5 mila specialisti accreditati provenienti da 61 Paesi, 500 proiezioni in otto sale e le imperdibili proiezioni serali in Piazza Maggiore, una delle più antiche piazze medioevali italiane, e che ospita comodamente seduti 4 mila spettatori. Ma come ha fatto una manifestazione nata dalla passione di un piccolo gruppo di cinefili a trasformarsi in un fenomeno internazionale che in nove giorni genera un indotto da 15 milioni di euro?
L’esordio con pochi appassionati
La rassegna, organizzata dalla Fondazione Cineteca di Bologna che oggi conserva oltre 100 mila titoli cinematografici, nasce nel novembre 1986. In quegli anni l’immaginario collettivo guarda molto avanti: domina il cinema di fantascienza e i blockbuster come Blade Runner e Ritorno al futuro, mentre già si parla della fine delle proiezioni in sala, divorate dall’espansione dei canali tv commerciali e dei videoregistratori. In controtendenza, un gruppo di giovani decide di guardare indietro, riportando sul grande schermo capolavori dimenticati o destinati a sbriciolarsi negli archivi. Alla prima edizione, organizzata al Cinema Lumière da Gian Luca Farinelli e Nicola Mazzanti, partecipano pochi amanti del genere e addetti ai lavori, ma fra gli ospiti ci sono i direttori della Cinémathèque du Luxembourg e della Cineteca di Monaco di Baviera. Basta la presenza di queste due importanti istituzioni europee a dare alla manifestazione una connotazione internazionale e segnare l’inizio di quello che diventerà un grande successo.
Il laboratorio di restauro e i film in piazza
All’inizio degli anni ’90 la Fondazione ottiene un finanziamento europeo, e nasce il laboratorio di restauro cinematografico che, nel giro di pochi anni, diventerà il più prestigioso al mondo. Nel 1992 arrivano i primi due restauri: Kif Tebbi, film muto del 1928 di Mario Camerini girato in gran parte nella Libia coloniale, e Maciste all’inferno di Guido Brignone del 1926. È il segnale che la Cineteca non si limita a conservare il patrimonio cinematografico, ma intende riportarlo in vita e restituirlo al pubblico. Nel 1995 prendono il via le proiezioni all’aperto, che si moltiplicano nei primi anni Duemila, mentre con lo sviluppo digitale si espande l’attività di recupero. 
In quegli anni la famiglia Chaplin affida alla Cineteca di Bologna il restauro di tutte le opere del grande Charlot, si avviano i restauri dei film di Buster Keaton, inizia la collaborazione con la Film Foundation di Martin Scorsese per riportare sul grande schermo i grandi classici. Nel 2012 il laboratorio finalizza il restauro di C’era una volta in America, di cui ormai circolavano soltanto copie deteriorate. La nuova versione ricostruisce il primo montaggio voluto da Sergio Leone, reintegrando cinque sequenze eliminate in origine dalla produzione, tra cui quella memorabile di Elizabeth McGovern nei panni di Cleopatra a teatro. Nel 2015 è la volta di Rocco e i suoi fratelli, con il recupero di due scene censurate all’epoca dell’uscita, tra cui quella dello stupro di Nadia, con il volto di Annie Girardot.
Come si restaura un film
Ogni anno dal laboratorio L’Immagine Ritrovata escono come nuovi una settantina di film. Spesso si tratta di pellicole consumate dal tempo, graffiate, scolorite o danneggiate dalla cattiva conservazione. Il recupero avviene in quattro fasi: 
1) Le copie dei film vanno scovate in archivi e cineteche di vari Paesi, e quando manca una versione completa, l’opera viene ricostruita unendo frammenti di copie diverse. Per ultimare il restauro della Febbre dell’oro di Chaplin è stato necessario recuperare pellicole dalla divisione giapponese della United Artists, dall’archivio tedesco Bundesarchiv, dal British Film Institute di Londra, dal MoMA, dalla George Eastman House di New York, dalla Blackhawk Collection conservata presso l’UCLA in California fino alla Filmoteca de Catalunya in Spagna. 
2) La pellicola viene pulita e riparata per eliminare polvere, muffe e residui chimici. In questi laboratori, che assomigliano a cliniche, operatori in camice bianco lavorano fotogramma per fotogramma utilizzando colla, pinze, nastri adesivi e speciali soluzioni liquide. I rulli sono poi inseriti dentro ad una specie di lavatrice che tratta la pellicola con solventi capaci di rimuovere impurità e incrostazioni.
3) Ogni fotogramma viene poi scansionato e digitalizzato per correggere graffi, colore, difetti audio e instabilità dell’immagine, utilizzando computer appositi e un software specifico.
4) Infine, sul file digitale, viene fatta la correzione colore e aggiunta la colonna sonora nel caso si tratti di un film sonoro. In molti casi si realizza anche una nuova copia su pellicola per conservarla anche in formato analogico.
Dipendenti e indotto economico
Il laboratorio da anni restaura anche opere delle più importanti società di produzione cinematografica al mondo, come Warner Bros, Sony e Studiocanal e l’italiana Titanus. Nella sede di Bologna lavorano 66 dipendenti specializzati, a cui si aggiungono 53 impiegati nelle filiali aperte a Hong Kong (2015), Parigi (2016) e nel super attrezzato laboratorio fotochimico della Haghefilm nei Paesi Bassi. Alla realizzazione della rassegna invece lavorano complessivamente oltre 250 persone. Secondo la ricerca The economic impact of film Festival on host cities: The Il Cinema Ritrovato case study del Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna, l’indotto diretto generato dalla manifestazione sui settori alberghiero, della ristorazione e dei trasporti, nel 2025 ha raggiunto i 15,6 milioni di euro. 
L’edizione del 2026
In programma ci sono 540 proiezioni (metà in pellicola e metà in digitale) con capolavori che hanno segnato la storia del cinema, a partire da un omaggio alla filmografia di Luchino Visconti con 10 pellicole restaurate, ma comprende anche titoli meno conosciuti di ogni epoca. La rassegna aprirà sabato 20 giugno in Piazza Maggiore con Aurora di Friedrich Murnau, uno dei capisaldi del cinema muto. Il cartellone poi spazierà dai cortometraggi del 1906 fino alla contemporaneità, con opere censurate come I diavoli di Ken Russell e gli esordi di Akira Kurosawa e Wim Wenders. 
Il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli è molto orgoglioso di questa creatura che ha contribuito a far crescere: «La grande forza del Cinema Ritrovato sono i giovani, che rappresentano oltre il 50% delle presenze. Questo è possibile anche perché le piattaforme di streaming hanno sdoganato la visione dei film in lingua originale con sottotitoli, che fino a pochi decenni fa veniva considerata qualcosa di elitario. Adesso tutti trasmettono i film che restauriamo. E quando ci sono le proiezioni in Piazza Maggiore, a volte mi metto dietro la cabina e guardo le persone che passano lì per caso. Si fermano, danno un’occhiata allo schermo, e poi rimangono lì. Questa è la magia del cinema».