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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Fumettibrutti (Josephine Yole Signorelli) e Francesco Cattani parlano della loro relazione

Ci sono amori che per sbocciare hanno bisogno di lunghe pause, silenzi, distanza. Alcuni, più di altri. Provate a immaginare: una donna transgender e un uomo cento per cento etero. Quanto tempo occorre perché un’intesa così diventi «coppia», «relazione»? «A noi ci sono voluti quasi tre anni», dice Josephine. Francesco la guarda con occhi a cuore e annuisce. Andrà così per tutto il tempo della nostra intervista: lei risponde al posto suo, lui la lascia fare e la prende in giro; lei è un fiume in piena, lui è quello che precisa; lei ricorda tutto e lui dice «sei la mia biografa». Come due Lego, sono un incastro perfetto: Josephine Yole Signorelli, in arte Fumettibrutti, 34 anni, e Francesco Cattani, fumettista a sua volta, 45.
Fumettibrutti ha raccontato e disegnato le sue sofferenze fisiche e psicologiche dovute alla disforia e alla transizione di genere. Ma non è di questo che vogliamo parlare. A Josephine e Francesco (con tanto di gattina nera e sorda di nome Gianni) chiederemo di questo amore che sembrava impossibile.
Esiste una versione a fumetti della vostra storia, «Favola». L’ha disegnata Francesco. Ma l’inizio è fiction. Come è andata davvero?
Josephine: «Ero una sua fan sfegatata prima ancora di conoscerlo di persona, amavo i suoi disegni. In accademia ci hanno fatto studiare un suo libro, Barcazza. Lo seguivo sui social. Poi, era il 2018, una sera c’è una mostra di fumetti a Bologna, con party dopo. Io vado al party, ma non alla mostra. Mi presento e lui mi rimprovera perché, dice, “ti interessa solo la festa”».
Francesco: «Non è vero che ti ho rimproverata. Era una battuta che tu hai preso male. Mi sei piaciuta subito anche tu».
Chi si è fatto avanti per primo?
J: «Non io, non ero pronta.
Mi ero già operata per cambiare sesso, nel 2014, eppure non dicevo a nessuno di essere trans. Ricordo che in accademia mi avevano ribattezzata “Miss Feltrinelli”. Tutti a chiedersi: ma come farà questa a pubblicare con una casa editrice così importante? Insomma, ho vissuto in pieno lo stigma di essere donna».
F: «Stai divagando. La domanda era su quella prima sera. Le cose sono andate così: ci siamo piaciuti, ma non ce lo siamo detto».
E poi?
J: «Poi, è passato tanto tempo. In mezzo ci sono stati il mio coming out, nel 2019, e il Covid. Sono tornata in Sicilia dai miei durante la pandemia, lui è rimasto a Bologna. In questo tempo siamo rimasti in contatto tramite social. E lui ha avuto un’altra storia...».
F: «Finita dopo qualche mese. Poi un giorno ci siamo detti: rivediamoci. L’occasione è stata la presentazione del suo libro Cenerentola: giugno 2021. Abbiamo ricominciato a uscire...».
J: «Ma io ho incasinato tutto. Una sera gli ho chiesto: tu cosa vuoi da me?»
La risposta?
F: «Non ne ho idea: la risposta. Ed era vero, non ne avevo proprio idea. Non mi ero mai trovato in una storia simile».
J: «E io, che ero cotta e non volevo soffrire, mi sono fatta di nebbia per tutta l’estate».
Come l’hai presa, Francesco?
F: «L’ho capita. Lei voleva restare in sicurezza. Ma io non volevo perderla. E ho trovato un’altra occasione per rivederla. Ho un po’ barato. Un mio amico organizza un festival di fumetto nelle Marche. Gli ho chiesto d invitarla».
J: «Il suo amico mi fa: non puoi rifiutare, se non ci sei questo festival non si fa. Ed eccoci nuovamente assieme».
E vissero felici e contenti.
J: «Macché!».
F: «Siamo andati avanti a singhiozzo fino al suo compleanno, il 10 dicembre».
J: «Poi, come il Covid ci aveva separati, il Covid ci ha riuniti. Ci siamo ammalati entrambi. Long Covid. Tre settimane. Sempre insieme chiusi in casa. Lì ci siamo innamorati davvero».
Come sono state quelle tre settimane?
F: «Abbiamo vissuto da soli in una casa bellissima, enorme, che avevo in affitto. È stata una sospensione del tempo magica».
J: «Però prima c’era stata una grande prova d’amore: mi aveva mostrato il suo appartamento in ristrutturazione (quello in cui vivono oggi, ndr). Ho pensato: allora vuole fare le cose sul serio!».
Difatti. Chi è stato il primo familiare a cui avete detto di stare assieme?
F: «Mia madre. Al telefono. La chiamo e le faccio: sto guardando Sanremo con Fumettibrutti. Lei non fa una piega. Conosceva Josephine come artista ed era al corrente della sua storia. Mi risponde: ah, brava lei! Aveva capito tutto senza bisogno che io aggiungessi altro».
Te l’aspettavi?
F: «No. È stato più semplice di quanto credessi. La reazione di mia madre mi ha permesso di fare il grande salto.
Di non nascondermi più. Io vengo da un contesto di periferia, omofobo, transfobico, machista. Dove ogni occasione è buona per affermare la propria eterosessualità. Fatica. Paura di essere giudicati. Invece, mia madre. Mi ha tolto tutto il peso».
C’è stato qualcuno a cui l’hai detto e che ti ha deluso?
F: «Sì, il mio migliore amico. Commentò così: vabbè, ti passerà e ti metterai con una normale».

E a te come è andata, Josephine, quando hai portato in Sicilia Francesco?

J: «I momenti difficili erano ormai alle spalle. Lo hanno adorato da subito, specie mio fratello Luca, che è autistico e per prima cosa gli ha chiesto: la ami?».

Che cos’è per voi la Sicilia?
J: «Il posto dove prima o poi andremo a vivere. Sono cresciuta a due passi dalla spiaggia di Catania. E lì voglio tornare».
F: «Vivere al mare è il nostro grande sogno».
Una volta diventata pubblica la vostra storia, vi è successo di essere presi di mira?
J: «Più che altro le persone non capivano. Quando dicevamo che stavamo assieme pensavano fossimo solo coinquilini».
F: «Le battute, le occhiatacce, certi sguardi ci sono stati e ci saranno. Ma non me ne importa un fico secco. Non più»
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Odiatori sui social?
J: «Uno non se lo aspetterebbe, ma ne ha soprattutto lui».
F: «Anche di like, ne prendo molti più di te».
La cosa che amate di più, l’uno dell’altro.
J: «Cose sconce a parte?»
Cose sconce a parte.
J: «La sua risata».
F: «La sua risata».

Un difetto?
J: «La testardaggine».
F: «I capelli nella doccia, i calzini in giro per casa».

Il regalo più bello?
J: «Questo (allunga la mano sinistra e mostra la fedina d’oro bianco con brillante all’anulare, ndr). Non voglio sembrare venale, ma è stato fantastico riceverlo. Sin da bambina ho sempre desiderato avere gioielli, ma ovviamente non ne ricevevo. Comunione, cresima... Solo doni da maschio».
F: «Il cavalletto per dipingere».
Pensate mai a un figlio?
J: «Mi piacerebbe. Ma, che sia adozione o gpa, ora non ci sono i soldi. La seconda strada, specialmente, richiede un bel reddito. Non è il nostro caso».
F: «In passato mi è successo di desiderarlo insieme a donne che lo desideravano, ma mettere al mondo un figlio oggi mi fa paura. Poi, certo, i soldi».
Nozze in vista?
J e F: «Presto!».