Corriere della Sera, 17 giugno 2026
Milano, Sala si toglie un peso: «Parole violente dei pm usate per screditarci»
Dopo anni torna a respirare il sindaco Beppe Sala. Ma i lunghi mesi con la testa sott’acqua lasciano addosso tanta «amarezza». In particolare, per «la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse», precisa il numero uno della giunta a Palazzo Marino, che torna a ribadire: «Una parte della Procura ha dato un’impostazione politica al suo lavoro».
«Un abnorme abuso edilizio, hanno agito con strafottenza». «Una piena compenetrazione dei funzionari nelle ragioni degli imprenditori». Le parole utilizzate dalla Procura, nelle requisitorie e nelle carte, risuonano ancora nella mente del sindaco. «C’è un continuo uso di aggettivi – commenta Sala –. Una necessità di corroborare le loro tesi con parole volte a screditare la nostra azione». Per questo, nell’apprendere la decisione della magistratura di assolvere tutti gli imputati per il caso di Torre Milano, il sindaco si dice «soddisfatto» ma non nasconde gli strascichi personali che le inchieste gli hanno lasciato addosso: «Sono state colpite le persone a me vicine e di cui sono certissimo dell’onestà». Un nome fra tutti, l’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, che ha rassegnato lo scorso luglio le dimissioni in seguito al coinvolgimento nelle inchieste.
Così si rafforza quella convinzione nel sindaco che «una parte della Procura fa politica», come aveva già detto nelle scorse settimane su un caso diverso: l’indagine della magistratura sulle concessioni degli spazi commerciali in Galleria Vittorio Emanuele II. Un fascicolo passato dalla scrivania dell’allora procuratrice Tiziana Siciliano che, una volta lasciata la toga, ha deciso di candidarsi come potenziale vicesindaca per le comunali a Milano 2027 nella lista civica di Massimiliano Lisa: l’imprenditore che presentò l’esposto da cui poi sarebbe partita l’indagine sulla Galleria. Un’inchiesta che per Sala ha «certamente una connotazione politica». Così com’è critico nei confronti di una parte della magistratura sull’urbanistica: «Io non parlo di cattiva fede – precisa il sindaco —. Parlo di approccio politico e di esagerazione nei toni».
Per rendere l’idea, fa l’esempio del maxiprocesso di Palermo. «In quelle carte non c’è un aggettivo, ci sono fatti. Noi siamo stati accusati di “sovvertire la democrazia urbanistica”. Ora io chiedo: accusare un’istituzione di questo vuol dire fare il proprio lavoro o fare politica?». Poi alla politica lancia un appello, «una preghiera a chi è in Parlamento: lasciate perdere il Salva Milano, non c’è niente da salvare e come si vede noi andiamo avanti con il nostro lavoro». Per il sindaco, invece, occorre una nuova normativa sull’urbanistica: «Non fa bene a nessuno non avere una materia così importante regolamentata in maniera più attuale».
La stessa richiesta arriva da Noi moderati: «Un quadro normativo che non lasci cittadini, imprese e amministratori nell’incertezza». Azione chiede un tavolo nazionale per «sbloccare lo stallo sull’urbanistica in città». Il Pd milanese spera che «ora torni il dibattito politico per affrontare il merito delle leggi urbanistiche». Forza Italia ripropone l’istituzione di un commissario per l’urbanistica in città. E per la sezione milanese del Movimento Cinque Stelle «i problemi restano irrisolti, serve discontinuità».