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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

«Lo statuto della Lega non cambia. Il partito avrà una cabina di regia»

Il vicepremier lo sa bene che oggi è stato avvistato al Viminale: sarà mica andato a prendere le misure della stanza di Matteo Piantedosi, in vista di un imminente ritorno? «Sono il ministro dei Trasporti con 200 miliardi di euro di infrastrutture da portare a termine. E oggi, sì è vero, sono andato a bere un caffè con un amico che stimo».
Tarda serata, Porta Pia: Matteo Salvini sta tornando al Mit. Prima di rientrare, però, il leader della Lega si imbatte nei cronisti del Corriere, la redazione è poco lontana. Nonostante i giorni complicati, appare rincuorato. Le parole di Giancarlo Giorgetti, di sicuro, c’entrano: «Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa – dice l’uomo del Mef – e ora sta ascoltando tutti. Poi, deciderà lui cosa fare...».
Il leader leghista ammette: «È vero, sto ascoltando tutti in queste ore...». E il Consiglio federale che avrebbe dovuto svolgersi oggi? È saltato... «Non è slittato per chissà quale problema, ma solo perché in molti erano fuori. E di fare una riunione con dieci collegati in remoto non mi sembrava il caso». Salvini chiama «bolla speculativa» la ridda di voci che lo dà in un angolo per volere dei big del Nord dopo il calo dei sondaggi. Vuole rilanciare. Così annuncia che presto presenterà «una cabina di regia dei territori e delle autonomie». Che saranno chiamati a riunioni settimanali per condividere le scelte che farà il partito: includerà «i governatori, alcuni ministri, i capigruppo, presidenti dei Consigli regionali, presidenti di provincia, sindaci e amministratori». Metterà anche faccia a faccia il ministro dell’Economia e il resto del partito. In tutto «non più di 15 persone». Ma sullo statuto è categorico: «Per ora non cambia, ci penseremo fra tre anni».
Sulle ipotesi di Luca Zaia o Massimiliano Fedriga come vicesegretari, Salvini cambia espressione: «Non c’è un’urgenza vicesegretario nella Lega. E né l’uno né l’altro si sono fatti avanti. Zaia ha sempre detto che di Lega ce n’è una sola. Al contrario, con questo organismo ascolterò ancora di più i territori e gli amministratori come dice giustamente il governatore Fontana».
Sarà anche così, ma di sicuro gli striscioni apparsi sia a Milano sia in Veneto per inneggiare a «Zaia segretario» forse sono il sintomo di qualcosa che bolle in pentola nella base: la voglia di un ricambio al vertice. «Allora, quella bandiera non l’ha messa un leghista, ne sono sicuro anche perché ho gli strumenti per dirlo, essendo anche vicepremier. Questo di sicuro non è il mio modo di fare politica e comunque non ci perdo il sonno, voglio tranquillizzare tutti».
Il capo della Lega per cercare di scacciare via le ombre aggiunge che «tutte queste cose alla nostra base, che conosco molto bene, interessano lo 0,1 per cento. I militanti chiedono, mi chiedono sicurezza, stop alla burocrazia, stop alle guerre. Abbiamo una classe dirigente solida e ramificata, e dobbiamo rilanciarla con un maggiore coinvolgimento. Lo sapete che la sera telefono ai consiglieri comunali?».
Questa fase però resta complicata per Salvini alle prese con l’opa di Roberto Vannacci. Il segretario della Lega si dice «sereno» e non così colpito dalla corsa sul carro di Vannacci. «Ingrati e irriconoscenti? Non mi interessa, troppe ne ho viste e troppe ne vedrò. Ma una riflessione sul vincolo di mandato andrebbe fatta: c’è gente che ha cambiato tre partiti. Ma è stata votata perché si candidava con un partito ben preciso».
Salvini non vuole parlare di Vannacci anche se i sondaggi ormai li danno appaiati: «In Veneto gli ultimi sondaggi davano la Lega sotto il 20%, e abbiamo preso il 36%. Conto che accada una cosa del genere e non sono minimamente preoccupato». Gli unici numeri che contano saranno «quelli dell’ottobre 2027, alle Politiche, quando la Lega sarà in doppia cifra». D’accordo ma Futuro nazionale farà parte sì o no della coalizione di centrodestra? Premette Salvini: «Prendo atto che si sono autoesclusi loro, votando contro la fiducia al governo». Ma «non ho mai avuto parole di astio nei confronti dell’ex generale né penso che lui possa avercela con me. È un problema passato. Non vivo la sindrome Vannacci e non inseguo nessuno». Pausa, poi sornione: «Ho massimo rispetto di lui. Come di Fratoianni, Bonelli, Schlein e Conte». Il ministro è reclamato in ufficio e cambia focus: «Lo sapete che il prezzo del bitume è aumentato del 60% per colpa questa di cavolo di guerra? Certo, l’asfalto rosso in via Torino a Milano non si può guardare. Su questo la soprintendenza dov’era?». Tanto vale chiedergli dell’ultimissima che circola nel partito: Matteo Salvini candidato sindaco del centrodestra? «Buonasera e buon lavoro». Resta un dubbio: ma di cosa avranno parlato i due Matteo al Viminale?