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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

Donald striglia Bibi: niente soldi all’Iran

Il Medio Oriente sarà pure pacificato, a sentire Donald Trump, perché l’accordo Usa-Iran verrà firmato venerdì al Bürgenstock, in Svizzera, nei pressi di Lucerna, e quindi secondo la Casa Bianca il più è fatto. Ma ci sono abbastanza questioni irrisolte da lasciare pensare che siamo ancora agli inizi della fine della crisi, anche perché si sta aprendo un inedito conflitto politico tra Israele e Stati Uniti. Alimentato anche dalle dichiarazioni in libertà del presidente Trump, che ieri a Evian ha detto molte cose tra cui «se non fosse per me, Israele non esisterebbe neppure».
Il memorandum d’intesa stabilisce i principi per la fine dei combattimenti «su tutti i fronti», compreso quello in Libano tra Israele e Hezbollah. Ma l’intesa con Teheran è stata raggiunta alle spalle di Israele, che ora è furibondo anche perché non riesce a conoscere quali sono i termini dell’accordo. Fonti israeliane indicano che il governo ha chiesto formalmente di prendere visione del protocollo d’intesa, ma la richiesta è stata respinta. Una situazione senza precedenti tra alleati, in particolare quando sono così stretti come Israele e Stati Uniti, fino a pochi giorni fa compatti nella guerra sferrata assieme contro l’Iran.
Le versioni
Una versione dell’accordo è stata pubblicata ieri da Al Arabiya English, che al numero sei dei 14 punti indica che «gli Stati Uniti si impegnano a elaborare un piano globale per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo un finanziamento di almeno 300 miliardi di dollari». Un contributo gigantesco che invece Trump negava ancora ieri di avere mai ipotizzato.
Poi, secondo l’agenzia iraniana Mehr, il passaggio gratuito attraverso lo Stretto di Hormuz durerà solo 60 giorni se nello stesso lasso di tempo non si sarà trovata una soluzione globale e definitiva su tutte le questioni, compresa quella decisiva del nucleare. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che i negoziati sul tema inizieranno dopo la firma del MoU.
Secondo il Wall Street Journal, Washington permetterà a Teheran di iniziare subito a vendere petrolio, perché il memorandum dovrebbe prevedere deroghe alle sanzioni sul greggio iraniano, che entreranno in vigore subito dopo la firma di venerdì. Il cancelliere Friedrich Merz asseconda i tempi rapidi e assicura che «abbiamo già inviato le prime dragamine nella regione». Ma nei prossimi giorni sarà interessante vedere se e come Israele si atterrà alle decisioni prese dagli Usa, come evolveranno le relazioni tra lo Stato ebraico e Washington, e anche quelle personali tra il premier Netanyahu e il presidente Trump.
Deluso da Netanyahu
A Evian, davanti all’emiro del Qatar, Hamad Al Thani, e poi al leader degli Emirati Arabi, Mohamed bin Zayed, Trump si è lanciato in uno sfogo degno di nota: «Abbiamo ancora quella piccola puntura di spillo, Hezbollah, e il presidente siriano non è un boy scout ma sta facendo un ottimo lavoro e vi dirò che Israele ci sta mettendo troppo tempo a combattere Hezbollah e uccide troppa gente. Non puoi buttare giù un palazzo ogni volta che cerchi qualcuno, perché un sacco di gente vive in quei palazzi e non sono tutti di Hezbollah, vi assicuro. Allora ho suggerito a Israele che sia la Siria a occuparsi di Hezbollah perché penso che farebbe un lavoro migliore. Netanyahu? Avevamo una grande relazione, ma poi ha lanciato un grande attacco per rispondere a qualche drone, è stato troppo. Bibi deve essere più responsabile con il Libano, che era un grande Paese ed è stato distrutto. Non sono contento di come Israele si comporta con Libano e Hezbollah. E se non fosse per me, che ho fermato la bomba iraniana, Israele non esisterebbe più da tempo».