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 2026  giugno 17 Mercoledì calendario

«Noi siamo sempre stati amici». Così Meloni «ricuce» con Trump

È chiaro che tutto scorre sul filo della relazione con Trump. C’è l’Ucraina, i fondi all’Africa, il ruolo strategico dei Paesi del Golfo: per Giorgia Meloni, sono argomenti che puntellano i suoi interventi nelle tre sessioni di lavoro, ma la prima giornata del G7 si muove sulla curiosità dei media italiani puntata verso la relazione, incrinata e in via di ricomposizione, con il presidente americano. Lui un po’ sembra fare il prezioso, di fronte ai colleghi si dice abbandonato dalla premier, ma è chiaro che è anche un gioco delle parti e alla fine fa premio la frase di lei: «Siamo sempre stati amici».
Dietro le sfumature di un riavvicinamento, alcuni punti fermi dicono che c’è stato un disgelo, che per Meloni stessa il primo chiarimento è andato «benissimo», alcuni siparietti del pomeriggio confermano che il ghiaccio è rotto. Ma il vertice della premier è anche il dossier ucraino, nella mattina è arrivato Zelensky, e Meloni ha ripetuto la necessità di mantenere il sostegno a Kiev, e che la situazione sul campo contraddice la narrativa di Mosca.
Secondo Meloni, l’avanzata russa si sarebbe gradualmente esaurita dopo aver prodotto guadagni territoriali modesti a fronte di perdite umane e materiali molto elevate. Per Meloni, Mosca non può pretendere, nei negoziati, concessioni territoriali che non è riuscita a ottenere militarmente.
La premier ha anche segnalato difficoltà crescenti all’interno della Russia stessa – economiche e di consenso interno – sottolineando che la coesione degli alleati occidentali è condizione indispensabile per qualsiasi negoziato.
Nella seconda sessione dei lavori allargata ai partner mediorientali, Meloni ha messo al centro il ruolo strategico delle monarchie del Golfo come interlocutori privilegiati su energia, tecnologia e sviluppo.
Per la premier, che ha anche avuto un bilaterale con il premier canadese e con il presidente degli Emirati, questi Paesi stanno attraversando profondi processi di modernizzazione senza rinunciare alla propria identità, e ha osservato che proprio questa traiettoria di crescita li ha resi bersaglio di tensioni regionali.
L’invito rivolto ai partner è stato quello di trasformare l’attuale instabilità in un’occasione per rafforzare la cooperazione tra Europa, G7 e Golfo. Sul fronte delle crisi aperte, la premier ha richiamato la necessità di perseguire soluzioni politiche durature per Gaza e il Libano.
Nel panel con Banca Mondiale e Banca Africana, dedicato agli aiuti allo sviluppo dei Paesi africani, Meloni ha bocciato invece con durezza la vecchia cooperazione internazionale – giudicata paternalistica e inefficace – proponendo un nuovo parternariato paritario fondato su trasparenza e rispetto della sovranità. «Non molto di quello che abbiamo fatto ha funzionato veramente». Forte dell’aumento degli aiuti italiani nel 2025, la premier ha rilanciato l’approccio strategico del Piano Mattei e del Corridoio di Lobito, chiedendo azioni concrete sul debito sovrano per evitare che i Paesi vulnerabili cadano in nuove forme di dipendenza.