ilmessaggero.it, 16 giugno 2026
Storica sentenza sulle acque del Mar Nero: sono della Russia
La Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia ha emesso un verdetto che conclude una disputa legale durata dieci anni tra la Russia e l’Ucraina. La Corte, un organismo internazionale situato nei Paesi Bassi che si occupa di risolvere controversie tra Stati basandosi su trattati internazionali, ha esaminato le rivendicazioni riguardanti i diritti marittimi nel Mar Nero, nel Mar d’Azov e nello Stretto di Kerch, quest’ultimo un braccio di mare fondamentale che collega il Mar d’Azov al Mar Nero.
Gli effetti del verdetto
Il tribunale ha stabilito che lo Stretto di Kerch e il Mar d’Azov devono essere considerati acque interne, confermando la giurisdizione russa su tali aree. La sentenza ha respinto le richieste dell’Ucraina che miravano a dichiarare lo stretto come rotta internazionale, impedendo così la possibilità di un libero passaggio per navi straniere o militari senza autorizzazione russa. Allo stesso tempo, la Corte ha rigettato l’istanza di Kiev che richiedeva lo smantellamento del Ponte di Crimea, un’imponente struttura stradale e ferroviaria che collega la penisola alla terraferma russa, definendo infondate le preoccupazioni ucraine circa gli ostacoli alla navigazione.
Risorse e sovranità
Il collegio arbitrale ha respinto anche le pretese ucraine relative allo sfruttamento delle risorse naturali, negando a Kiev il controllo sulle attività estrattive e sulle riserve ittiche presenti in quelle acque. È stata inoltre rifiutata ogni richiesta di riparazioni finanziarie avanzata dall’Ucraina per l’utilizzo di tali risorse da parte della Federazione Russa.
La Corte ha negato che l’integrazione delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson, avvenuta negli ultimi anni, rappresenti una violazione del diritto internazionale in questo contesto marittimo.
Le questioni ambientali
Sul piano ecologico, le accuse ucraine che attribuivano alla Russia la responsabilità di danni ambientali causati dalla costruzione delle infrastrutture marittime sono state dichiarate prive di fondamento. Il tribunale ha tuttavia rilevato che le procedure di valutazione dell’impatto ambientale, ovvero gli studi necessari per capire se un’opera edile possa danneggiare l’ecosistema, condotte dalla Russia, siano state eseguite con tempi eccessivamente rapidi e con una comunicazione dei dati carente. Al contempo, la Corte ha sottolineato che anche l’Ucraina non ha rispettato integralmente i propri obblighi di cooperazione internazionale necessari alla tutela dell’ambiente marino.