Il Messaggero, 16 giugno 2026
L’omaggio di Roma per Sordi. Una statua per il suo compleanno
Più che un omaggio o una rievocazione, la celebrazione dell’identità romana incarnata da chi ha saputo rappresentarla meglio di tutti. Giovani, anziani, scolari, signore con le buste dalla spesa, pensionati, impiegati: i romani del V Municipio fanno la fila sotto il sole che picchia implacabile per sedersi accanto ad Albertone e scattare il sacramentale selfie.
La statua bronzea di Sordi, inaugurata ieri mattina nella Villa De Sanctis, polmone verde del Casilino, sorride con la sua inconfondibile aria scanzonata e saluta da una panchina come se volesse abbracciare il suo pubblico che non ha mai smesso di volergli bene: «A differenza di tanti monumenti, non sovrasta chi lo guarda ma è a misura di cittadino», dice il sindaco Roberto Gualtieri tra gli applausi, «Sordi ha saputo raccontare noi romani, la nostra anima e la nostra identità mentre le sue frasi celebri, una per tutte “Maccherone, tu m’hai provocato e io me te magno”, fanno ancora parte del nostro lessico. Albertone unisce». E giù ancora applausi mentre la banda del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale intona gli intramontabili motivi dei film dell’attore, dalla Marcia di Esculapio al tema di “Polvere di stelle” ("Ma ’ndo vai....?").
LA CERIMONIA
La prima e finora unica statua di Sordi, realizzata con sorprendente realismo dallo scultore Massimiliano Saccucci («mi sono ispirato a una foto scattata a Kansas City che nel 1955 gli conferì la cittadinanza onoraria»), è stata inaugurata ieri, nel giorno in cui Alberto avrebbe compiuto 106 anni, con una cerimonia istituzionale e al tempo stesso sentita e partecipatissima, con tanto di benedizione dell’opera.
A far gli onori di casa c’erano il presidente del V Municipio, Mauro Caliste, e Giambattista Faralli presidente della Fondazione Museo Alberto Sordi che con passione e rigore custodisce e tramanda l’eredità sia artistica sia materiale del grande attore fin dal 2003, l’anno in cui l’Americano a Roma chiuse gli occhi per sempre. «Siamo tutti cresciuti con i suoi film, quattro dei quali sono stati girati in questo quartiere: “Un borghese piccolo piccolo”, “Il medico della mutua”, “Nestore l’ultima corsa”, “Ladro lui, ladra lei"», dice orgoglioso il minisindaco, «quando ho avuto l’idea della statua, l’ho sottoposta a Faralli che mi ha spalancato le porte».
IL POTERE DELLA RISATA
Simona Baldassarre, assessora alla Cultura della Regione, ricorda che Sordi «ha saputo raccontare la società» e Walter Veltroni, presidente onorario della Fondazione, non c’è ma manda un messaggio: «Questa statua dimostra che Roma non è grata soltanto a condottieri e scienziati ma anche a chi ha avuto il merito di farla sorridere». C’è anche Gianni Letta, consigliere della Fondazione e amico carissimo dell’attore che lo volle nel film “Io so che tu sai che io so” nella parte di se stesso: «Siccome io nicchiavo», racconta sorridendo Letta, che all’epoca era direttore de Il Tempo, «mi incastrò filmandomi senza dirmelo».
Faralli sottolinea che la statua, collocata accanto alla Casa della Cultura e dello Sport “Silvio Di Francia”, «vuole tramandare la memoria di Alberto soprattutto ai più giovani in questo quartiere che è sede della romanità più autentica». Rivela poi che una copia del monumento verrà ospitata dalla villa, a Caracalla, dove l’attore visse fino alla fine e dove proprio ieri è iniziata la retrospettiva dei suoi film curata da Luca Verdone: «Ma visto l’enorme numero di prenotazioni», dice il presidente della Fondazione, «siamo pronti a prolungarla».