il Fatto Quotidiano, 16 giugno 2026
Mps, la giunta ai pm: “Vietato leggere chat di parlamentari”
Non è chiaro perché la Procura di Milano chieda di leggere le chat tra l’ex direttore generale del Tesoro Marcello Sala e alcuni deputati ed esponenti di governo, come Giancarlo Giorgetti, Maurizio Leo e Federico Freni, visto che né questi ultimi né Sala risultano indagati. Si mette in dubbio l’attività investigativa cercando di capire com’è stata gestita la fase di estrazione delle comunicazioni dei parlamentari e se effettivamente siano state escluse dalla “copia-fine” o se invece siano state archiviate su tre hard disk. E perché i dati di alcune conversazioni su Signal sarebbero “confluiti integralmente nella copia-fine” senza applicazione dei filtri per parole chiavi. Infine, richiamando la sentenza della Corte costituzionale sull’inchiesta Open nei confronti di Matteo Renzi, vengono avvistati i magistrati di Milano: possono solo verificare l’esistenza delle comunicazioni dei parlamentari, ma non leggere e analizzare il contenuto dei messaggi.
È questo il contenuto di una lettera di chiarimenti, che il Fatto ha letto, che la Giunta per le autorizzazioni della Camera domani invierà alla Procura di Milano che sta indagando sulla scalata a Mediobanca di Monte dei Paschi di Siena benedetta dal governo Meloni. Il 29 aprile scorso, il procuratore di Milano Marcello Viola ha chiesto alle giunte per le autorizzazioni di Camera e Senato di poter visionare le chat di Sala (non indagato) che ha affermato di avere sul telefono comunicazioni con 9 parlamentari, tra cui i ministri Salvini e Giorgetti, i sottosegretari Edoardo Rixi, Federico Freni, Maurizio Leo, Giovanbattista Fazzolari e i parlamentari Massimiliano Romeo, Giulio Centemero e Antonio Misiani.
Ora, però, si muove la giunta di Montecitorio con una lettera formale che sarà messa ai voti mercoledì e che fa capire quale sarà la direzione finale della giunta. Una missiva di tre pagine diretta al procuratore Marcello Viola in cui vengono elencati i tre punti principali che sollevano i dubbi degli eletti.
Il primo punto riguarda in generale la richiesta di autorizzazione chiedendo di “acquisire più puntuali elementi in ordine alle ragioni investigative” che renderebbero necessaria la richiesta a prendere visione dei contenuti del telefono sequestrato. Risulterebbe utile – scrive il presidente della giunta Devis Dori (Avs) – “conoscere le specifiche ragioni, correlate al prosieguo delle indagini, che renderebbero indispensabile il sacrificio della guarentigia costituzionale dell’inviolabilità della corrispondenza dei parlamentari” anche tenuto conto che i deputati interessati (5) e il proprietario del telefono “non risultano indagati”.
Nella seconda richiesta, la giunta chiede ai pm di chiarire le modalità con cui è stata gestita l’estrazione e la selezione delle comunicazioni. Di fatto viene messa in dubbio l’attività investigativa: si chiede di precisare se le comunicazioni “siano state effettivamente escluse dalla fase di riversamento della copia-fine” (cioè la copia definitiva degli investigatori) come specificato dai pm di Milano o se “come sembrerebbe invece emergere dal verbale delle operazioni tecniche del 28 gennaio 2026” siano state archiviate “su tre differenti hard disk” dopo “l’indicizzazione e un doppio filtraggio mediante parole chiave dei dati contenuti nella copia-mezzo”. Poi si chiede perché i dati di Signal di Sala risultano confluiti nella copia-fine senza il filtro per parole chiave.
La conclusione della lettera sembra avvertire i pm di Milano: si ricorda la sentenza 170 del 2023 in cui si fa riferimento al momento in cui i pm “riscontrano” la presenza di messaggi con un parlamentare. Questa indicazione – continua Dori – fa presupporre che agli inquirenti sia consentita una “limitata attività di mera constatazione della riconducibilità a un parlamentare di un’utenza telefonica o di un account di posta elettronica” funzionale alla sospensione dell’estrazione e alla richiesta di autorizzazione. Insomma, gli inquirenti non possono leggere il contenuto dei messaggi senza prima chiedere l’autorizzazione alle Camere: “Ben diverso è invece il caso in cui tale attività si traduca nella lettura del contenuto dei messaggi, nell’analisi delle conversazioni o nella predisposizione di un quadro riepilogativo generale dei contatti: si tratta di operazioni che incidono sulla sfera protetta dell’articolo 68 della Costituzione e che restano soggette alla previa autorizzazione della Camera”.